IL MISTERO DEL SALVA-SILVIO - PERCHÉ DELRIO IN CONSIGLIO DEI MINISTRI “SEQUESTRA” IL VECCHIO TESTO DEL DECRETO SENZA LA NORMA PRO CAV? – PER “REPUBBLICA” NE ERANO A CONOSCENZA NON SOLO GLI AVVOCATI DELL’EX CAVALIERE, COPPI E GHEDINI, MA ANCHE IL QUIRINALE…

Goffredo De Marchis e Liana Milella per “la Repubblica

 

GRAZIANO DELRIOGRAZIANO DELRIO

Dopo 96 ore un solo fatto è certo: quando finisce il consiglio dei ministri nel decreto legislativo sulla delega fiscale è già spuntato il comma 19-bis, quello che di fatto depenalizza reati gravi come la frode fiscale, le false fatturazioni, l’omessa dichiarazione dell’Iva.

 

Un colpo di spugna bello e buono sui reati tributari. Quello che non si riesce ancora a capire, la notizia che tutti vogliono conoscere e che nessuno tra i ministri e gli altri protagonisti rivela è: chi, quando, come e perché ha “calato” nel testo il 19-bis.

 

Un fatto è documentato, come lo racconta una fonte interna al consiglio dei ministri: alle 15 e 30 del 24 dicembre, pochi minuti prima che la seduta si chiuda, il sottosegretario Graziano Delrio, con una mossa a sorpresa e abbastanza anomala, fa un giro di tavolo e ritira le cartelline dei singoli ministri, distribuite a lavori già iniziati, con i provvedimenti in discussione.

Antonella  Manzione Antonella Manzione

 

Tra questi c’è anche quello sulla certezza del diritto fiscale. Rivolgendosi ai colleghi lo stesso Renzi, mentre Del Rio piglia le carpette, motiva la decisione: “Ci sono state tante modifiche, meglio fare un rapido coordinamento, ed evitare che circoli un testo non corretto, che potrebbe provocare confusione su inasprimenti e alleggerimenti”.

 

Gesto in buona fede? Mossa casuale? L’unico fatto certo, uno dei pochi in una storia piena di “non so”, “non ricordo”, “non c’ero”, “non me ne sono accorto”, “non ci ho badato”, “non sono stato io e non so chi è stato”, è che poche ore dopo, sul sito di palazzo Chigi, www. governo. it, viene pubblicato un testo che contiene anche la pietra dello scandalo, l’articolo 15 che introduce un 19-bis nel testo sui reati tributari del 2000.

renzi berlusconi ventriloquorenzi berlusconi ventriloquo

 

Bisogna partire da qui per dipanare il filo delle contraddizioni. Il consiglio si chiude, Renzi tiene la sua conferenza stampa, nessuno parla del tetto del 3% al di sotto del quale spariscono le responsabilità penali e si azzera soprattutto il processo Mediaset. Una “grazia” del tutto insperata per Berlusconi. Durante la riunione si è parlato o no di quella specifica soglia? E soprattutto, il testo del 19-bis, il salva Silvio, c’era o non c’era nella bozza del decreto portata in seduta dall’Economia?

 

giancarlo padoangiancarlo padoan

Qui le versioni si fanno contrastanti. Molti ministri hanno parlato sulla delega fiscale — Renzi, Boschi, Alfano, Madia, Orlando, perfino Galletti, che pure si occupa di Ambiente — ma di soglie è pieno il testo e nessuno si ricorda specificatamente di quel 19-bis e del 3%. Sono tutti pronti a giurare che mai e poi mai è saltato fuori il caso di Berlusconi e del suo processo, soprattutto di un’eventuale “grazia” indiretta che lo avrebbe favorito. Lo stesso Renzi, quando sabato 2 gennaio alle 8 di sera il caso esplode, fa mostra di cadere dalle nuvole.

gallo franco gallo franco

 

Sicuramente si è parlato di aumentare la pena per il reato di omessa dichiarazione. Renzi la voleva più alta. Quelli di Ncd si sono opposti e hanno sollevato il problema delle intercettazioni. Il Guardasigilli Andrea Orlando ha chiesto qualche minuto per fare una verifica con il suo capo dell’ufficio legislativo Mimmo Carcano, che era nella saletta accanto. Voleva sapere se con le modifiche in discussione si rischiava di vietare le intercettazioni.

 

È tornato per dire che anche altri reati tributari sono intercettabili, come la frode, quindi il problema non si poneva. Lui, comunque, era contrario agli aumenti che disarticolano l’equilibrio della piramide delle pene. Un dettaglio di cui molti si ricordano, mentre la memoria si offusca sulla soglia del 3%. Ma nessuno, né il ministro né i tecnici, pongono riserve sul 19-bis.

 

maria elena boschimaria elena boschi

Alcuni ministri, anche autorevoli, sono pronti a giurare che il 19-bis e la soglia del 3% non c’erano nel testo, e quindi non se n’è discusso. Tra le fonti che negano recisamente la presenza dell’articolo incriminato c’è anche il ministero dell’Economia, dove si punta il dito contro palazzo Chigi, a cominciare dal “padre” del decreto, l’ex presidente della Consulta Franco Gallo (“Nel mio testo, che a ottobre ho consegnato a Padoan, quell’articolo non c’era e ne ripudio il contenuto”).

 

Siamo a uno snodo chiave della faccenda. Che succede dopo il consiglio? Per che mani passa il testo? Anche qui un fatto è documentato. La versione che viene pubblicata, con l’esplicita formula del “salvo intese”, porta anche l’articolo 19-bis. Chi ce lo ha messo visto che prima non c’era? Su questo passaggio chiave le fonti si chiudono.

 

angelino alfanoangelino alfano

Il capo dell’ufficio legislativo di palazzo Chigi Antonella Manzione, da molti indicata, Tesoro compreso, come l’autore materiale della norma, non risponde al telefono ormai da molte ore. Chi le ha parlato quando, sabato sera, l’affaire ha cominciato a montare, racconta di un magistrato tranquillo pronto a dire che “il testo era arrivato già così dal Tesoro” e che “era stato discusso articolo per articolo”.

 

Certo risulta difficile pensare che un tecnico possa, di sua iniziativa, decidere di inserire in un decreto una norma così pesante, senza una copertura politica. Cos’abbia detto Renzi ormai è noto, “norma giusta, secondo me non vale per Berlusconi, ma se vale la cambio”.

 

Idem il titolare del Mef Padoan che definisce “ridicolo” il fatto in sé, perché nessuno, a suo dire, piazzerebbe una norma simile in un decreto “pensando di farla franca”.

Tant’è, la salva Silvio è lì. E proprio i tecnici del suo ministero sono i primi a menar scandalo. Il tam tam comincia il 28 dicembre, una domenica, quando Il sole-24 ore titola in prima pagina ”Reati fiscali, salterà un processo su tre”.

MADIA MADIA

 

A quel punto sembrano svegliarsi tutti, i magistrati di Milano che tremano per le loro inchieste, il direttore dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi che vede cambiato un testo cui aveva collaborato, Gallo che lo aveva scritto. Inspiegabilmente non fa una piega il governo. Tace Berlusconi. Anche se adesso uomini ben introdotti nel suo staff forniscono una versione che per dovere di cronaca merita riportare.

 

Andrea OrlandoAndrea Orlando

La norma è stata pienamente concordata tra Renzi e Berlusconi, è una pagina importante del patto del Nazareno. Ne erano a conoscenza ovviamente anche gli avvocati dell’ex Cavaliere, Franco Coppi e Niccolò Ghedini. Entrambi, ufficialmente, smentiscono. Ma la fonte giunge a dire che pure al Quirinale erano informati.

 

Vero? Falso? Raccontata così è una lettura destinata a raccogliere solo smentite. Ma di smentite ce ne sono troppe. Troppe smentite e nessuna conferma, soprattutto la più importante. L’atto di responsabilità di chi ha scritto la norma, magari in buona fede, pronto a fare un passo avanti per rivendicarne la paternità. Sia essa politica oppure soltanto tecnica. Se tutto fosse trasparente e alla luce del sole perché tacere?

 

Ultimi Dagoreport

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…