vladimir putin mosca cellulare blackout internet

PUTIN FA RIPIOMBARE MOSCA AI TEMPI DELL’UNIONE SOVIETICA – IL BLOCCO DI INTERNET E IL BANDO DI TELEGRAM NELLA CAPITALE RUSSA SAREBBE STATO SUGGERITO A "MAD VLAD" DAI SERVIZI SEGRETI, ANSIOSI DI COSTRUIRE UN "GULAG DIGITALE" NEL QUALE IL LIBERO ACCESSO ALLA RETE DIVENTERÀ UN PRIVILEGIO PER POCHI – DIETRO AL BLACKOUT DELLA RETE CI SONO DUE MOTIVI: LE CRESCENTI PARANOIE DI PUTIN DI ESSERE TRACCIATO E FATTO FUORI, COME ACCADUTO AD ALI KHAMENEI A TEHERAN, E L'IMPROVVISA DISCESA DEL DITTATORE RUSSO NEI SONDAGGI (PERFINO IL CENTRO GOVERNATIVO “VTSIOM” QUOTA IL SUO GRADIMENTO AL 32%) – IL SALTO INDIETRO DI MOSCA: MAPPE DI CARTA, PAGAMENTI BLOCCATI E RITORNO ALLE CABINE TELEFONICHE...

Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per “la Stampa”

 

BLACKOUT DI INTERNET A MOSCA

«Non ti porteranno più il sushi alle tre di notte, invece ti busseranno alla porta alle quattro», dice Mikhail (nome di fantasia ovviamente), un imprenditore nel campo informatico moscovita.

 

L'allusione macabra agli arresti notturni dell'epoca dello stalinismo ironizza su un orgoglio dei moscoviti: qualunque cibo portato a casa con un click, a qualunque ora, con un corriere o addirittura un robottino, il simbolo della Mosca benestante ed efficiente del putinismo. […]

 

Ora, nella Rete russa girano esilaranti clip sui ventenni che cercano di orientarsi srotolando cartine cartacee. Non è uno scherzo: le vendite di cartine e guide sono schizzate, insieme a quelle di cercapersone e telefoni fissi.

 

BLACKOUT INTERNET A MOSCA - RITORNO ALLE CARTINE

Chiamare un taxi nel centro di Mosca è diventato impossibile, e mentre si stanno assumendo centralinisti per prendere prenotazioni telefoniche, nella periferia sono riapparsi i "bombila", i tassisti clandestini di sovietica memoria, che raccattano passeggeri dal bordo strada. Si paga in contatti, i terminal delle carte di credito non funzionano.

 

Perfino la Duma è rimasta senza Internet. Agli utenti arrivano Sms: «Sono in corso limitazioni temporanee al traffico dati e rete mobile, dettate da motivi di sicurezza». Ma il temporaneo è sempre la cosa più duratura, recita un vecchio detto russo, e in attesa di attivare la «lista bianca» dei siti sempre accessibili (amministrazione pubblica, banche, trasporti), il primo canale tv pubblicizza l'iniziativa dei deputati di ripristinare le cabine telefoniche.

 

VLADIMIR PUTIN IN MIMETICA

[…]  attivisti di ogni spettro, dai comunisti ai liberali, hanno chiesto l'autorizzazione a scendere in piazza il 29 marzo, contro il blocco di Internet e il bando - non ancora ufficiale, ma di fatto già in corso - di Telegram, l'app di messaggistica utilizzata letteralmente da tutti, dai dissidenti ai propagandisti e dai militari agli spacciatori.

 

Per ora, tutti si sono sentiti rispondere "niet": a Mosca a causa di un'ordinanza "antiepidemiologica" dei tempi della pandemia, a Novosibirsk per via della tutela degli alberi, a Irkutsk per paura di un numero eccessivo di partecipanti e a Barnaul, più banalmente, con la spiegazione che le autorità «non hanno violato la legge» e quindi la protesta è infondata.

 

[…]

 

pavel durov - telegram

Del resto, in numerose città russe la rete mobile era stata oscurata, in tutto o in parte, già l'estate scorsa, per contrastare i droni ucraini. Mosca però continuava a ordinare il sushi e a guardare i dissidenti su YouTube. «In Rete fioriva la libertà russa, ciascuno si faceva il proprio ecosistema e se lo portava sempre dietro», scrive Leonid Parfyonov, giornalista e studioso dei costumi postsovietici.

 

Fuori, Vladimir Putin stava rimpiangendo e ricostruendo l'Unione Sovietica, ma nello smartphone si continuava a leggere e discutere, con qualche precauzione come il Vpn per vedere siti e social censurati.

 

Oggi, l'unico servizio di messaggistica è "Max", creato e controllato dai Servizi. La sparizione del traffico dati in quanto tale però non si può aggirare, e Parfyonov parla di «passo decisivo dall'autoritarismo al totalitarismo».

BLACKOUT DI INTERNET A MOSCA

 

[…]  la politologa d'opposizione Ekaterina Shulman riassume il patto sociale del putinismo così: «I russi sono i consumatori più esigenti e i cittadini più passivi». Il paradiso dei consumi digitali era la ricompensa per il consenso, e infatti il "Cigno Scarlatto" fa sapere che non è contrario alla guerra in Ucraina o al regime di Putin.

 

Questa volta, il Cremlino è riuscito a far arrabbiare i suoi stessi fan, e nelle chat Telegram ha fatto scalpore l'outing di Ivan Remeslo, un blogger propagandista che all'improvviso ha dichiarato che Putin dovrebbe venire «processato come criminale di guerra».

 

VLADIMIR PUTIN AL CELLULARE

Qualcuno ci vede un segno della spaccatura nel gruppo dirigente putiniano: perfino l'ineffabile Dmitry Peskov ha criticato il bando di Telegram, usato peraltro dalla propaganda russa all'estero, e dai militari al fronte.

 

Mikhail, che ha contratti con il governo, non ha dubbi: gli unici che possono ignorare a questo punto gli umori dei russi, e addirittura le necessità dei militari, sono i falchi dei servizi segreti, ansiosi di costruire un "Gulag digitale" nel quale il libero accesso alla Rete diventerà un privilegio per pochi.

 

VLADIMIR PUTIN - AGENTI DELL FSB - SERVIZI SEGRETI RUSSI

A Mosca gira voce che a convincere Putin ad accelerare il passaggio al "modello cinese" sia stato proprio l'Fsb, per due motivi. Il primo è l'improvvisa discesa del dittatore russo nei sondaggi: perfino il centro governativo VtsIOM lo quota al 32%. E il secondo è l'attacco all'Iran, nel corso del quale gli americani hanno utilizzato i dati della Rete per stanare Ayatollah e pasdaran.

 

Ultimi Dagoreport

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...