NELLA TELA DEI LIGRESTOS - PERCHE’ LA RUSSA, QUANDO ERA MINISTRO DELLA DIFESA, INCASSAVA 450 MILA EURO DA FONSAI?

Walter Galbiati per "la Repubblica"

Le loro famiglie, originarie della siciliana Paternò, si frequentano da anni. Anzi, da generazioni. Eppure, quelle parcelle pagate dal gruppo Fonsai di Salvatore Ligresti all'avvocato Ignazio La Russa quando - tra il 2008 e il 2011 - era ministro della Difesa del governo Berlusconi, lasciano spazio a cattivi pensieri.

A scoprirle è stata l'inchiesta del pm della procura di Milano Luigi Orsi che vede accusato di corruzione e calunnia l'ex presidente dell'Isvap Giancarlo Giannini, e di corruzione Salvatore Ligresti. Il finanziere avrebbe promesso al capo dell'istituto di vigilanza sulle assicurazioni private di raccomandarlo a Silvio Berlusconi per una nomina all'Antitrust, in cambio della protezione goduta per tutta la durata del suo mandato.

Ebbene, in una storia che intreccia sempre di più politica e cattiva finanza, dalle carte di Milano sono emersi numerosi pagamenti alla famiglia dell'ex ministro La Russa: al nipote Vincenzo, al figlio Geronimo. Ma soprattutto a lui, che con un primo pagamento da Milano Assicurazioni - nel 2009 - incassa 198.928 euro per "altre prestazioni di servizi". Altri 98mila euro nello stesso anno da Fondiaria Sai per "parcelle per spese sinistri". E ancora nel 2010, 76mila euro da Fondiaria Sai e 150mila da Milano Assicurazioni.

Onorevole, negli anni in cui rivestiva un ruolo istituzionale importante ha ricevuto 450mila euro dalla famiglia Ligresti. Come le spiega?
«In realtà mi sono auto-sospeso dall'Ordine degli avvocati quando sono diventato ministro. Ho mandato due lettere entrambe datate 28 luglio 2008, la prima al presidente di Milano, Paolo Giuggioli, e la seconda al segretario generale dell'Autorità Garante delle comunicazioni e del mercato, in cui dichiaravo di non prendere nuove pratiche e che quelle che avevo le affidavo a colleghi».

Ma il dubbio è che quei lavori le siano stati affidati proprio per la sua attività politica...
«Lo studio legale La Russa lavora per la Sai fin da prima dell'arrivo dei Ligresti. Io ho iniziato la mia collaborazione alla fine degli anni '70, tra il ‘76 e il ‘78 con uno studio distinto da quello di mio padre e di mio fratello. Ligresti entra in Sai a metà degli anni 80, non ricordo nemmeno quando, ma sicuramente io ero già consulente. Mi sono sempre dovuto trattenere. Se avessi voluto fare l'avvocato del gruppo, avrei guadagnato cento volte di più che fare il deputato»

Le sembrano pochi 450mila euro in due anni?
«Ho rivisto tutte le carte: si tratta di circa 300 pratiche da poco più di mille euro. Con quei soldi ci si paga a stento gli avvocati che ci lavorano, anche perché io sono impegnato a fare altro. Io capisco non mi arrabbio: se uno non fosse stato ministro, non ci sarebbe stato nulla di male. Ma mentre ero ministro ho interrotto tutti i rapporti professionali e non ero per nulla obbligato, puoi fare ministro e avvocato se hai pratiche che non riguardano il tuo dicastero. Comunque ho sospeso l'attività, non sono più andato alle udienze. Ho ripreso la toga adesso per difendere Sallusti, la prima cosa che ho fatto. Poi basta guardare la dichiarazione dei redditi: l'anno scorso non ho parcellato niente. Nel 2011, sono passato da redditi per 500mila euro, a uno stipendio di solo parlamentare».

Nel 2009 e nel 2010 comunque ha fatturato per i Ligresti, e la dicitura «altre prestazioni di servizi» non è molto chiara?
«Sono tutte parcelle professionali relative agli anni precedenti e fatturate successivamente, non ho emolumenti, alcune sono sinistri, altre pratiche sanitarie, per i medici, poi non so loro come le classifichino ».

Con il gruppo Fonsai lavora anche suo figlio, Geronimo.
«Quando è morto mio padre nel 2004, alla Sai, siccome sanno che è un avvocato giovane e brillante hanno voluto creare una sorta di prosecuzione, loro non io. Fra l'altro il suo primo nome è Antonino, come il nonno. Hai vantaggi, ma molti svantaggi a essere figlio di un ex ministro. Il suo rapporto con Fonsai inizia quando lavora per lo studio Jaeger».

E ora lei che rapporti ha mantenuto con i Ligresti?
«Avrei voluto parlare con i Ligresti, ma siccome vi conosco, voi giornalisti... sarei andato a trovarli anche in carcere. Io, Giulia e Jonella, le ho conosciute quando sono nate... gli altri avvocati hanno un rapporto di lavoro. Non mi interessa se sono colpevoli o innocenti, umanamente mi dispiace, però mi sono dovuto astenere da ogni contatto con lo stretto entourage familiare».

Non come il ministro Cancellieri...
«La Cancellieri ha fatto una telefonata umanamente comprensibile, ma troppo avventata. La telefonata con il fratello non c'entra niente, ci posso parlare anch'io. L'unica telefonata imprudente, che capisco benissimo e che è evidente che sarebbe stata strumentalizzata, è quella con la famiglia».

 

Ignazio La Russa ROMANO E IGNAZIO LA RUSSAGERONIMO LA RUSSA CON IL PADRE IGNAZIO IGNAZIO LA RUSSA MENTRE MANGIA LARAGOSTA PAOLO BERLUSCONI SALVATORE LIGRESTI IGNAZIO LA RUSSA

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