marcello de vito e virginia raggi

CAMPIDOGLIO, CHE CACIARA! – “MACELLO” DE VITO PREPARA LA SFIDA A VIRGINIA RAGGI: USCIRA' DAL M5S PER RICANDIDARSI CON UN ALTRO PARTITO – IL PRESIDENTE DELL'ASSEMBLEA CAPITOLINA, GRANDE NEMICO DI "VIRGY", E' SOSPESO DA UN ANNO DOPO L'ARRESTO PER L'AFFAIRE TOR DI VALLE: “HO GIÀ ASPETTATO TROPPO” - LA MAGGIORANZA DI RAGGI PERDE UN ALTRO PEZZO, PER I GRILLINI NUMERI IN AULA SEMPRE PIÙ RISICATI...

LORENZO DE CICCO per il Messaggero

MARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGI

 

È l'ultima sfida di Marcello De Vito a Virginia Raggi: uno strappo clamoroso, l'uscita ufficiale dal M5S che a Roma ha contribuito a fondare, un'era politica fa. L'obiettivo: ricandidarsi alle elezioni comunali della prossima estate, con un altro partito. Lo strappo, studiato, ventilato da mesi, sembra ormai deciso, manca solo l'annuncio: il presidente dell'Assemblea capitolina è pronto a lasciare la pattuglia grillina che regge il Campidoglio.

 

Una maggioranza sfibrata dalle defezioni e dalle bizze di quattro anni di governo - due consiglieri hanno lasciato il gruppo per passare all'opposizione, altri due hanno lasciato addirittura la carica - e che, dopo questa uscita, ballerà su numeri ancora più risicati, rendendo precario ogni passaggio in Aula.

MARCELLO DE VITO VIRGINIA RAGGI

 

De Vito, avvocato, 46 anni compiuti l'altro ieri, è uno dei volti più noti del M5S romano, il primo candidato sindaco, nel 2013 contro Marino, poi recordman di preferenze alle ultime comunali, 6.451 schede. È stato soprattutto il grande nemico interno di Raggi, almeno all'inizio dell'avventura stellata a Palazzo Senatorio. Sfidante di «Virginia» alle primarie del 2016 per ottenere di nuovo la nomination stellata, perse per 417 clic la conta tra gli iscritti, con la convinzione - e il rammarico - di avere avuto la peggio per colpa di un dossieraggio interno.

quando di battista raggi taverna di maio lombardi frongia e de vito chiedevano il carcere per marino con le arance in campidoglio

 

Se nel monocolore grillino in Consiglio comunale, al di là delle gelosie e delle liti all'ordine del giorno, c'è stata una corrente interna, non ostile ma sicuramente alternativa a quella dei fedelissimi di Raggi, è stata la sua. Il primo squarcio, profondissimo, nel rapporto col Movimento risale al 20 marzo 2019: l'arresto con l'accusa di corruzione per l'affaire Tor di Valle, Di Maio che dopo i primi lanci d'agenzia già annuncia: «È fuori dal M5S». In realtà non è così:

 

De Vito è sospeso, ma il procedimento disciplinare è rimasto nel freezer. Dal gruppo M5S in Campidoglio non è mai uscito. Così dopo quattro mesi in carcere, altri quattro di domiciliari, fino a quando la Cassazione definisce le misure cautelari «basate su congetture ed enunciati contraddittori», torna in libertà e sullo scranno più alto dell'Aula Giulio Cesare.

 

virginia raggi marcello de vito

Un'Aula che non vorrebbe lasciare tra dieci mesi. «Si vuole ricandidare», dicono i colleghi che ci hanno parlato. Ecco allora l'ultima mossa, il colpo da piazzare per rimettersi in gioco in vista delle comunali del 2021: M5S addio. In attesa di trovare un nuovo partito, anche se non sarà facile, il processo è ancora in corso. Lui non conferma e non smentisce. Ma chi lo conosce bene non ha dubbi.

 

«Ho aspettato anche troppo, mi hanno sospeso da un anno e mezzo, quando avrebbero dovuto decidere in 60 giorni», si è sfogato De Vito con l'amico parlamentare Max De Toma, anche lui fuoriuscito dai 5S. Raggi colleziona l'ennesimo forfait (anche tra i dirigenti: ieri si è dimessa la responsabile del dipartimento Casa, Valeria Minniti, manager del Viminale) ma soprattutto per la sindaca è la certificazione che i numeri in Assemblea si fanno molto risicati.

 

marcello de vito virginia raggi 1

Avrebbe 27 voti contro i 22 dell'opposizione, sempre che con De Vito non passi almeno un altro grillino. Senza contare che dei 27 scranni del M5S, almeno 2 appartengono a consilglieri ribelli, gente che ha votato più volte contro le indicazioni del Movimento. Per far passare ogni atto, potrebbe essere decisivo il voto di Raggi, costretta ad essere presente in Aula in tutte le sedute, mentre fuori gli sfidanti farebbero campagna elettorale.

marcello de vito virginia raggi

Ultimi Dagoreport

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...