NON FA SOSTA LA SUPPOSTA – LE PREVISIONI DELLA COMMISSIONE UE DICONO CHE LA RECESSIONE NEL 2104 SARÀ UN PO’ PEGGIO DEL PREVISTO – I CONTI SUL DEBITO NON TORNANO

Marco Zatterin per “la Stampa

 

jean claude junckerjean claude juncker

Nella sfera a dodici stelle si legge che, purtroppo, tutto va come ci si attendeva: la recessione quest’anno sarà un po’ peggio di quanto si prevede sulle rive del Tevere - 0,4% contro meno 0,3 -, mentre per il 2015 si accettano le stime italiane di una ripresina («timida») da 0,6 punti di pil, dinamica alimentata soprattutto dalla domanda esterna.

 

Luci e ombre emergono invece nella gestione di cassa. Per quella ordinaria, il giorno per giorno, il documento previsionale di autunno diffuso stamane dalla Commissione non delinea grossi problemi. Si accetta che il rapporto fra deficit e pil sarà inferiore al 3 per cento quest’anno.

 

Tuttavia si disegna un cammino di riduzione decisamente più lento rispetto a quello promesso da Roma: 2,7% nel 2015 (contro 2,2), 2,2% nel 2016 (contro 1,8). Il che, alla lunga, contribuirà ad avere effetti non graditi dall’Ue sulla gestione di medio termine e sugli andamenti strutturali (al netto del ciclo e delle una tantum) e sul debito.

 

pier carlo padoanpier carlo padoan

L’Italia s’è impegnata a un saldo strutturale dello 0,9 per cento nel 2015 e dello 0,4 nel 2016, con l’obiettivo di arrivare al pareggio nel 2017, un anno più tardi di quanto si è accettato di fare a Bruxelles. I tecnici dell’esecutivo sono più pessimisti: il saldo strutturale 2016 è previsto un punto sotto lo zero. Il che, a volerlo rispettare e salvo accordi di flessibilità da negoziare nel frattempo, fa almeno 15 miliardi di correzione.

 

La crescita che non c’è. E’ colpa degli investimenti che non hanno bilanciato la lenta ripresa dei consumi privati cominciata a fine 2013. Questione di umore, dunque. “L’indebolimento del clima di fiducia - nota la Commissione - suggerisce che l’attività rimarrà debole nella seconda metà dell’anno». Ci attende che la migliorata vigilanza bancaria riduca l’incertezza sui mercati finanziari e ravvivi il flusso del credito.

 

Per questo Bruxelles calcola «una modesta ripresa che s’inizi nel 2015 e si rafforzi nel 2016», quando il pil potrebbe crescere dell’1,1 per cento (0,1 in più di quanto dicono a Roma, ma meno 0,1 rispetto alla previsioni di primavera). Il rischi al ribasso sono legati alla domanda internazionale (se ritardasse la ripresa) e un possibile aumento dei tassi di interesse che potrebbe frenare gli investimenti.

negri potere operaionegri potere operaio

 

L’occupazione? Va male. nel 2015 il 12,4 per cento della forza lavoro sarà inattiva, come nel 2014. L’anno successivo si potrebbe scendere a 12,4. Il dramma continua, a meno che le riforme non abbiamo un effetto concreto rapido e superiore alle aspettative.

 

Conti pubblici. La spesa primaria crescerà in termini nominali dell’uno per cento l’anno, dice la Commissione, «sostenuta dalle misure per i lavoratori a basso reddito», mentre «il riconoscimento di imponenti crediti fiscali delle banche peserà sul conto capitale».

 

Le entrate «miglioreranno marginalmente» rispetto al 2013, per mezzo dell’aumento dell’Iva e della tassa sulle proprietà che compenseranno la caduta del gettito delle imprese. Alla luce del recente Def, il deficit 2015 è atteso al 2,7 per cento del pil, «nuovamente sostenuto dal calo della spesa per interessi».

 

operaioperai

La spending review avrà effetti sia sul conto capitale che sulla spesa corrente, ma questa «aumenterà soprattutto» per gli 80 euro decisi dal governo Renzi, mentre i salari pubblici resteranno fermi. Nonostante il taglio del cuneo fiscale, Bruxelles prevede un aumento della pressione fiscale legata «a un aumento delle tasse “corporate” e a una maggiore ritenuta sulle rendite finanziarie». Se non muteranno le politiche, il deficit 2016 sarà pertanto al 2,1 per cento del pil, contro lo 0,8 promesso dal governo Renzi.

 

E il debito? La Commissione lascia intendere che non ci siamo, che i conti di medio termine richiedono ancora manutenzione. In rapporto con il pil, il passivo storico repubblicano è stata rivisto al ribasso di 4.7 punti alla luce del cambiamento delle norme per la valutazione contabile in vigore da settembre.

«L’avanzo primario atteso è ancora insufficiente per correggere il coefficiente del debito, per colpa della crescita nominale piatta e del pagamento degli arretrati dovuti alle imprese. Il picco sarà toccato nel 2015, nonostante gli incassi delle privatizzazioni (mezzo punto di pil), quindi si ridurrà nel 2016 grazie alla ripresina e al surplus primario.

PROTESTA DEGLI OPERAI DELL ILVA PROTESTA DEGLI OPERAI DELL ILVA

 

Resta una domanda. Riuscirà l’Italia a raggiungere il pareggio di bilancio promesso che l’Europa voleva per il 2015, e che Roma ha promesso prima per il 2016 e poi per il 2017? Bruxelles non lo scrive nelle previsioni. Ma a guardare solo i numeri - e senza sapere davvero quale sarà il ritorno delle riforme ambiziosi di Renzi - è difficile credere che ci si possa arrivare senza altri interventi.

 

Tra i maggiori Stati membri della zona euro, la Commissione individua, in sintesi estrema, margini di crescita in Spagna, dove però l’occupazione resta molto alta; una crescita destinata all’arresto in Germania, dopo un primo trimestre molto forte, una stagnazione duratura in Francia e una contrazione in Italia.

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