BIGLIETTI MARCI - LE PROVE DEI FONDI NERI ALL'ATAC EMERSERO GIÀ NEL 2011 MA I MANAGER INSABBIARONO LA RELAZIONE

Daniele Autieri e Carlo Bonini per "la Repubblica"

Due documenti riservati di Atac ottenuti da Repubblica dimostrano che, almeno dal febbraio del 2011, il management di vertice dell'azienda aveva acquisito evidenze inoppugnabili sulle responsabilità interne nella truffa dei "falsi biglietti" capace di drenare 70 milioni di euro all'anno dal suo bilancio.

E che tuttavia lo stesso management decise di nascondere quelle prove alla magistratura inquirente, di tacerle al consiglio di amministrazione dell'Azienda e al suo unico azionista, il Comune di Roma. Già, il Campidoglio, "vittima" di una stangata iniziata nella Roma di Walter Veltroni e proseguita in quella di Alemanno.

Perché tacere? Perché un'omissione così macroscopica da chi dovrebbe avere a cuore l'interesse dell'azienda? «La risposta è una sola - osserva una qualificata fonte interna all'Azienda - e suona così: quella verità avrebbe fatto crollare il Sistema dei finanziamenti assicurati da Atac alla Politica grazie alle provviste nere create con la falsa bigliettazione.
Perché quella verità era semplicemente intollerabile».

Febbraio 2011, dunque. Vediamo cosa accade. Oltre a un report commissionato a un team esterno le cui già allarmanti conclusioni verranno consegnate alla Procura di Roma, Atac insedia in quell'inverno di due anni fa una commissione di inchiesta interna perché vada fino in fondo alla faccenda.

La presiede Giuseppe Renato Croce, un ex magistrato di 73 anni dal passato opaco (il suo nome è stato trovato negli elenchi della P2) che ha trovato in Atac la sua nuova casa. E con lui ne fanno parte sei manager: il responsabile sicurezza e prevenzione, Pierluigi Pelargonio, il responsabile degli affari legali, Gianfrancesco Regard, il responsabile commerciale Fabrizio Frustaci, il direttore organizzazione e relazioni industriali Gianluca Ponzio, il responsabile delle manutenzioni Raffaele Santulli, e il responsabile dell'area tutela del patrimonio Luca Nicotera.

Sono dirigenti obbligati a rispondere alla politica e anche per questo, forse, la convinzione è che il loro lavoro sarà timido e non andrà da nessuna parte. Ma non è così. Il 6 maggio 2011, tre mesi dopo la chiusura dell'indagine interna, proprio Croce invia una lettera all'allora direttore generale di Atac, Antonio Cassano.

Si legge: «Onde rappresentare al magistrato che l'alta dirigenza di Atac si è tempestivamente mossa affinché i reati in accertamento non si ripetessero, si prospetta alla S. V. l'opportunità che la relazione (della Commissione interna ndr) venga trasmessa alla Procura della Repubblica affinché sia allegata all'incarto penale».

L'invito rivolto a Cassano è chiaro nella sostanza. Quanto scoperto dall'indagine interna mette i vertici di Atac in una posizione che non lascia molti margini di manovra a meno di non voler apparire complici. Tuttavia, l'allora direttore generale di Atac ripone sia la lettera di Croce che le quaranta pagine di rapporto che la accompagnano in una cassaforte, dove rimarranno fino all'inchiesta di Repubblica della scorsa settimana.

Ci sono evidentemente "ottimi" motivi per occultare il lavoro della Commissione. E per capirlo è sufficiente leggere alcuni dei passaggi chiave della sua Relazione. Per la prima volta, viene descritto il "bunker" di via Sondrio, l'ufficio dove è raccolta l'intelligenza del sistema di bigliettazione informatica.

La Commissione spiega infatti di aver realizzato che esiste "un problema interno" proprio quando chiede l'accesso a quell'ufficio. Intende osservare e verificare come lavorano i venti uomini che dalla società Erg sono stati assunti in Atac e hanno gestito per anni il segreto della bigliettazione elettronica. Soprattutto, vuole comprendere il meccanismo di rendicontazione elettronica che dovrebbe assicurare la corrispondenza tra i titoli di viaggio stampati e quelli effettivamente utilizzati.

Ma, appunto, la Commissione viene bloccata. L'accesso al bunker è interdetto anche alle loro indagini, che pure non dovrebbero incontrare ostacoli. «A quel punto abbiamo capito che qualcosa non funzionava per davvero - racconta oggi uno dei sei manager - e con l'aiuto di alcuni esperti informatici siamo entrati a forza nel sistema. Solo allora ci siamo resi conto che non esistevano black list per la registrazione dei biglietti usati, e che un'eventuale clonazione sarebbe passata inosservata». «È stata una scoperta illuminante - aggiunge la fonte - purtroppo siamo stati rapidamente scoperti e ricacciati fuori dal sistema».

Anche in quella "finestra" così stretta, la Commissione riesce nondimeno ad afferrare evidenze cruciali. Si legge ancora nella Relazione occultata: «Tutti i controlli dei biglietti "vidimato/ venduto" e i livelli di protezione del sistema sono in capo ai medesimi soggetti. Questa modalità di gestione della bigliettazione attraverso l'esistente sistema di black list non automatizzata che prevede l'inserimento manuale dei biglietti a cui deve essere negato l'accesso, non permette di evitare l'esistenza di una bigliettazione parallela almeno fino a quando questa non viene scoperta».

Cosa che alla Commissione è riuscita. «Dalla verifica effettuata dalla direzione vendite sui titoli di viaggio in possesso al servizio ispettivo Atac - scrivono i sei manager - emerge che 3 biglietti acquistati il 16 settembre del 2009 sono risultati validamente emessi, regolarmente validati, ma non ne risulta la vendita sulla contabilità aziendale, mentre 4 biglietti acquistati in data 17 e 18 settembre del 2010 risultano validamente emessi, regolarmente validati, ma non come venduti - come emergeva dalla verifica della contabilità aziendale».

«È evidente quindi - concludono i membri della commissione di inchiesta - come a fronte della vendita dei titoli di viaggio Atac non ha incassato il corrispettivo monetario che era stato invece fraudolentemente trattenuto». La Commissione comprende di essere di fronte a un Sistema. E dunque, per la prima volta, parla di un "Progetto Bigliettazione".

Ne indica il perno operativo in un gruppo di dipendenti (gli ex-dipendenti della società australiana Erg) che da allora e fino ad oggi avrebbero gestito in solitudine, per giunta protetti dal segreto anche fisico del loro ufficio, tutti i processi operativi sui titoli di viaggio.
All'origine della stangata sono i rapporti opachi allacciati con Rutelli sindaco tra l'Azienda e la società australiana Erg, fornitrice del sistema prima dell'internalizzazione del servizio in Atac.

«Emerge tutta la stranezza del rapporto tra Atac, Erg Italia e Transel (la società mista attivata e mai decollata) e come questo rapporto sia stato gestito sempre dalle stesse persone ». Ovvia la conclusione: «Urgono iniziative veramente efficienti perché è intuibile che queste falle minano alla base la principale fonte di acquisizione di utili per l'Azienda». Tutt'altro che ovvia la conseguenza. La relazione, in quel 2011, viene fatta semplicemente sparire.

 

gianni alemanno giuseppe renato croce Antonio Cassano Atac gianni alemanno atac b atacatac

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni e il referendum - meme by vukic

DAGOREPORT - L’ITALIA HA DETTO “NO” ALL'ARMATA BRANCA-MELONI! SFANCULATA L'OSCENA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE - PER LA DUCETTA, CHE CI HA MESSO FACCIA E MENZOGNE E HA ACCETTATO LA POLITICIZZAZIONE DEL VOTO, È UNA BATOSTA CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SUO FUTURO - E ORA L'UNDERDOG DE' NOANTRI CHE FA? ABBOZZA E BALBETTA: "ANDREMO AVANTI", MA SARÀ COSTRETTA A PRENDERE PROVVEDIMENTI. PRIMO: SCARICARE SUBITO IL “TOSSICO” TRUMP, ODIATO DAGLI ITALIANI E CHE CON LA GUERRA ALL'IRAN L'HA AZZOPPATA TOGLIENDOLE CONSENSO - SECONDO: CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE IN MODALITA' ANTI-CAMPOLARGO, MA TRATTANDO CON LEGA E FORZA ITALIA – LA STATISTA ALLE VONGOLE VORREBBE ANTICIPARE LE ELEZIONI DEL 2027 ALLA PRIMAVERA. UN ELECTION DAY COL VOTO DEI COMUNI DI TORINO, MILANO E ROMA, MA LA FIAMMA MAGICA FRENA – LA CACCIA AL CAPRONE ESPIATORIO SARÀ FACILE: PORTA DRITTO A VIA ARENULA (SULLA GRATICOLA I TRE CACCIABALLE NORDIO, BARTOLOZZI E DELMASTRO) - VIDEO: IL MESSAGGIO DI STIZZA MASCHERATA DELLA PREMIER SU INSTAGRAM

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...