CRISI? QUALE CRISI? AL PIRELLONE NON SI BADA A SPESE. MARONI DELIBERA AUMENTI DI STIPENDIO PER UN QUARTO DEI DIRIGENTI

Andrea Montanari e Matteo Pucciarelli per "la Repubblica - Milano"

Poveri dipendenti pubblici, con gli stipendi bloccati dal 2009 e che anche nel 2014 dovranno rassegnarsi perché non vedranno un aumento. Mica tutti però. Per direttori e dirigenti del Pirellone, invece, le cose non vanno troppo male neanche quest'anno, ennesimo anno di crisi e vacche magre (per gli altri). La delibera varata il 25 luglio scorso ha infatti decretato un aumento per ben 54 di loro, su un totale di 218 in servizio.

Un beneficiato su quattro insomma, oltretutto su stipendi che già di per sé non si facevano
mancare nulla. Aumenti contestati all'interno dello stessa macchina della Regione, tanto che sono partiti un paio di esposti in Procura. Va anche detto che per qualcuno dei superdirigenti, invece, la retribuzione è diminuita e con qualche malizia c'è chi ti spiega che la "colpa" sarebbe quella di non rientrare troppo nelle grazie del potente di turno. Sarà.

Venendo invece a quelli con il segno più in busta paga, le motivazioni a norma di legge ci sono tutte: nuovi incarichi, nuova posizione organizzativa e così via. Fatto sta che per gli stipendi dei dirigenti, alla fine, quest'anno l'ente regionale spenderà di più: da 19,7 milioni di euro a 20,4.

Nonostante l'organico dirigenziale complessivo dalla scorsa legislatura a quella attuale, per via dei pensionamenti, sia passato da 240 a 225 unità; mentre quelli effettivamente in servizio in realtà sono aumentati, da 213 a 218. Grazie a delle new entry che in qualche modo sono fisiologiche, visto il cambio di guardia alla guida della Regione. Un esempio?

Patrizia Carrarini, ideatrice della fortunata e vincente campagna di Roberto Maroni "La Lombardia in testa", oggi direttrice della comunicazione ben remunerata con 139mila euro l'anno (e altri 41mila come retribuzione di risultato).

Il più pagato è l'ex assessore Andrea Gibelli, oggi segretario generale del Pirellone: 223mila euro per leghista braccio destro del governatore. Tra i direttori con ritocco allo stipendio c'è invece Michele Camisasca, vicesegretario generale vicario e fedele alfiere del formigonismo con sangue di origine controllata, essendo nipote del vescovo ciellino (e storiografo ufficiale del movimento) Massimo Camisasca: 12mila euro in più l'anno.

"Solo" 5mila euro di aumento per Giancarla Neva Sbrissa, una dei tre vicedirettori generali con identico ruolo sotto Roberto Formigoni. Stessa cifra in più per Luca Merlino, direttore dell'assessorato alla Sanità, teste-chiave della Procura di Milano nelle indagini sull'ipotesi di corruzione del Celeste: era il dirigente che firmava i provvedimenti con lo stanziamento dei soldi pubblici destinati al San Raffaele e alla Maugeri.

Filippo Bongiovanni (Sistema dei controlli e coordinamento organismi indipendenti) e Manuela Giaretta (Programmazione e gestione finanziaria) possono festeggiare con oltre 20mila euro l'anno in più. Chissà cosa ne pensa Giuseppina Panizzoli (direttore sport e politiche giovani-li), passata dai 147mila euro l'anno agli attuali 132mila. Oppure l'ex direttore dell'Arpa Franco Picco (ora direttore generale agricoltura), 186mila euro prima e 155mila oggi.

Capitolo a parte è quello delle spese sostenute dal Pirellone per gli stipendi dei 31 dirigenti assunti attraverso il famoso concorso irregolare del febbraio 2006 (non fu pubblicato in Gazzetta Ufficiale, «violazione grave ed inescusabile della legge», si espresse il Tar).

I primi 20 in graduatoria vennero assunti a tempo indeterminato il 1° settembre 2007, gli altri il 13 gennaio 2008. Fu anche quella una bella infornata di ciellini. Che quest'anno, messi tutti e 31 insieme, peseranno sulle casse pubbliche circa 4 milioni di euro.

 

Roberto Maroni e Umberto Bossi a Pontida ROBERTO MARONI MARONI E GEGE ROSSI pirelloneREGIONE LOMBARDIA - IL PIRELLONE

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