POLTRONISSIMI, ADDIO - LE NORME CONTRO LA COLLEZIONE DI CARICHE POTREBBERO PORTARE AD ALTRE DIMISSIONI FORZATE OLTRE A QUELLE MASTRAPASQUA

Francesco Grignetti per "la Stampa"

Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, diceva in un'intervista di qualche giorno fa, con ammirabile guasconeria: «A differenza di quello che fanno tutti gli altri, anche personaggi famosi, che quando assumono un incarico pubblico intestano l'attività professionale alla moglie, io non l'ho fatto».

E perché non l'aveva fatto? «Perché la legge dice che non sono incompatibili e quindi non ho dovuto intestare nulla a nessun altro. La legge non vieta al presidente dell'Inps di far parte di un collegio sindacale». Ecco, in un prossimo futuro, anche il dottor Mastrapasqua dovrà rinunciare a qualche poltrona, o acconciarsi a farla intestare alla moglie come fanno i furbi in questo Paese, perché la legge, che ieri Enrico Letta ha annunciato, stabilirà la «incompatibilità assoluta» per chi presiede un ente pubblico importante come l'Inps con qualsivoglia altro incarico, pubblico o privato.

Lunedì il testo - probabilmente un disegno di legge urgente - sarà pronto. Pochi stringati concetti. Il primo: «Il presidente e gli amministratori degli enti pubblici nazionali non potranno rivestire la carica di amministratori o componenti degli organi di controllo e revisione in enti e società né esercitare attività imprenditoriali o commerciali o intrattenere rapporti di lavoro».

Il secondo: «Il presidente e gli amministratori degli enti pubblici nazionali non potranno esercitare attività professionale o di consulenza, in materie connesse con l'ambito di competenza dell'Ente di appartenenza». Al ministro della Funzione Pubblica, Gianpiero D'Alia, il compito di emanare al più presto i regolamenti attuativi. Il punto è che siccome la galassia degli enti pubblici è sterminata, si va dai big come Inps-Inpdap a enti obiettivamente piccoletti, dice il ministro D'Alia, «la incompatibilità deve essere ovviamente graduata».

Nel testo di legge saranno previste anche le norme transitorie. E non mancheranno i poteri d'intervento per i ministri vigilanti sugli enti vigilati. Ma è evidente che il governo si attende un passo indietro dai diretti interessati quando saranno resi noti i criteri di incompatibilità. A giudicare dai boatos romani, ad esempio, potrebbero trovarsi in difficoltà il presidente dell'Enit, Pier Luigi Celli, che fu direttore del personale all'Eni, all'Olivetti, all'Omnitel e alla Rai, e che guida l'ente per il turismo dal maggio 2012 mantenendo le cariche di direttore generale dell'università Luiss, e nei cda di Illy Caffè e Unipol.

Altrettanto si dice del presidente dell'Automobile Club, l'ingegner Angelo Sticchi Damiani, che è al contempo consigliere di amministrazione dell'Anas, vicepresidente del Centro nazionale di studi urbanistici (emanazione del Consiglio nazionale degli Ingegneri), consigliere nazionale del Coni, e infine direttore tecnico nonché socio di maggioranza della Pro.Sal srl (società di ingegneria operante in tutti i settori dell'ingegneria in Italia e all'estero). E ancora.

È forte il tam-tam che potrebbe trovarsi in regime di incompatibilità il presidente dell'Inail, professor Massimo De Felice, voluto fortissimamente dall'allora ministro Elsa Fornero, e che ha un curriculum zeppo di incarichi, apparentemente tutti conclusi, in banche e assicurazioni. All'atto della nomina furono in molti in Parlamento a storcere il naso perché non erano in discussione le competenze di De Felice, quanto i possibili conflitti di interesse.

Ma queste sono le immancabili malignità del Palazzo.Tornando a Mastrapasqua e all'Inps, il consiglio dei ministri ha esaminato il suo caso in lungo e in largo, e ha deciso che è giunto il tempo di «accelerare i tempi della riforma della governance dell'Inail e dell'Inps soprattutto dopo la fusione avvenuta con Inpdap».

Era quanto cercò di fare invano la Fornero nella scorsa legislatura. Ora si riparte con un secondo ddl che è stato affidato al ministro del Welfare, Enrico Giovannini.

Per uscire dalla gestione pressoché monocratica dell'Inps, la Fornero si era persino alleata con un «nemico» quale Silvano Moffa, del Pdl, che presiedeva la commissione Lavoro. «Occorre ripristinare il consiglio di amministrazione - diceva Moffa - riducendo il costo complessivo per i compensi degli appartenenti agli organi amministrativi.

In seguito all'incorporazione dell'Inpdap e dell'Enpals il valore complessivo delle attività in carico all'Inps rappresenta circa il 25% del Pil». Fornero acconsentiva: «L'esigenza è reale».

 

MASTRAPASQUA E GIANNI LETTAMastrapasqua Antonio GIANPIERO D'ALIAAlessandro Casali e Angelo Sticchi Damiani MASSIMO DE FELICEElsa Fornero

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