SUPERCAOS DIFFAMAZIONE - IL DISEGNO DI LEGGE È SU UN BINARIO MORTO: PD E IDV PROMETTONO DI VOTARE “NO” A TUTTO - GASPARRI SI È INVENTATO UN IMPROBABILE EMENDAMENTO SALVA-SALLUSTI, ANCHE SE LA LEGGE SALVACARCERE CHE LO MANDEREBBE AI DOMICILIARI O AI SERVIZI SOCIALI C’È GIÀ – MA SALLUSTI VUOLE A TUTTI I COSTI ANDARE A SAN VITTORE, PER SPUTTANARE L’IPOCRISIA DELLA CASTA. E BRUTI LIBERATI NON SA COME FARE…

1 - DIFFAMAZIONE, LEGGE VERSO IL BINARIO MORTO...
Liana Milella per "la Repubblica"

Dov'è adesso la ex salva-Sallusti? Ammette Berselli che «è già su un binario morto, semmai si tratta di rimetterla su uno "vivo". Se non ci riesco, non è morta, è mortissima». Ecco l'attuale verità sul ddl che doveva eliminare il carcere per chi diffama a mezzo stampa e invece lo ha confermato nel segreto dell'urna.

La dice il presidente Pdl della commissione Giustizia che, dalle 14 di ieri, lavora a una mission impossible affidatagli dal capogruppo Gasparri. Inventarsi un emendamento ad hoc per i direttori dei giornali per cui verrebbe eliminata la galera se a scrivere i pezzi è un anonimo. Perfino Berselli, solitamente soldato efficiente, non si illude sull'iperbole giuridica: «Non è così semplice». Ma conferma che studia due modifiche.

Quando, nella riunione dei capigruppo, Gasparri conferma che il Pdl non intende demordere sulla salva-Sallusti e tira fuori dal cappello un nuovo coniglio, quasi dimentico della figuraccia sul voto segreto, viene subissato dalle critiche. Quelle durissime di Pd e Idv. La presidente del senatori Pd Finocchiaro vuole abbandonare la legge al suo destino. «Se così non sarà il Pd chiederà l'immediata sospensiva». Aggiunge l'ex pm Casson: «Noi ormai voteremo "no" su tutto». Chiosa Vita «errare è umano, perseverare è diabolico». Timbro di Bersani, «legge da non promulgare, carcere inaccettabile».

Nessuna sponda dall'Idv, dove Li Gotti boccia l'ipotesi Gasparri come «del tutto irrealistica perché snatura il ruolo stesso del direttore responsabile». Impossibile un accordo nell'ipotetica maggioranza dopo lo show down del giorno precedente in aula. Ne prende atto il presidente del Senato Schifani che mette comunque la diffamazione nell'ordine del giorno di martedì prossimo, ma all'ultimo punto, esaminabile solo se tutto il resto è concluso. Poi dice: «Se non prevale una mediazione si prende atto che non c'è un margine e si mette tutto sul binario morto».

Nessuno scommetterebbe un euro che la salva-Sallusti possa farcela. Sempre sotto l'incubo del voto segreto su emendamenti determinanti come l'interdizione dall'albo chiesta da Rutelli e il raddoppio delle pene se il giornalista è recidivo della Lega. Gasparri insiste. Gli fanno notare che potrebbero nascere giornali anonimi, pieni di diffamazioni, di cui nessuno risponderebbe.

Nell'atmosfera soft di palazzo Madama non fa breccia la «grande preoccupazione» del Consiglio d'Europa dove il commissario per i Diritti umani Muiznieks considera il carcere un «grave passo indietro» per l'Italia che «invierebbe un messaggio negativo ad altri paesi Ue in cui la libertà dei media è seriamente minacciata».

Netto no al carcere dal Guardasigilli Severino. «Indegno di un Parlamento democratico» per Rao (Udc). Sembra ripensarci pure la Lega visto che il capogruppo Bricolo parla di eliminarlo. Lo avranno colpito le dimissioni da segretario del ravennate Fosci per cui «il carcere per la diffamazione è una lesione grave della democrazia». Rutelli invece non fa passi indietro. «Ineccepibile » l'emendamento sul carcere. Lo rimbrotta il segretario della Fnsi Siddi («È allergico alla stampa»). Lui: «Critica inaccettabile».


2 - SALLUSTI, NIENTE CARCERE PRONTI I DOMICILIARI...
Liana Milella per "la Repubblica"


Ma a Milano, in procura, sono convinti che una legge salva-Sallusti già c'è. L'ha scritta l'ex Guardasigilli Alfano. È stata approvata il 26 novembre 2010, porta il numero 199. Reca un titolo burocratico: «Disposizioni relative all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno».

Stabilisce, al comma tre dell'articolo uno, che «quando la pena detentiva da eseguire non è superiore a dodici mesi, il pm sospende l'esecuzione dell'ordine di carcerazione e trasmette gli atti senza ritardo al magistrato di sorveglianza affinché disponga che la pena venga eseguita presso il domicilio». Quell'anno concesso da Alfano è stato portato a 18 mesi da Severino con il suo primo decreto da Guardasigilli.

È legge anche questa dal 14 febbraio dell'anno scorso. Non sarebbe necessario un nuovo emendamento ad personam per il direttore del Giornale come quello che vuole presentare l'ex ministro leghista Castelli che sollecita pure il Quirinale a concedere la grazia. E dunque, si ragiona nelle stanze del procuratore Bruti Liberati e in quelle dei sostituti, che quella legge potrebbe ben servire per risolvere il caso Sallusti. Lui, per aver diffamato il magistrato Cocilovo, di mesi di cella ne ha avuti 14, confermati dalla Cassazione. In termini di pena rientra in quella norma che viene già applicata per condanne o residui di pena di quell'entità.

C'è solo un "ma". Una valutazione giuridica già iniziata e in progress. Sallusti, con la sua "voglia di carcere", costituisce un unicum e costringe la procura a verificare la compatibilità dell'incrocio legislativo. La faccenda sta così. Di regola un detenuto condannato a una pena inferiore a tre anni può chiedere - e di solito "sempre" chiede - di essere affidato ai servizi sociali. Il giudice ne valuta la possibilità e dice sì o no. In seconda battuta ci sono i domiciliari, quelli della Alfano- Severino.

È evidente che la prima misura è più favorevole. Qui sta l'unicum di Sallusti per Milano, dove non si è mai verificato che un detenuto rifiutasse di ottenere un trattamento meno afflittivo perché ne desidera uno più pesante. Il quesito giudico da sciogliere è il seguente: la procura può chiedere al giudice di mettere Sallusti ai domiciliari anche se non ha fatto la domanda per i servizi sociali?

Per quel poco che trapela da una procura blindata la risposta è sì. In base al principio che la logica di quelle leggi era quella di «svuotare le carceri», tant'è che così entrambe furono battezzate. Non ha senso che un solo letto sia occupato da chi, per natura del reato e della condanna, può starsene a casa. Pure col permesso per andare a lavorare.

 

ALESSANDRO SALLUSTIMAURIZIO GASPARRI Francesco Rutelli FEDERICO BRICOLO edmondo_bruti_liberatifarina renato jpegANGELINO ALFANO

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...