benjamin netanyahu raid israeliano in libano

QUALCUNO FERMI NETANYAHU! – “BIBI” CONTINUA A BOMBARDARE IL SUD DEL LIBANO, E I MINISTRI DEL SUO GOVERNO CHIEDONO DI COLPIRE ANCHE LE “INFRASTRUTTURE CIVILI” – FARES SOUAID, EX PARLAMENTARE LIBANESE: “HEZBOLLAH È IN UN VICOLO CIECO. PER LA PRIMA VOLTA IL LIBANO PUÒ NEGOZIARE LA PROPRIA SOVRANITÀ SENZA ESSERE ACCUSATO DI TRADIRE L’IDENTITÀ ARABA” – DIETRO LA NARRAZIONE DELLA VOLONTÀ DI CREARE UNA ZONA DI SICUREZZA NEL SUD DEL LIBANO, ISRAELE STA COMBATTENDO ANCHE PER L’ACQUA E IL GAS OFF SHORE...

MINISTRO ISRAELIANO, 'IN LIBANO COLPIRE ANCHE INFRASTRUTTURE CIVILI'

benjamin netanyahu

(ANSA) - Il ministro dell'Energia e delle infrastrutture israeliano, Eli Cohen, ritiene che ci siano "poche chance" di successo dei negoziati in programma da martedì con il Libano, e che l'operazione militare in corso nel Paese dovrebbe continuare.

 

"Dal mio punto di vista, non dovremmo solo bombardare nel Dahieh" (l'area della periferia sud di Beirut, considerata roccaforte di Hezbollah), ha detto in un'intervista a Ynet Studio, "ma anche siti e infrastrutture legate al Libano stesso".   

 

Parlando alla radio Kol Barama, in un'intervista citata da altri media israeliani, lo stesso Cohen ha parlato di "infrastrutture civili" libanesi da colpire, indicando tra queste anche "l'aeroporto" di Beirut.

 

raid israeliano in libano foto lapresse 7

MEDIA, NUOVI RAID ISRAELIANI NEL SUD DEL LIBANO, ALMENO 11 MORTI

(ANSA) - Almeno 11 persone sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei Maaroub, dove è stata presa di mira un'intera famiglia: lo riporta l'agenzia libanese Nna.    La stessa fonte aggiunge che ci sono stati attacchi anche in altre località del Libano meridionale e che, oltre ai morti, si contano pure diversi feriti.

 

LIBANO: BEIRUT, OLTRE 2.000 PERSONE UCCISE IN ATTACCHI ISRAELE DAL 2 MARZO

(LaPresse) - Il ministero della Salute libanese afferma che almeno 2.020 persone sono state uccise e altre 6.436 ferite negli attacchi israeliani a partire dal 2 marzo. Lo riporta Al Jazeera. Tra le vittime figurano 165 bambini, 248 donne e 85 operatori sanitari. Il ministero ha inoltre dichiarato che le forze israeliane hanno ucciso 97 persone e ne hanno ferite altre 133 nella giornata di sabato.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

NETANYAHU, 'ISRAELE HA DISTRUTTO IL PRINCIPALE DEPOSITO DI ARMI DI HEZBOLLAH'

(ANSA) - Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che le Forze di Difesa israeliane (Idf) hanno distrutto un arsenale di 150.000 missili e razzi in sei ore. Lo riporta Haaretz.

 

"In Libano si è verificato un cambiamento fondamentale", ha affermato Netanyahu. "Nasrallah si vantava che gli ebrei fossero la ragnatela. È stato eliminato, e con lui il suo vasto arsenale missilistico".

   

Netanyahu ha poi aggiunto che, nonostante i danni significativi che afferma di aver subito, l'organizzazione possiede ancora razzi e le Forze di Difesa israeliane continuano a operare contro di essa.

   

raid israeliano in libano foto lapresse 4

"La campagna di Israele contro Hezbollah continua", ha dichiarato. Durante il suo intervento, Netanyahu ha attaccato i media israeliani, sostenendo che "la propaganda iraniana viene ripresa dai nostri canali mediatici".

 

FARES SOUAID - «HEZBOLLAH IN UN VICOLO CIECO GRANDE CHANCE PER IL PAESE»

Estratto dell’articolo di M. Ser. per il “Corriere della Sera”

 

«Hezbollah è in un vicolo cieco. Un cul de sac se vogliamo dirlo alla francese» Fares Souaid, ex parlamentare libanese, cristiano maronita e oggi direttore di un centro di ricerca politica, è noto per la sua critica frontale al partito di Dio.

 

hezbollah 1

Lei sostiene che Hezbollah sia oggi più debole che mai. Perché?

«Perché ha perso le sue tre carte fondamentali. La prima è la fine della continuità geografica tra Teheran, Damasco e Beirut. Dal 1969 il confine siro-libanese non era mai stato chiuso. Oggi lo è. Di fatto, Hezbollah è chiuso dentro il Libano».

 

Qual è il secondo elemento di rottura?

«Se fino a ieri chi criticava Hezbollah era accusato di lavorare per Israele, oggi non più. Non c’è più la retorica del tradimento della “causa araba”. La società libanese può così prendere posizione senza essere demonizzata».

 

Questo indebolimento si traduce in un calo di consenso?

Fares Souaid

«Sì. Il sostegno a Hezbollah è sceso sensibilmente. È un processo iniziato prima dell’uccisione di Nasrallah. Le società percepiscono la forza e percepiscono la debolezza. E oggi vedono un Iran indebolito, una regione che cambia, un mondo sunnita che non sostiene più la narrativa della resistenza sciita. Hezbollah lo sa, e la sua base lo sente».

 

Lei parla spesso di un «vicolo cieco» per il partito di Dio. Cosa intende?

«Che Hezbollah non può andare avanti e non può tornare indietro. Non può continuare la guerra perché è geograficamente intrappolato. Non può fermarla perché perderebbe la sua ragion d’essere. In più, non sa se l’Iran è disposto a mettere in discussione il proprio ruolo regionale nei negoziati in corso. È una doppia impasse».

 

raid israeliano in libano foto lapresse 6

Perché ritiene che questa fase favorisca il Libano?

«Perché per la prima volta dal 1969 il Libano può negoziare la propria sovranità senza essere accusato di tradire l’identità araba. Dal 2024, il mondo arabo ha dichiarato che qualsiasi conflitto con Israele deve essere risolto con la diplomazia, non con le armi. È una rivoluzione culturale e strategica».

 

[...] «[...]  Oggi il governo libanese può sedersi al tavolo e discutere con Israele della sicurezza dei confini, delle violazioni, della sovranità, senza essere accusato di tradimento. È una novità gigantesca». [...]

 

bombardamenti israeliani nel sud del libano

«[...]  Il Libano ha un’occasione storica per inserirsi come attore e non come vittima. Tutto dipende dalla capacità di cogliere il momento. Ma una cosa è certa: Hezbollah non è più la forza irresistibile di un tempo. E il Paese lo sa».

 

LIBANO, ACQUA E GAS LE MIRE DI ISRAELE E SU HEZBOLLAH È RISCHIO GUERRA CIVILE

Estratto dell’articolo di Roberta Zunini per “il Fatto quotidiano”

 

A leggere le chat sui social, sono già tanti i libanesi che dicono di temere una nuova guerra civile, mentre nel Sud del Paese dei Cedri, gli abitanti rimasti continuano a morire sotto le bombe di Israele, senza la possibilità di venire recuperati o riconosciuti dai familiari.

 

raid israeliano in libano foto lapresse 5

Nel pomeriggio di ieri, davanti al Gran Serraglio (Parlamento) nel centro di Beirut, si è tenuta una manifestazione a favore di Hezbollah e contro la decisione delle autorità libanesi di negoziare con Israele a Washington.

 

I manifestanti non erano solo sostenitori del partito di Dio, ma anche del partito sciita Amal e del Movimento iraniano-libanese. “La resistenza è una nostra scelta”, recitavano alcuni striscioni, altri accusavano il primo ministro Nawaf Salam di essere “sionista”.

 

[...]  Anche il ministro dell’Interno, Ahmad Hajjar, è intervenuto, spiegando che “le forze di sicurezza stanno adottando misure per mantenere l’ordine”. Se queste dinamiche siano l’avvisaglia di un ritorno al sanguinoso passato non è ancora possibile saperlo, ma di certo, la tensione sta salendo.

 

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E come sempre accade quando si è in attesa del concretizzarsi delle negoziazioni, si stanno ulteriormente intensificando anche gli scontri tra Hezbollah e le Forze di difesa israeliane (Idf) nel meridione libanese.

 

Israele solo nelle ultime 24 ore ha effettuato oltre 200 attacchi: i morti sono 2020 e 6.436 i feriti. Secondo il corrispondente del quotidiano L’Orient le jour, tre missili sono stati lanciati da un drone dell’esercito israeliano contro un’auto di civili nella città di Teffahta (Nabatiyeh), ferendo diverse persone e i suoi residenti hanno chiamato la Protezione civile per chiedere aiuto.

 

bombardamenti israeliani nel sud del libano

[...] Dietro la narrazione della volontà di creare una zona di sicurezza nel sud del Libano, Israele in realtà sta combattendo una guerra per l’acqua e il gas off shore libanese. Lo Stato ebraico sa che il cambiamento climatico sta prosciugando le proprie già scarse risorse idriche e, di conseguenza, vuole impadronirsi delle acque del fiume Litani, che corre lungo il Libano meridionale come un confine naturale.

 

Intende anche ridefinire a proprio vantaggio la gestione dei vasti giacimenti di gas che si trovano nel fondale marino libanese, al limite delle acque israeliane. Il governo di Netanyahu cercherebbe di rescindere l’accordo del 2022 sul gas naturale e sul confine marittimo con la scusa “dell’incapacità di Beirut di sventare attacchi terroristici provenienti dal proprio territorio”, come ha dichiarato il ministro israeliano dell’Energia, Eli Cohen.

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