peter magyar vladimir putin

PIANO CON L’ENTUSIASMO: GLI UNGHERESI HANNO MANDATO UN “VAFFA” A ORBAN, MA NON (DEL TUTTO) A PUTIN – NELLA SUA PRIMA CONFERENZA STAMPA, IL VINCITORE DELLE ELEZIONI, PETER MAGYAR HA FATTO CAPIRE CHE NON INTENDE ROMPERE DEL TUTTO CON MOSCA, MA DIVERSIFICHERÀ LE FORNITURE DI PETROLIO E GAS (“SE COMPRI ARANCE DA TRE DIVERSI PAESI E SCOPPIA UNA GUERRA, POTRAI CONTINUARE AD AVERE ARANCE E A PREZZI NON FOLLI”) – RIMANE CONTRARIO ALLA PROCEDURA VELOCE PER L’INGRESSO DI KYIV NELL’UE E NON BLOCCHERÀ IL PRESTITO DELL’UE ALL’UCRAINA, MA NON PARTECIPERÀ; AL MASSIMO, LA USERÀ PER TRATTARE LO SBLOCCO DEI FONDI UE PER L’UNGHERIA…

1 - L’UNGHERIA FORMATO PÉTER MAGYAR

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

comizio di peter magyar dopo la vittoria alle elezioni in ungheria

Péter Magyar si è presentato al mondo. E’ arrivato davanti alla stampa e ci è rimasto per oltre tre ore. Un piccolo spettacolo, con un codice studiato per segnare la differenza fra il sistema vecchio e il sistema nuovo.

 

I primi a porgli le domande sono stati i giornalisti ungheresi dei media indipendenti, una rivincita dovuta, un favore alle testate che in questi anni hanno combattuto al fianco del suo partito Tisza. Il vantaggio di Magyar è sempre stato semplice.

 

Un po’ la freschezza, un po’ la giovinezza, un po’ la rabbia.

 

La forza vera però gli è sempre venuta dal suo sapere tutto del suo avversario Viktor Orbán. E l’uomo che per tre ore ha parlato ai giornalisti, con le bandiere dell’Ungheria alle spalle per la prima volta dopo anni affiancate a quelle europee (diciotto ungheresi e due europee), ha voluto rimarcare ancora una volta il suo sapere tutto.

PETER MAGYAR - VIKTOR ORBAN

 

[…]  Magyar non ama l’improvvisazione, deve essere ben preparato e vuole che anche i suoi collaboratori lo siano, si fida di pochissime persone, qualcuno lo definisce “paranoico”, qualcuno “esigente”.

 

E’ sembrato studiato anche il momento in cui gli è stato porto un foglio bianco con un appunto sulla risposta che tutti, nella molto pettegola sfera della politica ungherese, si stavano facendo: che fine ha fatto il ministro degli Esteri ungherese, lo spifferatore del Cremlino, Péter Szijjártó?

 

Il giorno dopo il voto tutti si domandavano perché Szijjártó non fosse comparso alle spalle di Orbán nel momento della sconfitta e Magyar ha voluto dare la risposta, mostrando che lui sa tanto, sa tutto.

 

peter magyar.

Ha preso il foglio, con un sorriso malizioso ha detto di conoscere dove fosse il ministro: nel suo ufficio a distruggere documenti sulla sua attività, come avveniva ai tempi del comunismo. E lo sapeva perché una fonte interna lo aveva riferito alla sua squadra.

 

Il messaggio di Magyar è stato: so tutto, saprò sempre tutto, dentro a Fidesz gli scontenti sono molti e parlano. Il futuro primo ministro dell’Ungheria ha ottenuto centotrentotto seggi, la maggioranza dei due terzi necessaria a governare in modo stabile.

 

[…]  Anche per Orbán non è stato necessario attendere, ha chiamato il suo sfidante e si è congratulato. Magyar ha raccontato la telefonata, sottolineando bene le sue conoscenze con il mondo di Fidesz. “Ho risposto ‘pronto, sono Magyar Péter’. E lui mi ha detto: ‘Pronto sono Orbán Viktor’”. I due si conoscono bene, presentarsi con nome e cognome – o meglio con cognome e nome, come usa in Ungheria – ha un effetto comico. “Gli ho detto che per me era un onore sedere al posto che era stato di Lajos Batthyány – la serata elettorale di Magyar era organizzata nella piazza intitolata al primo premier dell’Ungheria, nulla è casuale – gli ho detto che avremmo dovuto collaborare per il paese e lui ha concluso con ‘bene, buonanotte’”.

 

vladimir putin viktor orban peter szijjarto e sergej lavrov 1

Magyar è ossessionato dalla storia, nei suoi discorsi fa citazioni continue, rimanda al Risorgimento ungherese e alla Rivoluzione del 1956. Ha voluto creare un racconto di continuità fra gli eventi eroici del paese e il presente. Nel mezzo ci sono le sfumature, le risposte non date fino in fondo, l’uso dell’orbanismo come freno per molte risposte rimaste eluse.

 

La rottura non deve essere lo strappo e sul rapporto con Mosca ha detto che intende diversificare le forniture di petrolio e gas dell’Ungheria per una questione di sicurezza ed economia, ma non vuole rinunciare ai contratti con la Russia: “Ho sempre cercato di farlo capire a Fidesz: se compri arance da tre diversi paesi e scoppia una guerra, potrai continuare ad avere arance e a prezzi non folli”.

 

peter magyar foto lapresse

La diversificazione libera anche dal ricatto e per il momento il Cremlino non si è congratulato con il futuro premier. Nelle pieghe delle sue parole, nei “non possiamo”, rimangono molte domande non risposte sull’Ucraina, anche se ha chiarito che l’Ucraina è un paese aggredito e nessuno potrà dirle quando firmare una pace e a quali condizioni.

 

Non bloccherà il prestito dell’Ue all’Ucraina, ma non parteciperà perché l’Ungheria è in cattive condizioni economiche. Rimane contrario alla procedura veloce per l’ingresso di Kyiv nell’Ue. Magyar non soltanto viene da Fidesz, ma facendo avanti e indietro per l’Ungheria conosce bene il suo paese, conosce le sue convinzioni e ossessioni, in base alle quali ha giurato europeismo, ma garantendo sempre le priorità del suo paese.

 

[…]

 

2 - MAGYAR E L'UNGHERIA TRA UE E NATO "NON CHIAMERÒ PUTIN NÉ TRUMP"

Estratto dell’articolo di Tonia Mastrobuoni per “la Repubblica”

orban meloni

 

[…] Peter Magyar ha […] volutamente ignorato il fatto che Giorgia Meloni abbia un lungo e consolidato rapporto con il suo rivale e ha sottolineato, anzi, che «l'Italia è uno dei miei Paesi preferiti», che con l'Ungheria c'è un'alleanza «forte, anche per ragioni storiche, e dobbiamo cogliere le opportunità di cooperazione».

 

Secondo il leader Tisza la premier italiana «ha ottenuto grandi risultati partendo da condizioni difficili ed è riuscita a ristabilire la stabilità». Insomma, «se qualcuno ha buoni rapporti personali con Orbán non significa che non potremo avere altrettanto un buon rapporto».

 

Alla domanda cruciale sullo sblocco dei 90 miliardi di euro all'Ucraina congelati dal veto di Orbán, il premier in pectore ha risposto che l'Ungheria manterrà fede all'opzione "opt out" sul cotè finanziario già negoziato da Budapest insieme alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, ma è sembrato disponibile a togliere il veto allo sblocco dei prestiti a Kiev.

 

peter magyar foto lapresse

Magyar ha anche sottolineato però, come Orbán, che si opporrà alla corsia preferenziale per l'ingresso dell'Ucraina nell'Ue. Se l'orbaniana campagna d'odio contro Kiev sembra conclusa, Magyar resta però tiepido.

 

Qualcuno, come la politologa del German Marshall Fund Zsuzsanna Vegh, avanza l'ipotesi che Magyar «potrebbe negoziare sui 90 miliardi per ottenere lo sblocco dei 18,5 miliardi destinati a Budapest e ancora congelati. Ha grandi timori per la situazione economica».

viktor orban vladimir putin

 

Come ha ricordato ieri l'agenzia di rating Scope, «la minore affluenza di fondi Ue ha contributo alla performance economica sostanzialmente stagnante dal 2023, determinata anche dall'elevata inflazione e dai tassi di interesse, nonché dalla debole performance della Germania».

 

Se i 18,5 miliardi arrivassero a Budapest, Scope stima che il Pil potrebbe crescere dell'1,3% quest'anno e del 2,3% nel 2027. Una boccata d'ossigeno. Vale la pena ricordare che i 18,5 miliardi europei equivalgono all'8,5% del Pil ungherese. […]

 

 

 

PETER MAGYAR VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE. viktor orban vladimir putinmeloni orban peter magyar dopo la vittoria foto lapresseviktor orban giorgia meloni - foto lapresseVIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE peter magyar dopo la vittoria foto lapresse peter magyar dopo la vittoria foto lapressePETER MAGYAR magyar manifestazione contro orban

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