di maio toninelli grandi opere tav

QUANDO LA TORINO-LIONE ERA ''L'OLOCAUSTO'': IL BESTIARIO DEGLI INUTILI INSULTI GRILLINI. CRIMI GIURÒ: ''DOVRETE PASSARE SUL MIO CORPO''. DIBBA: ''UNA STRONZATA DA 20 MILIARDI'' - FICO: ''LA TAV TOTALMENTE FALLITA'' - SUL BLOG DI GRILLO ERA DEFINITA ''UNO STERMINIO DELLA NATURA E DEI DIRITTI DEI CITTADINI'', MENTRE IL POVERO TONINELLI SPERAVA NEL SABOTAGGIO FRANCESE

1 - QUANDO LA TORINO-LIONE ERA L'«OLOCAUSTO» IL SUSSIDIARIO DEGLI INUTILI INSULTI GRILLINI

Carmelo Caruso per “il Giornale

 

Hanno bloccato i cantieri con tutti i mezzi, hanno minacciato di immolare il loro corpo, hanno promesso una nuova Resistenza. Hanno scritto di tutto. In questi anni di battaglia per impedire il completamento della Torino-Lione, il M5s si è servito di ogni metafora per mostrificarla. A rileggere quanto dichiarato, in passato, dal sottosegretario, Vito Crimi, la sua vita sarebbe oggi in pericolo. Era il 3 giugno del 2015, Giuseppe Conte non aveva ancora deciso che la Tav è meglio farla, ma Crimi fece il grande giuramento: «Dovrete passare sul mio corpo!».

ZEROCALCARE NO TAV NOTAV

 

Un anno prima, Beppe Grillo inquadrava la Tav in tutta la sua dimensione: «È una montagna di merda». Pochi oggi lo ricordano, ma, a causa della Tav, Beppe Grillo venne condannato il 3 marzo del 2014 per aver distrutto i sigilli del cantiere. Fu un momento così drammatico che il fondatore scelse di confidarlo agli attivisti: «Sono giorni terribili. C' è qualcuno che mi ferma e mi dice che ho ragione su tante cose, ma che la Tav serve al Paese. Spiego, sempre meno pazientemente, che non è una Tav, ma una Tac».

 

Si fece anche di più, e sempre sul blog, paragonando la Tav a un olocausto, «uno sterminio della natura e dei diritti dei cittadini». Anche Gianroberto Casaleggio, che interveniva pochissimo, prima di morire volle ripetere il suo «no» all' opera: «Servono più iniziative, dibattiti, lotta, che aiutino il movimento No Tav a resistere e a vincere. Serve oggi più che mai l' energia di quanti hanno conosciuto questo problema e oggi si sentono no Tav».

 

notav torino 9

Per onorarne la memoria, Luigi Di Maio non dovrebbe solo ricordare le parole di Casaleggio, ma le sue per prime: «Le peggiori lobby vogliono che si inizi a fare la Tav. Quando tutti questi signori stanno da una parte, il M5s sta dall' altra». E che dire del presidente della Camera, Roberto Fico?

 

«La Tav è totalmente fallita. La Tav non serve. Meglio riprendere il progetto del Pendolino». Era nulla rispetto al pensiero originale di Manlio Di Stefano, («È inutile spedire le mozzarelle venti minuti prima») o di Danilo Toninelli, («Ma chi se ne frega di andare a Lione!») e ancora meno di quanto sosteneva Carla Ruocco, («La Tav è l' emblema delle logiche politiche del vecchio regime che hanno devastato l' Italia»).

 

E chi lo riconosce questo Riccardo Fraccaro? «Bisogna fermare questa gigantesca truffa. Una trappola ad alta voracità». Tra i parlamentari che più si sono spesi, e contro, ci sono stati i piemontesi Mario Scibona, Alberto Airola, Laura Castelli che rifiutavano di riconoscere la natura terroristica degli attacchi No Tav: «Terroristi ed eversori sono accuse legate da un unico filo conduttore: nascondere e togliere l' attenzione da chi difende la propria terra».

 

alberto perino no tav

In questo libretto rosso anti Tav non si può non citare Alessandro Di Battista, («La Tav? Una stronzata da venti miliardi di euro») e concludere nuovamente con Grillo: «Nulla è più vero o falso quando si parla di Tav. L' uomo, di fronte, ad una cazzata di dimensioni infinite, perde la sua identità». Al M5s, per perderla, è invece bastata la prima dichiarazione ragionevole di Conte.

 

 

 

2 - "LE SANZIONI? UNA BALLA" LE CERTEZZE CROLLATE DEI 5S

Paolo Griseri per “la Repubblica

 

baci ragazza notav nina le chiffre

Erano state giornate radiose. All' indomani della vittoria del marzo 2018 i grillini avevano pregustato il blocco totale della Tav, «una delle nostre battaglie identitarie ». E sull' identità, si sa, non si tratta. Il 12 febbraio 2018 un post del futuro senatore Alberto Airola grondava certezze: «Sono convinto che nonostante un accordo ratificato da due Paesi, la Tav non si farà mai».

 

Il motivo è semplice: «Primo: i francesi decideranno se fare l' opera tra il 2030 e il 2050. Secondo: la Corte dei Conti francese ha già detto che non ci sono soldi. Terzo, Macron ha altri problemi ora: difendere la Francia e preoccuparsi delle sue miniere in Niger». L' idea, e la speranza, che sotto sotto siano i francesi a boicottare l' odiata ferrovia non è mai morta. Passano pochi mesi e la rilancia Danilo Toninelli, neo ministro dei trasporti. È il 30 ottobre scorso: «Mi risulta che Macron abbia escluso la Tav dalle priorità infrastrutturali ».

 

ATTACCO NOTAV CON BOMBE CARTA

Insomma, è fatta. I francesi pensano al Niger, hanno altro di cui occuparsi. Ma deve essere successo qualcosa nei mesi successivi. Perché due sere fa la ricostruzione del premier Giuseppe Conte è stata la seguente: «Vi assicuro che con il presidente Macron ho molto insistito per operare una revisione del progetto ». Addirittura, ha aggiunto Conte, «richiamando più volte le conclusioni della nostra analisi costi- benefici». Un' arma che sembrava definitiva. Ma incredibilmente «la Francia si è espressa per la realizzazione di quest' opera». Ma come?

E il Niger? E la Corte dei Conti?

 

Niente soccorso francese, dunque. Ma non importa. Perché tanto se l' Italia decidesse di bloccare l' opera «non dovrebbe pagare alcuna penale ». La sera del 9 agosto a La 7 Luigi Di Maio è stato categorico: «Il fatto che si debbano pagare penali è una balla. Non si devono pagare penali ». Qualcosa però s' avrebbe da pagare se Conte oggi dichiara: «La decisione di bloccare l' opera comporterebbe - attenzione - non soltanto la perdita dei finanziamenti europei ma ci esporrebbe a tutti i costi derivanti dalla rottura dell' attuale accordo con la Francia». Niente penali.

 

Ma forse sì.

NO TAV NELLA SEDE DEL PD AL NAZARENO

Eppure era stato bello immaginare che l' Europa sarebbe stata generosa con le nostre bizzarrie. Il 31 ottobre a Torino Di Maio aveva spiegato con sicurezza: «A coloro che sono perplessi dico che i soldi che risparmieremo dalla Torino-Lione saranno reinvestiti sul territorio nei lavori della nuova linea della metropolitana, in nuovi sistemi di mobilità, in nuove infrastrutture cittadine. Non è - prosegue Di Maio - che stiamo perdendo gli investimenti». Peccato.

 

Tocca ancora a Conte spezzare un sogno: «I fondi europei sono assicurati solo per la realizzazione della Tav. E quindi non potremmo farne un impiego alternativo». Metrò addio. Egoisti.

Ma che sarà mai la penale da pagare? In fondo non è stato scavato nulla. Tutto si può ancora bloccare, il cantiere non esiste. A fine gennaio Salvini va a visitare la galleria lunga 7 chilometri del cantiere di Chiomonte. Di Maio commenta: «Non vado a Chiomonte visto che lì non è stato scavato ancora un centimetro. C' è solo un tunnel geognostico. Per me il cantiere di Chiomonte non è un' incompiuta ma una mai iniziata ».

 

Qualcosa però dev' essere stato fatto. Forse furtivamente. Perché il 30 ottobre Toninelli rivelava: «Sulla Tav si dovevano fare solo gallerie esplorative per la ricerca geognostica. Invece hanno fatto un buco grande quanto il tunnel». Qualcuno ha astutamente cambiato il diametro?

Poco male però. Il ministro sottovaluta: «La geognostica è costata all' Italia solo 617 milioni». Bazzecole.

 

Alla fine dei conti, la Tav si farà.

Anche perché, dice Conte, «l' impatto finanziario per l' Italia è destinato a cambiare dopo l' ulteriore apporto della Commissione europea per la realizzazione dell' opera». Bruxelles ha infatti deciso di aumentare il suo contributo dal 40 al 50 per cento.

CANTIERE TORINO LIONE TAV VAL DI SUSA

 

Un annuncio di ieri?. No naturalmente. In una lettera a Toninelli il coordinatore europeo della Tav, Jan Brinkhorst, aveva scritto: «Per facilitare l' esecuzione di progetti prioritari transfrontalieri, la Commissione propone di aumentare il tasso di cofinanziamento massimo della Torino- Lione fino al 50 per cento». Era il 14 settembre 2018. Cala la tela.

Il vicepremier aveva pure spiegato che i fondi Ue potevano essere dirottati sulla metropolitana. Ma è stato lo stesso Conte a smentirlo.

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