donald trump ali khamenei stati uniti iran

PERCHÉ TRUMP SI È CONVINTO AD ATTACCARE ORA L’IRAN? PER IL TYCOON ERA ARRIVATO IL MOMENTO PROPIZIO PER SEI RAGIONI STRATEGICHE. È UN MOMENTO UNICO PER RIDISEGNARE IL MEDIO ORIENTE: L’IRAN SI TROVA NEL PUNTO DI MASSIMA DEBOLEZZA - POI BALLANO GLI INTERESSI ECONOMICI: LA CINA SI RIFORNIVA DI PETROLIO DA VENEZUELA E IRAN PER IL 30% DELLE SUE IMPORTAZIONI. LA MINACCIA CONTINUA DEL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO E LA CREAZIONE DI SCENARIO POST-REGIME FAVOREVOLE, NEGANDO A RUSSIA E CINA LA POSSIBILITÀ DI SFRUTTARE UN VUOTO DI POTERE IN IRAN. E POI C’È IL DILEMMA DELLA CREDIBILITÀ CON…

Estratto dell’articolo di Federico Rampini per www.corriere.it

 

Perché Donald Trump ha ordinato l'attacco sull'Iran?

DONALD TRUMP ANNUNCIA L ATTACCO ALL IRAN

[…]

I preparativi erano di fatto in corso da settimane. E gli Stati Uniti avevano spostato «a distanza utile» una quantità di forze militari tale da permettere un intervento militare di lunga durata.

 

Il rafforzamento militare era proseguito nonostante proseguissero i colloqui tra le delegazioni di Washington e Teheran: molti funzionari americani erano rimasti per tutto questo tempo scettici sulla possibilità di un accordo. Trump pretendeva infatti la rinuncia completa al programma nucleare, incluso lo stop all’arricchimento dell’uranio; Israele spingeva perché venisse smantellato anche l’arsenale missilistico iraniano.

 

attacco all'iran esplosioni a teheran foto lapresse 4

[…] Fino a qualche settimana fa il Pentagono non si considerava del tutto pronto a sostenere le minacce di Trump: le forze americane nella regione, tra 30.000 e 40.000 uomini distribuiti in otto basi, disponevano di difese aeree insufficienti. Nell’ultimo mese però sono stati trasferiti sistemi Patriot e THAAD per intercettare i missili iraniani, insieme a numerosi caccia F-35, F-22 e F-16 e bombardieri strategici in stato di allerta. 

 

ayatollah Ali Khamenei

Ma quali sono i fattori che hanno spinto il presidente degli Stati Uniti a ordinare l’attacco? Ad argomentare le sei «ottime ragioni»  per farlo è stato un autorevole esperto, che è una fonte di parte: Michael Rozenblat, ricercatore dell’Atlantic Council, che ha lavorato nell’apparato di sicurezza israeliano. Il fatto che sia classificabile come un «falco», tuttavia, non attenua l’interesse della sua analisi. 

 

Da un lato, Rozenblat è infatti in grado di veicolare per noi lo stesso tipo di argomenti che Benjamin Netanyahu ha presentato a Trump. D’altro lato, come si vede dall’approccio che usa, l’analista israeliano sa toccare i tasti nevralgici dal punto di vista dell’interesse strategico degli Stati Uniti. 

 

attacco all'iran esplosioni a teheran 7

[…] Ecco la sua analisi, che estraggo dal sito dell’Atlantic Council: 

«Una svolta strategica dai negoziati» restava «improbabile. L’Iran sostiene che il proprio programma di missili balistici e il sostegno fornito alla rete regionale di proxy (le milizie armate come Hamas, Hezbollah, Houthi, ndr) siano non negoziabili — proprio le aree in cui l’Amministrazione Trump chiede concessioni drastiche».

[…] Ecco sei ragioni strategiche per cui una campagna militare decisiva sarebbe la scelta giusta».

 

1. È un momento unico per ridisegnare il Medio Oriente: l’Iran si trova nel punto di massima debolezza dalla rivoluzione del 1979 dopo le recenti proteste, la guerra di dodici giorni di giugno con Israele e il drastico indebolimento della sua rete terroristica.

La dottrina difensiva iraniana […] non è riuscita a dissuadere Israele e Stati Uniti dal colpirlo, esponendo di fatto il regime come una tigre di carta. Una campagna decisiva contro il regime potrebbe sbloccare iniziative regionali statunitensi oggi stagnanti, dall’integrazione regionale attraverso gli Accordi di Abramo fino all’avvicinamento all’Occidente di paesi sostenuti dall’Iran come Libano e Iraq.

IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI

 

2. L’imperativo morale: la brutale repressione dei manifestanti ha portato le tensioni al punto di ebollizione. […]

 

3. Il dilemma della credibilità: rinunciare alla forza militare avrebbe potuto evitare un conflitto immediato ma rischiava paragoni con la «linea rossa» dell’allora presidente Barack Obama in Siria. Nel 2013 Obama non rispose militarmente dopo l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad contro la popolazione, che aveva definito appunto una «linea rossa». Se Trump non reagisse, Teheran potrebbe concludere che Washington arretrerà sotto pressione purché l’Iran resti determinato nella resistenza.

attacco all'iran esplosioni a teheran 6

 

4. Gli interessi economici. Un diverso regime iraniano potrebbe reintegrare le immense riserve energetiche del Paese — le seconde al mondo di gas e le terze di petrolio — nei mercati occidentali. […] La combinazione tra la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela e un cambio di regime in Iran potrebbe compromettere seriamente la sicurezza energetica cinese, poiché Pechino si riforniva da entrambi per fino al 30% delle sue importazioni petrolifere grazie ai prezzi scontati. Complicare i calcoli economici della Cina e deviarne l’attenzione potrebbe favorire altri obiettivi statunitensi nei confronti di Pechino, come prevenire un conflitto su larga scala nello Stretto di Taiwan.

 

IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI

5. Un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel futuro iraniano […] attendere passivamente il collasso non era una strategia sostenibile per promuovere gli interessi regionali americani. «Un approccio attivo, anche militare, permetterebbe a Washington di orientare la transizione assicurando uno scenario post-regime favorevole e negando a Russia e Cina la possibilità di sfruttare un vuoto di potere in Iran. Ciò non implica necessariamente una presenza permanente di truppe come in Iraq, ma un sostegno economico e diplomatico a gruppi di opposizione capaci di offrire un’alternativa e promuovere cambiamenti positivi.

 

attacco all'iran esplosioni a teheran 5

6. La minaccia continua del programma nucleare iraniano: mentre gli attacchi statunitensi di giugno agli impianti nucleari erano necessari per ritardare un’immediata capacità iraniana di ottenere l’arma atomica, probabilmente hanno fatto arretrare il programma solo di pochi mesi. L’Iran aveva dichiarato la volontà di continuare e il rafforzamento delle strutture sotterranee indicava il rifiuto di abbandonare le ambizioni nucleari. Trump ha affermato ripetutamente che non avrebbe permesso all’Iran di dotarsi di armi nucleari: doveva agire.

 

usa e israele attaccano l iran 10

«Proseguire i negoziati in questa fase» rischiava «di fornire al regime una vitale ancora politica ed economica proprio nel momento di massima vulnerabilità. Il divario tra le posizioni di Washington e Teheran rende necessario l’uso della forza per ristabilire la credibilità della deterrenza americana e costringere l’Iran a cambiamenti drastici o a mettere a rischio la sopravvivenza del regime […] , «uno sforzo decisivo guidato dagli Stati Uniti e volto al cambio di regime potrebbe offrire un risultato strategico più sostenibile rispetto a un lungo processo diplomatico».

 

attacco all'iran esplosioni a teheran 3IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI ali khameneimissile iraniano contro base americana in bahrain 1attacco all'iran esplosioni a teheran 1missile iraniano contro base americana in bahrain 3attacco all'iran esplosioni a teheran 4

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”