rivolta taxi

COME REAGIRANNO I TASSISTI QUANDO SI AFFACCERANNO SUL MERCATO LE VETTURE SENZA CONDUCENTE? IL PROGRESSO TECNOLOGICO PORTERÀ A UNA SOCIETÀ DIVISA IN DUE: POCHISSIMI CHE VIVONO DEI SUOI FRUTTI, MOLTISSIMI CHE PERDONO IL LAVORO? – MENO INNOVAZIONE È IL PREZZO DA PAGARE PER AVERE UNA SOCIETÀ PIÙ EQUA? OGGI STAREMMO MEGLIO O PEGGIO, SE AVESSIMO FRENATO LA DIFFUSIONE DELL'AUTOMOBILE PER TUTELARE I COCCHIERI?

Alberto Mingardi per la Stampa

 

Il trattore che si guida da solo, i tassisti che protestano contro Uber. L' innovazione stupisce e spaventa.

protesta taxi5protesta taxi5

Il trattore raccoglierà e trasmetterà dati mentre marcia fra i filari. Le auto bianche vogliono evitare una più accesa concorrenza da parte degli Ncc. Dopo sei giorni di sciopero, conclusisi soltanto con l' apertura di un canale preferenziale col governo, è facile immaginare quale sarà la loro reazione, quando si affacceranno sul mercato le vetture senza conducente.

 

Si teme che il progresso tecnologico porti a una società divisa in due: pochissimi che vivono dei suoi frutti, moltissimi che perdono il lavoro. Di qui l' idea che non sia sbagliato mettere alla porta oggi Uber, e domani chissà quale altra tecnologia che scardina vecchi meccanismi.

Di qui la proposta di «tassare i robot», fatta propria pure da Bill Gates, per distribuire più equamente i benefici dell' innovazione.

TAXITAXI

 

A scanso di equivoci, pagare le tasse non è una cosa che facciano le macchine e neppure le aziende: è un' esclusiva degli esseri umani. Le conseguenze sono quindi le stesse che ci si può aspettare da qualsiasi inasprimento fiscale sull' impresa: si riducono i dividendi per gli azionisti o i salari degli impiegati o si alzano i prezzi per i consumatori.

taxi contro uber manifestazioni e scioperi a parigi  9taxi contro uber manifestazioni e scioperi a parigi 9

L' imposta sui robot, nelle intenzioni di chi la propone, colpirebbe i profitti. Non è detto, però, che vada così.

 

L' unica cosa certa è che rallenterebbe l' adozione di nuovi macchinari. Tiriamo un sospiro di sollievo? Meno innovazione è il prezzo da pagare per avere una società più equa?

Le profezie sul futuro vanno paragonate con quel che sappiamo del passato. Da due secoli e mezzo conviviamo con un' automazione sempre maggiore: cerchiamo, per quanto possibile, di sostituire lavoro umano con macchinari. L' agricoltura è un buon esempio. A inizio '900, in Italia, più del 60% degli occupati lavorava nel settore primario. Oggi, anche prima del trattore autoguidante, meno del 4%.

xx bill gates 003xx bill gates 003

 

uber contro taxiuber contro taxi

Non produciamo di meno ma di più. Non ci sentiamo minacciati dalla scarsità di cibo. La produttività, cioè quanto prodotto ciascun addetto riesce a realizzare, è cresciuta vertiginosamente. Tutti ne abbiamo beneficiato: un secolo fa la metà del reddito degli italiani finiva in spesa alimentare, oggi il 15%.

 

La stessa cosa avviene nell' industria manifatturiera: con meno lavoro umano, riusciamo a fare più cose. E' stata una grande «liberazione» dalla fatica. Si sono ridotti i lavori insalubri e fisicamente massacranti: la catena di montaggio degli Anni 50 e quella da cui oggi escono i trattori di Cnh richiedono un impegno fisico ben diverso. Ciò non vuol dire che l' innovazione non faccia vittime. Molte persone si trovano spiazzate, perdono il lavoro e non riescono a ricollocarsi. La politica dovrebbe provare a dare un senso a parole che ha generosamente esibito come slogan: tipo «formazione continua».

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E' difficile applicare un principio di precauzione: nessuno sa in che direzione vada il progresso. Di per sé, nulla garantisce che una tecnologia nuova sia preferita a una vecchia: la maggior parte delle persone tutt' oggi apprezza gli asciugamani «tradizionali» più di quelli elettrici.

 

Qual è la novità buona e qual è quella cattiva lo decide solo il consumatore. E perché mostri il pollice alzato, bisogna che percepisca che quell' innovazione gli migliora la vita.

Se il progresso ha un costo sociale, lo hanno anche i progressi mancati.

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Rallentare l' innovazione non amplierà la platea dei beneficiari. Per offrire stabilità di condizioni ad alcuni gruppi va a finire che priviamo di nuove opportunità tutti gli altri: oggi staremmo meglio o peggio, se avessimo frenato la diffusione dell' automobile per tutelare i cocchieri? In gioco c' è qualcosa che sbagliamo a dare per scontato: la capacità delle nostre società industriali di continuare a generare nuovi prodotti e nuovi servizi. Attenzione a dissanguare la pecora che si vuole tosare.

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