COME TI ROTTAMO IL ROTTAM’ATTORE – COL ‘MEZZO ITALICUM’ IL CAV TORNA IN PARTITA: ORA BERLUSCONI PUÒ FAR SALTARE IL TAVOLO BLOCCANDO L’ABOLIZIONE DEL SENATO E SE SI VOTA NEL 2015, LARGHE INTESE FOR EVER

Carmelo Lopapa per ‘La Repubblica'

Restare in partita e puntare sul fallimento di Renzi. «Ci teniamo aperta la via di fuga per andare al voto il prossimo anno e con questo sistema vedrete che si va dritti alle larghe intese». Alla fine Silvio Berlusconi si convince, la pistola del ritorno alle urne resta carica e sul tavolo. Le sue aspirazioni - nonostante la condanna e i servizi sociali imminenti - sono tenute in qualche modo in vita.

Al presidente del Consiglio, nell'ultima telefonata da Tunisi, dice che «questa però è l'ultima mediazione possibile, oltre non andiamo». Ostenta disappunto, il Cavaliere, nel dare il via libera all'Italicum solo per la Camera e lasciando per il Senato il meccanismo sancito dalla Consulta. Lo vende come un sacrificio, una concessione. Coi suoi in realtà il ragionamento è diverso e più ottimistico.

L'ex premier non fa mistero di volersi giocare tutte le ultime fiches da qui a un anno, sperando nel flop del premier appena insediato già alle Europee e su un (assai) ipotetico voto anticipato che - per come viene congegnato il sistema al Senato: proporzionale puro - in effetti lascerebbe ampi margini per un ritorno al governissimo. Con Forza Italia dentro. E così, ora dopo ora, nel fortino berlusconiano si fa largo la tentazione più audace, che non sarà mai confessata in pubblico da qui ai prossimi mesi.

«Approvata la legge elettorale, porteremo avanti le riforme istituzionali, ma fino a un certo punto: non è affatto detto che diremo sì alla cancellazione del Senato» è il ragionamento del leader forzista tornato motivato e rinvigorito. Nonostante dal Tribunale di Milano gli abbiano notificato il diniego alla sua richiesta di poter partecipare al congresso del Ppe in programma a Dublino il 6-7 marzo. Come già avvenuto per Bruxelles lo scorso dicembre, per altro, sempre a seguito della condanna definitiva.

Berlusconi rientra di buon ora da Arcore a Palazzo Grazioli, sono le ore cruciali della mediazione più delicata. Con Renzi si era già sentiti la sera prima. I contatti ora si fanno diretti, si entra nel vivo.

Nella residenza sono già presenti Giovanni Toti e Gianni Letta, arrivano Denis Verdini e i capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta. Il presidente del Consiglio ha fatto già sapere che così com'è, l'accordo stretto sabato 18 gennaio lui non lo regge, troppi veti da Pd e Ncd. Bisogna trovare una mediazione. Brunetta, nel "consiglio di guerra" forzista riunito a ora di pranzo, è l'unico oltranzista: «Facciamo saltare il tavolo, denunciamo il tradimento del patto, mettiamo spalle al muro Renzi, ha fallito». Ma resta isolato. Subito, Toti, Letta, Verdini e anche Romani riportano il filo della discussione su sentieri più ragionevoli.

«Se ci ritiriamo, lasciamo campo libero al Pd e ad Alfano, hanno i numeri comunque per approvare una riforma senza di noi, magari con l'emendamento Lauricella che congela l'entrata in vigore della legge elettorale per chissà quanto e addio al voto» spiegano a un Cavaliere sempre più infastidito. Che comunque sbotta: «Renzi si sta dimostrando più vulnerabile ora che è al governo, non tiene a bada i suoi e subisce i ricatti di Alfano». Ma gli sfoghi vengono presto accantonati.

A Grazioli arriva anche il presidente della commissione Affari costituzionali Francesco Paolo Sisto. Bisogna dare una riposta, il premier l'attende entro il primo pomeriggio, l'aula è già convocata per discutere la legge elettorale. Forza Italia deve decidere che fare. Alla fine la linea dei mediatori è quella che prevale. «Ci consente di restare in partita da protagonisti e sottolineare il passo falso di Renzi», spiegherà all'uscita uno dei partecipanti al vertice.

La filosofia del «male minore», ma è anche la strategia dello scorpione, pronto a pungere la rana delle riforme costituzionali per affondare tutto e magari trascinare tutti al voto. Una strategia quanto mai rischiosa, come però avvertono fin da ora i berlusconiani moderati. Perché la cancellazione del Senato potrebbe essere comunque approvata dagli altri - sebbene senza i due terzi necessari a evitare il referendum - e tirarsi fuori potrebbe risultare alquanto impopolare per Forza Italia.

Si vedrà, intanto sulla legge elettorale il Cavaliere fa scattare il disco verde, «come ulteriore atto di collaborazione», pur rimarcando in una nota il «grave disappunto » per la «difficoltà del premier nel garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati». Ma restando «all'opposizione sui temi economici e sociali, alternativi alla sinistra». Insomma, tengono a precisare per prendere le distanze dalle voci che intanto impazzano, «non c'è alcun patto segreto» con Renzi.

 

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