gentiloni merkel

"NON SAREMO UN PAESE ALLO SBANDO" – PRIMA DEL CONSIGLIO EUROPEO, GENTILONI VIENE INCALZATO A BRUXELLES DA MACRON E MERKEL SUL FUTURO DELL’ITALIA - “ER MOVIOLA” HA INCONTRATO ANCHE JEAN-CLAUDE JUNCKER: UN BILATERALE PER FARE CHIAREZZA SUI RAPPORTI ITALIA-UE - GLI EUROBUROCRATI TEMONO LO STALLO E UNA CRISI ISTITUZIONALE NEL NOSTRO PAESE

Marco Bresolin per “la Stampa”

GENTILONI MERKEL MACRON

 

«Allora che succede in Italia?». Paolo Gentiloni stringe la testa tra le spalle. Per due volte.

Prima davanti a Emmanuel Macron e poi in un rapido faccia a faccia con Angela Merkel nella sala dell' Europa Building. Sono le tre e mezza del pomeriggio e, poco prima di sedersi al tavolo del Consiglio europeo, il premier scambia due battute con i due principali leader Ue.

L' espressione del capo del governo è inequivocabile e con quel gesto ripetuto due volte sembra dire: «Boh, stiamo a vedere».

 

GENTILONI E MERKEL

Ma l'incertezza sulle possibili vie d'uscita politiche è accompagnata dalla rassicurazione che l'Italia non è un Paese allo sbando. È proprio questo il senso della presenza di Gentiloni a Bruxelles, che ha deciso di fare fino in fondo il suo dovere, occupando la sedia italiana al summit Ue e difendendo le posizioni nazionali nei tanti dossier discussi ieri. Ci resterà anche oggi, fino al termine della riunione dedicata alla riforma dell'Eurozona. Al termine della quale dovrebbe tenere la rituale conferenza stampa. A costo di arrivare in ritardo a Roma per le sedute parlamentari.

 

macron gentiloni

Saltando la trasferta bruxellese avrebbe dato un segnale di allarme, esattamente come fece Mariano Rajoy il 29 settembre scorso: a due giorni dal referendum catalano, il premier spagnolo rinunciò al summit di Tallinn dedicato al digitale. Una pessima mossa che alimentò la preoccupazione dei partner europei.

 

«In una fase così particolare per le cose italiane - dice Gentiloni - è molto importante tenere un rapporto e un raccordo» con l'Europa. Anche per questo, poco prima di entrare nella sala del Consiglio, ha incontrato anche Jean-Claude Juncker. Un bilaterale programmato da giorni per fare chiarezza sui rapporti Italia-Ue.

 

GENTILONI JUNCKER

«Un faccia a faccia piuttosto breve», racconta chi era nella sala, durante il quale Juncker ha chiesto ragguagli sulla situazione politica alla luce del voto. «L' Italia è l' Italia, una vecchia democrazia», ha detto il presidente della Commissione. Aggiungendo: «Altri decisori troveranno una soluzione a quella che non è ancora una crisi». Lo ha detto con toni ottimistici, anche se il termine «ancora» indica che, sotto sotto, il timore che la situazione scivoli di mano c'è.

 

Un recente rapporto economico della Commissione aveva parlato del possibile «rischio-contagio», tema sollevato anche all' ultimo Ecofin: il nostro Paese, per via dell' elevato debito pubblico, continua a essere un osservato speciale. Ma non era certo ieri il momento per passare ai raggi X la situazione italiana. Chi ha ascoltato Mario Draghi assicura che il presidente della Bce, nel suo intervento davanti ai leader, non ha fatto accenno alla situazione italiana.

JUNCKER GENTILONI

 

Due le grandi questioni politiche che sono state affrontate al tavolo dei leader, entrambe legate al posizionamento del Vecchio Continente nello scacchiere mondiale. Da un lato gli Stati Uniti di Donald Trump e la sua politica commerciale protezionistica. Dall' altro, le tensioni con la Russia in seguito all' attacco di Salisbury. Due temi di geopolitica enormi che hanno ridimensionato il caso-Italia a un problema piccolo piccolo. Gentiloni ha detto la sua, cercando di evitare posizioni troppo radicali su entrambi i fronti. La questione dei dazi con gli Stati Uniti, alla fine, si è sgonfiata grazie al passo indietro di Washington.

 

Ma l' Italia era tra quei Paesi che chiedevano di non alzare i toni, visto che le conseguenze di una guerra commerciale potrebbero avere un impatto significativo sul nostro export. E anche nella risposta da dare Putin, Roma e Atene hanno chiesto di addolcire il linguaggio nelle conclusioni del summit.

 

GENTILONI JUNCKER TAJANI

Per Theresa May l' avvelenamento dell' ex spia ha rappresentato «un' aggressione russa verso l' Europa». C' è stata un' accesa discussione durante la cena, con i 28 divisi sulle parole da usare e in particolare sulla scelta di attribuire direttamente la responsabilità a Mosca. Si è trattato a lungo e alla fine - dopo un vertice tra May, Macron e Merkel - ne è uscito un testo molto severo: «È altamente probabile che la Russia sia responsabile. Non ci sono altre spiegazioni possibili». Altri temi su cui Gentiloni ha tenuto il punto, la questione Facebook («Bisogna rafforzare la protezione dei dati a livello europeo») e la Brexit («Si profila un' intesa che noi consideriamo molto positiva»). C'è tanta carne sul fuoco europeo e l' Italia non può permettersi di stare a guardare.

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