IL PIANTO DI “REPUBBLICA” – BERSANI SE NE FREGA DEI CASSESE & RODOTA’ SOGNATI DA EZIO MAURO E SI BECCA QUATTRO PAGINE CONTRO

L'IRA DI EZIO MAURO CONTRO MARINI E PD

Da "Il Fatto Quotidiano"

Bersani è riuscito a scontentare tutti. Repubblica compresa. Appena Ezio Mauro ha sentito parlare di Franco Marini ha twittato contro la scelta del Partito democratico.

Il direttore di Largo Fochetti da due giorni spingeva per un nome fuori dagli schemi di partito, come quello del giudice Sabino Cassese. La "bella sorpresa" di Bersani non gli è piaciuta per niente.

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

«Siete matti», urla un gruppo in fondo alla sala. «Così si sfascia tutto», rumoreggia un altro drappello. «Se andiamo avanti muore il Pd e muore la coalizione. Fermiamoci finché siamo in tempo », grida nel microfono Matteo Orfini e scrosciano gli applausi. Il cinema Capranica di Roma, dove sono riuniti i 495 grandi elettori del centrosinistra, è il luogo della rivolta contro la scelta di Franco Marini per il Quirinale.

Dentro e fuori, perché i parlamentari Pd sono circondati da una manifestazione di piazza a favore di Stefano Rodotà. Molti vorrebbero essere lì con i manifestanti. Ecco servita la resa dei conti che mancava dal 25 febbraio, il giorno della mezza vittoria che adesso sembra trasformarsi in sconfitta piena. È una notte da incubo per Bersani. Contestato nel cuore del suo partito.

E nel momento della verità. La scena è surreale. Matteo Renzi spara cannonate dalla tv e l'eco risuona nel cinema, sul web corrono gli insulti del popolo democratico, chi twitta veleni dall'interno, chi manda sms, chi fa liveblogging, la cronaca in tempo reale. Nella riunione dei parlamentari di Pd e Sel c'è aria di ammutinamento. È una strada senza uscita, un tunnel senza luce, dicono i dissidenti. I "no" a Marini rimbalzano subito su Internet appena si sparge la notizia dell'intesa con il Pdl.

Diventano un'onda all'ingresso del Capranica, si trasformano in uno tsunami democratico con gli interventi dal palco. Il segretario sorride entrando: «Avrete una bella sorpresa », dice. Non è vero, tutti sanno. «Solo quattro interventi, due a favore e due contro», aggiunge chiudendo il suo discorso. A questo punto scatta la sollevazione. Vogliono parlare quasi tutto. Altro che chiudere in fretta.

Ma Bersani deve andare fino in fondo, tenere. E alle richieste di rinvio risponde con il voto finale: 222 sono favorevoli a Marini, 90 contro, 21 astenuti. Mancano all'appello 160 parlamentari. Sono sufficienti a far saltare l'intesa quando oggi si comincerà a votare. Tra astenuti, contrari e assenti, il segretario perde il controllo dei gruppi parlamentari.
Bersani ha lavorato tutto il giorno sul nome di Sergio Mattarella. Non ce l'ha fatta, ha gettato la spugna, Berlusconi ha opposto il veto.

Ed è spuntato Marini. «La sua candidatura è quella più in grado di realizzare le maggiori convergenze. Dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica. È sempre stato difficile, richiede un'assunzione di responsabilità soprattutto da chi ha più numeri». Parole che suonano poco convinte. Ma il segretario definisce quella di Marini «una scelta forte», non racconta degli sforzi su Mattarella per non indebolire l'ex presidente del Senato che ha già moltissimi oppositori.

Gli applausi a Bersani sono stentati. Si fanno i conti: i contrari in partenza sono renziani (51 parlamentari), giovani turchi (60), veltroniani (10-12). I prodiani sono ormai con l'elmetto: «È un suicidio. Neanche assistito», scolpisce la portavoce del Professore Sandra Zampa. Una pattuglia nutrita e alla luce del sole, che non ha alcuna voglia di rifugiarsi nel segreto dell'urna. Non ci sta a passare alla storia dei franchi tiratori. E vuole dimostrare di avere la forza di bocciare Marini mandando all'aria il Pd.

E Bersani. Poi, c'è Nichi Vendola che alza un muro, chiede il cambiamento, è attirato dal nome di Stefano Rodotà, il candidato perfetto dei 5stelle: ha il profilo e spacca il Partito democratico. Doveva essere il Pd a intaccare il monolite del Movimento. Sta succedendo l'opposto. Matteo Orfini, leader dei giovani turchi, avverte: «Io Marini non lo voto. Tra lui e Rodotà, scelgo Rodotà. Registriamo bene i fatti politici. Renzi dice di no ed è un fatto politico. Sel dice di no ed è un enorme fatto politico. Cambiamo strada».

Stefano Fassina però appoggia la decisione del segretario: «Un segnale per il mondo del lavoro». Comincia il rosario degli interventi. Qualcuno tiene il "punteggio". Guglielmo Epifani si schiera a favore. Dario Franceschini pure: «Non rincorriamo le favole della rete. Non dev'essere il web a decidere». Su Twitter e su Facebook, certo, è un plebiscito. Contro Marini e contro Bersani. Al Capranica, il leader invece ha la maggioranza. Ma a quale prezzo? Con quali conseguenze? Walter Tocci tesse l'elogio dei franchi tiratori. Non è un gran tifoso dell'ex segretario della Cisl.

Il veltroniano Andrea Martella chiede «un supplemento di riflessione. Marini non intercetta sostegni nell'opinione pubblica e divide pure tra di noi». Il gruppo di Veltroni continua a sperare che spunti Sabino Cassese. I renziani sono feroci con Bersani. «Anziché proporre rose condivise abbiamo fatto una mediazione incomprensibile - attacca Andrea Marcucci -. Nessuno è mai stato consultato su questa decisione. Avete fatto tutto da soli».

È un delirio, racconta chi è dentro. «Andiamo a farci del male», commenta Ugo Sposetti, persino lui che con Marini al Colle avrebbe non un pasdaran del finanziamento pubblico, ma neanche un fanatico dell'abolizione. «Andiamo a sbattere», è la formula che risuona più spesso. Persino i bersaniani sono freddi, dubbiosi, spiazzati. E la mossa di Grillo funziona in chiave anti-democratici. Il derby Rodotà-Marini diventa scontro di ultras al Capranica. Fassina dice: «Mio cognato lavora alle Poste e non sa chi è Rodotà».

Franceschini gioca in difesa: «Il giurista non avrebbe dovuto accettare la candidatura di Beppe Grillo». Mugugni in sala. Fuori dal cinema i manifestati gridano "traditori". «Hanno ragione», dicono dall'interno. L'atmosfera, anche nella fila dei fedelissimi bersaniani, è triste, poco convinta, anche fredda. Stavolta non c'è stato il colpo di reni delle presidenze delle Camere, con l'elezione di Boldrini e Grasso. Vasco Errani, il tessitore, spiega che il tentativo su Mattarella è stato serio.

«È importante la tenuta democratica, per questo avevamo fatto il nome di una personalità nuova ma esperta. Noi pensiamo al Paese e alla Costituzione». Il rifiuto di Berlusconi ha rovinato i piani. Ma certo per Bersani Marini non è una seconda scelta. Il segretario ne apprezza la forza, la solidità, l'adesione incondizionata al campo del centrosinistra fin dall'inizio senza mai un tentennamento.

Ma anche da Scelta civica arrivano i dubbi di Andrea Romano e Edoardo Nesi. Sono altri voti a rischio. Pier Ferdinando Casini però rimette le cose a posto, almeno per il suo spicchio di Centro. «Marini sarà il Pertini cattolico», sentenzia. Ed è un piccolo raggio di luce in una serata scura e difficile sia per il candidato al Quirinale sia per il suo king maker.

Ci vuole tenuta, come dice Errani, per reggere a una rivolta vera, a numeri incertissimi, a un piano complicato da realizzare. Anche perché l'eventuale fallimento di Marini non aprirà la strada a un'altra soluzione semplice. Se prima nella corsa al presidente eletto a maggioranza semplice, Romano Prodi era il favorito, adesso che Rodotà è diventato la bandiera anti- Marini, come può finire?

 

 

l'ira di ezio mauro su twitter contro marini e pdEzio Mauro LA FOTO TWITTATA DA VENDOLA CON BERSANI - UNA COPPIA DI FATTOmarini super Ugo SposettiRENZI MATTEO boldrini-grasso

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