riscossione sicilia

PUR DI NON PAGARE LE TASSE, IN SICILIA AZZERANO L’AGENZIA CHE LE CHIEDEVA – IL PRESIDENTE DI RISCOSSIONE SICILIA, INGENUO, PENSAVA DI RECUPERARE L’EVASIONE DEI PARLAMENTARI: HANNO PROVATO A FARLO FUORI, NON CI SONO RIUSCITI, COSI’ HANNO CANCELLATO TUTTA L’AGENZIA

 

Mario Giordano per “la Verità”

 

Vietato far pagare le tasse ai deputati siciliani. Chi ci prova viene fatto fuori. Eliminato. Cancellato. «Omicidio istituzionale»: lo definisce così il presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo. Lui ha cercato disperatamente di ottenere quel minimo di equità che parrebbe normale. Se un cittadino non salda i conti con l' erario, si vede pignorare lo stipendio, no? E allora perché a chi siede nell' Assemblea regionale siciliana non accade lo stesso? Chi ha incarichi nelle istituzioni non sarebbe tenuto a rispettare le leggi ancor di più degli altri? Perché invece in Sicilia essi godono di una speciale impunità?

Antonio FiumefreddoAntonio Fiumefreddo

 

Da più di un anno Fiumefreddo stava cercando di mettere fine a questo andazzo scandaloso. Sembrava potesse riuscirci. Sembrava. Ma non bisogna mai sottovalutare la resistenza degli impuniti: prima hanno cercato di rimuoverlo. Non essendoci riusciti, hanno rimosso direttamente l' ente Riscossione Sicilia. Un po' come quei mariti che non riuscendo a convincere la moglie a concedere il divorzio, sterminano l' intera famiglia, bambini compresi.

 

L' emendamento è passato a tarda sera, di nascosto, come tutte le cose di cui un po' ci si vergogna, e con il consenso di tutti i deputati della commissione Bilancio. Anche l' unanimità delle forze politiche, del resto, è una costante dei provvedimenti svergognati. Viene stabilito che dal 1° luglio 2017 Riscossione Sicilia non esisterà più. Di conseguenza il suo presidente neppure. Stop, rien ne va plus, les jeux sont faits. E non sono giochi puliti, purtroppo: tutte le iniziative di Riscossione Sicilia, infatti, da oggi sono paralizzate. Brindano i notabili dell' evasione, i re dell' imposta ballerina, i furbetti della zona grigia. E Fiumefreddo è affranto. «Questo è un delitto pianificato», dice.

riscossione siciliariscossione sicilia

 

Lo scandalo delle tasse non pagate in Sicilia era scoppiato nel gennaio 2016. L' avvocato Fiumefreddo, appena arrivato a capo dell' agenzia che nell' isola sostituisce Equitalia, aveva denunciato: «Dovremmo incassare 5 miliardi l' anno e invece incassiamo meno di 500 milioni, solo l' 8 per cento del dovuto. Com' è possibile?». La cosa, in effetti, appariva piuttosto strana anche perché Riscossione Sicilia, in quel momento, poteva contare su 700 dipendenti e ben 887 consulenti.

 

Tanti esperti strapagati per lasciare 5 miliardi l' anno nelle tasche degli evasori? Con tutto quello che si potrebbe fare con quei soldi per aiutare chi ha bisogno (disabili compresi)? Non è pazzesco? Fiumefreddo cominciò ad alzare la voce, a denunciare lo scandalo in tv. E la cosa piacque molto ai cittadini onesti. Un po' meno agli altri. Soprattutto non piacque la denuncia successiva dell' avvocato con la voglia di pulizia.

palazzo dei normannipalazzo dei normanni

 

Fiumefreddo si accorse, infatti, che tra coloro che avevano ingenti debiti con il fisco c' erano i Comuni (in testa Catania con 19 milioni) e tanti deputati ed ex deputati regionali. A settembre 2016 risultavano avere un debito con il fisco 20 senatori nazionali siciliani, 39 deputati nazionali siciliani, 155 deputati regionali delle precedenti legislature e ben 77 su 90 deputati regionali in carica. Sia chiaro: per alcuni si tratta di poche centinaia di euro, ma ci sono alcuni che hanno pendenze notevoli come l' onorevole Giambattista Cultraro (1.415.113 euro), l' onorevole Fracantonio Genovese (966.787 euro), l' onorevole Raffaele Nicotra (339.443 euro), etc.

 

La domanda è: perché i rappresentanti siciliani nelle istituzioni non danno il buon esempio saldando il loro debito con il fisco? E perché, nel caso non lo facciano, non gli si va a pignorare stipendio o pensione come accadrebbe con qualsiasi cittadino? La risposta degli uffici di Riscossione Sicilia era sempre la stessa: «Qui è prassi così». Prassi? Prassi un corno, ha provato a ribellarsi Fiumefreddo. E mal gliene incolse. Da allora, infatti, ha dovuto ingaggiare una battaglia senza tregua. E con pochi alleati.

Giambattista CultraroGiambattista Cultraro

 

Come prima reazione hanno provato a rimuoverlo, ma non ci sono riusciti. Fiumefreddo è andato avanti come un treno: è riuscito a portare in pochi mesi la percentuale delle somme incassate dall' 8 al 14 per cento (ancora poco, ma un passo in avanti); ha mandato a rastrellare gli evasori in quegli anfratti oscuri dove prima di lui tutti si erano fermati, cioè nei settori ortofrutta, carne, appalti e onoranze funebri, sospetti di infiltrazioni mafiose; ha risposto a testa alta alle minacce di morte ricevute; è andato in commissione Antimafia a denunciare che «negli ultimi 10 anni in Sicilia non sono stati riscossi 52 miliardi di euro» e che «le piattaforme petrolifere che operano nell' isola sono talmente abituate a non pagare mai il dovuto che hanno perfino negato l' accesso agli ispettori».

Fracantonio Genovese Fracantonio Genovese

 

Soprattutto ha continuato a insistere: i deputati devono essere i primi a pagare le tasse, devono dare l' esempio, non possono nascondersi. Come si fanno a cambiare le cose in un' isola che non riscuote 52 miliardi di tasse, se quelli che stanno nelle istituzioni sono i primi a fare i furbi? In un Paese normale a uno così gli darebbero un aiuto, un premio, un sostegno, una medaglia al valor civile. In Sicilia, invece, gli danno un colpo in testa. L' orrore viene di notte, con le speranze tutte rotte: Riscossione Sicilia deve morire, il 1° luglio sparirà. E così tutti vissero felici e evasori. Deputati in testa, ovviamente.

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