PESCANTE NEL TORBIDO – IL BUROSAURO DELLO SPORT LA FA FUORI DAL VASO: ‘LE 4 LESBICHE ANTI PUTIN? TERRORISMO POLITICO USA’ – GRASSO: ‘FACCIAMOCI SEMPRE RICONOSCERE…”

1. LE PAROLE SCORRETTE DI PESCANTE CHE OFFENDONO I VALORI DELLO SPORT
Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"

Facciamoci sempre riconoscere: il membro italiano del Cio, Mario Pescante, difende le politiche discriminatore di Vladimir Putin e se la prende con quei Paesi che intendono boicottare la cerimonia inaugurale dei Giochi invernali di Sochi, la ridente città balneare sulle rive del Mar Nero.

Pescante è un vecchio burocrate dello sport (ex segretario generale del Coni, ex presidente del Coni, ex vicepresidente vicario del Cio, ex sottosegretario ai Beni culturali con delega agli sport nei governi Berlusconi, ex ecc.) e forse pensa ancora che lo sport sia un'entità a sé stante, la faccia pulita dei combattimenti da circo.

Così ieri, durante il Consiglio nazionale del Coni riunito a Milano nella sede di Sky, ha preso la parola per lanciare un affondo contro il «boicottaggio» dei Paesi che non manderanno rappresentanti istituzionali in Russia per protesta contro alcune leggi discriminatorie di quel Paese. In particolare ha detto: «È assurdo che un Paese così (gli Usa, ndr ) invii in Russia quattro lesbiche solo per dimostrare che in quel Paese i diritti dei gay sono calpestati. Lo facciano in altre occasioni. I politici ad ogni Olimpiade ne approfittano. Basta con queste strumentalizzazioni».

Basta con le strumentalizzazioni! A rappresentare il governo americano durante la cerimonia d'apertura saranno l'ex campionessa di tennis e icona del movimento gay Billie Jean King insieme, tra altri, con un'altra ex atleta apertamente gay, l'hockeista Caitlin Cahow. Billie Jean King e le sue amiche se ne stiano a casa e non vengano a turbare lo spirito olimpico!

A parte il fatto che anche i presidenti di Germania, Francia e Regno Unito hanno già annunciato la scelta di rinunciare all'inaugurazione dei Giochi, Pescante dimostra non solo una scarsa sensibilità nei confronti della dignità umana (non si accorge che così appoggia le aberranti leggi anti gay di Putin?), ma nega allo sport quella forza simbolica che ha sempre avuto. E questo, se possibile, è ancora più grave. Non si tratta solo di usare un linguaggio politicamente corretto (ormai avviato a convenzione), si tratta piuttosto di ricordare che anche nello sport il corpo, ogni corpo, è il racconto di un'anima.


2. ‘QUATTRO LESBICHE ANTI PUTIN? TERRORISMO POLITICO'
Paolo Brusorio per ‘La Stampa'

L'uomo è navigato ma stavolta l'ha sparata grossa. Troppo perché passasse inosservata persino nella ovattata atmosfera di casa Sky che ieri ha ospitato in via straordinaria il 231° consiglio nazionale del Coni. «È assurdo che un Paese invii in Russia quattro lesbiche solo per dimostrare che in quella nazione i diritti dei gay sono calpestati. Lo facciano in altre occasioni».

Così parlò Mario Pescante, 75 anni, brontosauro dello sport italiano, ex deputato di Forza Italia, vice presidente del Comitato Olimpico Internazionale fino a due anni fa (mai un italiano ha ricoperto una carica così alta) e membro dello stesso Cio dal 1994. Insomma un veterano in giacca blu che in nome dell'autonomia dello sport (e di una visione decisamente singolare della stessa) ha preso la mira e impallinato gli Stati Uniti che a Sochi (sede dei Giochi Olimpici Invernali dal prossimo 7 febbraio) si faranno rappresentare da Billie Jean King, ex tennista e pioniera del coming out datato anni Settanta. Una scelta voluta dal presidente Obama che va a sfidare la Russia su uno dei fronti olimpici più caldi: quella libertà di espressione non esattamente garantita dal governo di Mosca.

«La Cecenia è a un tiro di schioppo, ma c'è un altro tipo di terrorismo che mi preoccupa, quello politico in nome di diritti che tutti condividiamo ma che non devono essere avanzati solo nelle Olimpiadi». Pescante ne ha viste di ogni, dal pugno guantato di nero di Mexico City all'eccidio di Monaco; dal boicottaggio di Mosca alla «bombetta di Atlanta» come dice lui e ogni volta la stessa storia: lo sport non deve essere contaminato dalle guerre, dalla politica.

«Tutti parlavano del Tibet prima di Pechino 2010, poi terminati i Giochi, che fine ha fatto il Tibet?». E così ora «c'è chi approfitta della vetrina. I capi di Stato non verranno? Pazienza, vivremo anche senza di loro». La reazione del presidente Malagò è stata tutto un programma, una battuta che non è riuscita a dissimulare l'imbarazzo: «Visto che non ci ha sentito nessuno, vuol dire che ce ne ricorderemo se dovessimo candidarci...». Sottinteso a Roma 2024.

Sì, perché va bene che come dice la Carta Olimpica «un membro del Cio rappresenta il Cio nel proprio Paese ma non il proprio Paese nel Cio», ma il Coni avrebbe volentieri evitato lo scivolone di Pescante sia pure da ascrivere alle opinioni personali. «Non c'è posto al mondo che può dirsi intoccabile dal punto di vista delle libertà». Tradotto, neanche gli Stati Uniti. Ma almeno questo l'ha fatto intuire. Di cocci ne aveva già rotti abbastanza.

 

 

volpi pescante foto mezzelani gmt aaaaromanapoli pescante malago pallotta tripi foto mezzelani gmt malago vanzina foto mezzelani gmt PUTIN IN VISITA A SOCHI PUTIN E MEDVEDEV A SOCHI BARACK OBAMA E ROBERT GATES

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