POLITICI E CLAN NEL CUOR DI MILÀN - NEL LIBRO ‘LE MANI SULLA CITTÀ’, I LEGAMI TRA MAFIA E POLITICA IN VISTA DELL’EXPO 2015 - IN UN’INFORMATIVA DELLA POLIZIA (APRILE 2008) SPUNTA IL NOME DI LA RUSSA - “ATTRAVERSO UN SUO DIRETTO FAMILIARE E TALE CLEMENTE AVREBBE FATTO CONTATTARE UN GIOVANE BOSS AL QUALE I DUE AVREBBERO CHIESTO UN INTERVENTO DELLA SUA FAMIGLIA” PER FAR VOTARE LA LISTA DEL PDL ALLE VICINE ELEZIONI – ‘GNAZIO SMENTISCE...

Estratto dal libro "Le mani sulla città" di Gianni Barbacetto e Davide Milosa pubblicato da il "Fatto quotidiano"

Nel 2008 inizia una vicenda emblematica di come a Milano la politica possa incrociare la mafia. Ultimi mesi del governo di centrosinistra di Romano Prodi. Campagna elettorale trionfante di Silvio Berlusconi. A Milano, sul tavolo della politica e degli affari c'è la partita decisiva per conquistare l'Expo 2015, vinta la sera del 31 marzo. In quegli stessi giorni, sulla scrivania di Ilda Boccassini, il procuratore aggiunto che coordina le indagini antimafia, arrivano alcune informative degli investigatori sui rapporti tra 'ndrangheta e politica. Raccontano che 17 boss si stanno spartendo la Lombardia. Sono pezzi da novanta dei più importanti clan calabresi.

Tutti, nella primavera 2008, hanno una priorità: le elezioni, avvicinare i politici nel momento in cui sono a caccia di voti per stringere rapporti, tentare scambi, preparare affari. Il 10 aprile 2008 è una giornata speciale. Termina la campagna elettorale. Alla discoteca Lime Light di via Castelbarco, non distante dall'Università Bocconi, si prepara la festa finale del partito di Berlusconi. L'impianto audio rimanda ossessivamente l'inno azzurro Meno male che Silvio c'è.

Un uomo attende all'ingresso. Ha un appuntamento delicato. Si chiama Marco Clemente ed è il padrone di casa, il socio di maggioranza della società che controlla il locale. Politicamente è vicino al centrodestra e in particolare a Ignazio La Russa, l'ex capo dei giovani neofascisti del Msi milanese diventato uno dei leader nazionali del Pdl. Clemente è nato a Roma, ma gli affari li ha sempre fatti sotto la Madonnina: attività immobiliari, gestione di parcheggi, locali notturni. Nella primavera 2011, il Pdl candida Clemente al Consiglio comunale di Milano.

Il padrone del Lime Light raccoglie 458 preferenze, poche per essere eletto. Durante la campagna elettorale viene resa pubblica un'agghiacciante intercettazione ambientale realizzata il 17 febbraio 2008. La voce di Clemente è registrata nella notte, all'interno della discoteca Babylon. Sta parlando con Giuseppe Amato, in seguito arrestato per associazione mafiosa con l'accusa di essere il luogotenente del boss Pepè Flachi per la riscossione del pizzo nei locali di Milano. I due parlano di un gestore di locali, Bartolo Quattrocchi, patron della discoteca Pulp pesantemente minacciato dal clan di Flachi: "Speriamo che muoia come un cane", sbotta Clemente.

Due mesi dopo quell'augurio nero, il 10 aprile 2008, viene organizzata la festa elettorale alla discoteca Lime Light. Alla spicciolata arrivano tutte le stelle del Popolo della libertà. Per ultimo fa il suo ingresso, tra gli applausi, Silvio Berlusconi. Si guarda in giro, saluta, sorride, stringe mani. Già pregusta la vittoria politica. Anche La Russa è soddisfatto nella tiepida serata milanese. Berlusconi gli ha già promesso nientemeno che il ministero della Difesa.

Non sa che il giorno dopo quella esaltante festa di fine campagna elettorale la polizia deposita alla Direzione distrettuale antimafia di Milano un'informativa sui rapporti tra la 'ndrangheta e i politici milanesi, in cui compare anche il suo nome. È poco più d'una paginetta, datata 11 aprile 2008 e scritta su carta intestata della Squadra mobile di Milano. Vi si legge: "Il deputato Ignazio La Russa, attraverso un suo diretto familiare e tale Clemente , socio di una nota discoteca sita in zona Porta Ticinese, avrebbe fatto contattare Salvatore Barbaro al quale i due avrebbero chiesto un intervento della sua famiglia su tutta la comunità calabrese presente in provincia di Milano, al fine di far votare alle prossime consultazioni elettorali la lista del Popolo della libertà".

Chi è Salvatore Barbaro? È il giovane e rispettato boss di Buccinasco, erede di Rocco Papalia, uno dei capi storici della 'ndrangheta in Lombardia, di cui ha sposato la figlia Serafina detta Sara. "Salvatore Barbaro si sarebbe impegnato attivamente con il massimo interessamento su tutta la comunità calabrese", scrivono i segugi della Squadra mobile di Milano, "garantendo che i voti sarebbero andati sicuramente alla lista del Popolo della libertà". Ecco che cosa è maturato quella sera, dietro le quinte, alla discoteca Lime Light: almeno secondo le fonti confidenziali degli investigatori milanesi. Gli impianti ripetevano fino allo sfinimento Meno male che Silvio c'è, ma Marco Clemente aveva già incontrato i suoi misteriosi interlocutori e siglato accordi molto riservati.

I protagonisti, secondo l'informativa di polizia, sono il padrone della discoteca, un familiare di La Russa, il boss calabrese Barbaro. Chi è il familiare di La Russa ? È Marco Osnato, consigliere comunale del Pdl, genero del fratello di La Russa, Romano. Qual è il patto che viene siglato, almeno nell'ipotesi, prospettata e ancora non provata, degli investigatori? Voti in cambio di appalti. A Milano, come nella Calabria della 'ndrangheta, come nella Sicilia di Cosa Nostra, come nella Campania della camorra.

Clemente e Osnato avrebbero chiesto voti al giovane boss Salvatore Barbaro. Prosegue l'informativa: "In cambio, il familiare di La Russa avrebbe garantito a Barbaro che dal 2009 in poi ci saranno numerosi appalti da assegnare e se le elezioni dovessero essere vinte dal Pdl i lavori più consistenti li commissionerebbero a una società pulita e di copertura che a sua volta li subappalterebbe a lui e ad altri calabresi".

Attenzione: gli scenari disegnati dalle informative di polizia sono ipotesi investigative ancora tutte da provare. Sono soltanto spunti per indagini ancora da fare. Di certo, dunque, c'è solo che la fonte riservata all'origine di queste informative di polizia è stata proficuamente utilizzata per anni dalla Squadra mobile milanese in molte indagini sui sequestri di persona.

Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, contattato dagli autori di questo libro nella primavera del 2011, risponde così: "Si tratta di informative del 2008 che in tre anni d'indagini non hanno portato ad alcun risultato. E nemmeno avrebbero potuto farlo, perché le persone che sono citate non le conosco. Sono deciso a tutelarmi con ogni mezzo".
Intanto la situazione politica si consolida. Le elezioni sono andate come previsto. Il 13 aprile 2008 il Pdl ha stravinto.

A questo punto, i boss battono cassa, vogliono riscuotere. Lo spiega la seconda informativa della Squadra mobile milanese, quella del 19 maggio 2008, che racconta un incontro cruciale. Marco Clemente si vede in un ristorante milanese con Salvatore Barbaro, il quale si presenta in compagnia di Domenico Papalia, classe 1984, figlio del superboss Antonio Papalia, ora all'ergastolo. I due giovani delfini delle cosche chiedono a Marco Clemente "informazioni sugli appalti promessi prima delle elezioni in cambio di un sostegno elettorale". L'uomo del Lime Light li rassicura. Millanta? Di certo Clemente nel 2011 è stato candidato al Consiglio comunale, ma non è stato eletto. Ha avuto successo invece Marco Osnato, il familiare di La Russa, che con le sue 1651 preferenze viene confermato a Palazzo Marino.

 

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