“IL FATTO” SMONTA DEL TURCO: QUADRI, CASE E SOLDI CHE LO HANNO INCHIODATO

Enrico Fierro per il "Fatto quotidiano"

Ottaviano Del Turco si difende: non ho mai preso tangenti, i soldi per acquistare case a Roma e in Sardegna provengono dalla vendita di quadri di valore, da alcune polizze assicurative e dai guadagni di una vita. Frotte di innocentisti sbandierano la teoria del complotto. Pubblici ministeri, giudici per le indagini preliminari e finanche un collegio di tribunale, tutti uniti per demolire la figura dell'ex numero due della Cgil. Vediamo come stanno realmente le cose tentando di mettere in ordine fatti, indagini e testimonianze.

LE CASE E I QUADRI
Sostiene Del Turco che l'acquisto di appartamenti a Roma nel periodo a ridosso del pagamento delle tangenti da parte di Vincenzo Maria Angelini gli fu possibile grazie alla vendita di alcuni quadri del pittore Schifano. Di quanti quadri si tratti, e quale sia il loro valore, è un mistero che Del Turco non è mai riuscito a chiarire.

Il 13 giugno 2006, l'ex governatore riceve 300 mila euro dal gruppo Tosinvest (gli Angelucci, imprenditori della sanità con forti interessi in Abruzzo). Si tratta del corrispettivo, sostengono i pm, per la vendita di cinque dipinti versato al figlio di Del Turco, Guido, attraverso una "interposizione fittizia della galleria Mucciaccia" gestita da un suo vecchio amico.

Ma i quadri (solo del dipinto di Schifano si conosce il titolo, "Esso") risultano acquistati e pagati da Global Service (società del gruppo Tosinvest degli Angelucci, ndr). Nell'udienza del 17 ottobre 2012, la testimonianza del colonnello Odorisio della Gdf nella quale si parla di una nota relativa alla vendita di quadri rinvenuta in un ufficio romano di Del Turco, che cita un dipinto di Schifano senza titolo e quattro quadri del pittore Ventrone.

Il titolo rispunta però quando i militari della Gdf si recano alla galleria Mucciaccia e trovano una nota firmata dal Del Turco che indica in "Esso" il quadro di Schifano, ceduto al prezzo di 120mila euro, più 3 Ventrone, per un totale di 300mila euro. Il pagamento, si legge ancora, dovrà essere effettuato a favore del figlio Guido.

QUATTRO O DUE?
Il documento a firma Del Turco del 3 giugno 2006, nel quale si parla delle opere d'arte, è giudicato "assai ambiguo" dai magistrati, perché non è chiaro quanti siano i Ventrone. Quattro o due? "Da notare - hanno affermato i pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli nella loro requisitoria al processo - come dei dipinti oggetto della transazione, la casa d'arte Mucciaccia non è in grado di fornire né foto, né altri documenti idonei ad identificarli".

Ciò nonostante, il 14 giugno 2006, la galleria Mucciaccia bonifica 300mila euro al figlio di Del Turco. Per l'accusa "è evidente che l'operazione è unica e la triangolazione nasconde un rapporto a due, l'amico Mucciaccia si presta a fare da mero schermo tra Del Turco e Global service del suo amico Angelucci e del gruppo Tosinvest, proprietaria di clinica accreditata in Abruzzo, il San Raffaele di Sulmona, che nella politica di tagli ed austerità, sarà l'unica clinica a veder aumentati i posti letto".

Quali sono i quadri venduti per 300mila euro non si sa. In udienza l'ex governatore parla di due Schifano. Ma forse non è neppure uno, visto che gli stessi magistrati giudicano i documenti prodotti "inattendibili". Il mistero aumenta se si rilegge un articolo de "Il Giornale" del 18 luglio 2006. In vari virgolettati attribuiti allo stesso Del Turco, all'epoca in carcere a Sulmona, e a persone a lui vicine, gli Schifano salgono a tre.

Affermano i pm nella loro requisitoria: "Perché Ottaviano Del Turco abbia mascherato l'operazione in questo modo, con la complicità dell'amico Mucciaccia, con una compravendita di quadri scarsamente ed ambiguamente documentata, contrastante con le sue stesse dichiarazioni, è evidente vista la natura corruttiva della transazione". Di "molteplici indici di anomalia" parla un altro teste, il maresciallo della Gdf Russo.

LA TRACCIA DEI SOLDI
Testimonianza del colonnello della Gdf Maurizio Favia del 26 ottobre 2012. "...Ovviamente non ci illudevamo che con un accertamento bancario o guardando i singoli conti correnti potessimo trovare il versamento di danaro in contanti in quantità significative, molto vicine o comunque analoghe a quelle che venivano poi via via riferite dall'imprenditore Angelini".

La Gdf ha indagato per "verificare disponibilità, operazioni economiche finanziarie particolari, per creare un percorso logico economico su queste singole operazioni", e ad un certo punto ha scoperto una disponibilità complessiva patrimoniale di Del Turco pari a 640mila euro, che al netto delle imposte portano la somma a 490.444euro.

Dal 2003 al 2006, quindi compreso il periodo delle asserite tangenti versate dal re della sanità privata abruzzese Angelini, transitano sul conto della compagna di Del Turco 611mila euro, più altri versamenti che servono a comprare due case, una casa in Sardegna nel 2006, e una a Roma, in via Crescenzo, il 17 marzo di quello stesso anno. "L'arco temporale delle operazioni - precisa il colonnello della Gdf - del 10 e del 20 marzo 2006, è il periodo indicato dall'imprenditore Angelini come il momento in cui viene consegnata una somma di denaro all'ex governatore".

BUCO PERICOLOSO
Quando avviene il versamento di 270mila euro alla sua compagna, il conto corrente di Del Turco è in rosso di 630 euro e sprofonderà ancora di più a quota 270mila, un dato che l'ufficiale delle fiamme gialle definisce di "elevato indice di pericolosità". Un giro vorticoso di soldi che Del Turco non riesce a spiegare e giustificare, in parte finiti nella costituzione di una polizza assicurativa. Per ricostruirlo, la Gdf è risalita al 31 gennaio 2002 quando l'ex sindacalista portò alla Banca Toscana di Collelongo, 560.500.000 lire che convertì in euro.

Tanti soldi e anche allora non giustificati. Ma "in ogni caso - è la tesi dei pm - sostenere che Del Turco non ha la possibilità dal 2006 di occultare le ingentissime somme in contanti ricevute da Angelini, non è solo illogico, ma è anche inequivocabilmente smentito" proprio da questo significativo versamento in contanti del 2002.

Del Turco non è mai riuscito a chiarire neppure nell'udienza del 16 ottobre 2012 perché, sapendo da anni che doveva comprare una casa a Roma, va in scoperto con il conto corrente pur avendo avuto il tempo per preparare la provvista. Anche la casa in Sardegna, dove l'ex sindacalista andava in vacanza da anni, viene acquistata nell'ottobre 2006, sempre a ridosso delle tangenti che avrebbe versato Angelini il 20 marzo e il 4 ottobre di quell'anno.

 

 

Ottaviano Del TurcoOttaviano Del Turco - Copyright PizziOttaviano Del Turcomario schifanoVincenzo AngeliniAngelucci

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...