1- QUANTE GAFFE SOTTO IL LODEN! LA STREGONESCA PORTAVOCE DI RIGOR MONTI, BETTY OLIVI, HA PENSATO BENE QUESTA MATTINA DI NON FARGLI LEGGERE L'ARTICOLO SUL ‘’FATTO’’ CHE SMASCHERAVA LA BUFALA SULLA FALSA CITAZIONE DI MONTI DA PARTE DI OBAMA NEL SUO DISCORSO AL MEETING PER LA SICUREZZA NUCLEARE SVOLTOSI A SEUL. IL FATTO DIVERTENTE È CHE NELL'ABSTRACT DELL'AMBASCIATORE USA L'ARTICOLO IN QUESTIONE È CITATO. DOPO QUELLO DELL'"ABBRONZATO" DI SILVIO, UN NUOVO CASO OBAMA? 2- ALTRO IMBARAZZO NELL'ENTOURAGE DI RIGOR MORTIS QUANDO È ARRIVATA LA COPIA DI “CHI”. NON TANTO PERCHÈ ELSA MONTI PARLA NON COME LA MOGLIE MA COME UN PREMIER MA PER VIA DEL GOSSIP SULL’EX MOGLIE DI SARKO: “MI DICEVA MIO MARITO, ERA VISIBILE L'INFLUENZA DI CÈCILIA SULL'ATTEGGIAMENTO CHE SARKOZY TENEVA NELLE RIUNIONI" 3- GAFFE OCEANICA PERCHÈ DI CÈCILIA, CARLA BRUNI NON VUOL SENTIRE IL NOME. INSOMMA, UN ALTRO BEL CASINO PER BETTY OLIVI, L'INCAZZOSA PORTAVOCE DI RIGOR MONTIS, CHE HA DATO A SIGNORINI IL FATIDICO "VIA SI STAMPI". E A PALAZZO CHIGI C'È CHI PENSA A SUGGERIRE A MONTI DI SOSTITUIRLA. CON CHI? A INDICARE IL NOME CI PENSARÀ DE BORTOLI?

DAGOREPORT

1- MONTI CENSURATO DA MONTI
Un Rigor Montis stanco e annoiato quello che sbarcherà lunedì sera a Ciampino di ritorno dalla trasferta asiatica. Stanco per il tour de force perchè i sessantanove anni anni si cominciano a far sentire. Annoiato dalle polemiche politiche di casa nostra che hanno accompagnato il suo viaggio. Per questo la sua portavoce Betty "Mafalda" Olivi (o se preferite "Olivella") ha pensato bene questa mattina di non fargli leggere l'articolo sul ‘'Fatto Quotidiano'' che smascherava della bufala sulla falsa citazione di Monti da parte Obama nel suo discorso al meeting per la sicurezza nucleare svoltosi a Seul.

Come aveva smascherato Dagospia, Obama non ha rivolto nessun complimento al nostro Rigor Montis, né tantomeno lodato. Una pura invenzione dello staff di Palazzo Chigi. Così oggi Mafalda-Olivella ha tagliato dalla rassegna stampa che ha portato al presidente l'articolo in questione. Sulla rassegna stampa sfornata di Palazzo Chigi dell'articolo contro Monti infatti non c'è traccia.

E se il premier chiederà spiegazioni, la sua 62enne portavoce trevigiana, con lui dal 1994, ha già la risposta pronta: "è colpa della Torres", la non amata responsabile per la stampa straniera di Palazzo Chigi che Mafalda Olivella ha lasciato a Roma. Il fatto divertente è che nell'abstract che l'ambasciatore americano riceve dal suo ufficio l'articolo in questione in questione è citato.

Un'aggravante in più per Mafalda: la rassegna stampa viene inviata ogni mattina all'Europe desk della Casa Bianca e lì la censura di Mafalda non arriva. Insomma per Palazzo Chigi si potrebbe aprire un nuovo caso Obama dopo quello dell'"abbronzato" di Silvio di Hardcore. Per la Olivi si prospetta un brutto ritorno anche perchè sarà chiamata a rapporto da Catricaletta - ormai emarginato completamente dal vero sottoszegretario alla presidenza del Consiglio Moavero - che è stato già informato della vicenda da Terzi-sempre ultimo.

2- MADAME MONTI FA INCAZZARE CARLÀ

Imbarazzo nell'entourage di Rigor Mortis quando è arrivata la copia dell'intervista rilasciata dalla moglie ad Alfonsina La Pazza. Non tanto perchè Elsa Monti parla non come la moglie ma come un premier ma per via delle cravatte. Sì per le cravatte. La signora Monti confessa che il Cavalier Pompetta ha fatto "gentilmente omaggio di numerose cravatte di Marinella" al suo Tonti dei Monti.

Fin qui poco male se non per il fatto che tutte le cravatte che Berlusca regala hanno un'etichetta personalizzata: "Marinella per Marinella". Per cui la moglie e la fedele segretaria Silvia Colombo si sono affrettate subito ad eliminare l'imbarazzante scritta. Inoltre l'intervista-proclama rischia anche di incrinare i rapporti con la Francia già abbastanza tesi per la scelta italiana filo-Merkel.

La signora Monti candidamente ammette che suo marito conosce l'inquilino dell'Eliseo da più di vent'anni dimenticando che vent'anni fa Sarkozy non era ancora ministro ma deputato di prima legislatura. Insomma un peones in crescita. Ma quello che farà infuriare di più l'Eliseo è che Elsa Monti per avvalorare questa amicizia ventennale sostiene che suo marito ha conosciuto anche Cécilia, la prima moglie del bulletto della Senna.

"Quando suo marito, ministro delle Finanze, veniva a Bruxelles, a discutere con mio marito sui contenziosi tra la Commissione europea e la Francia, a volte partecipava alla riunioni, essendo membro del gabinetto del marito. E mi diceva mio marito, era visibile l'influenza di Cècilia sull'atteggiamento che il marito teneva nelle riunioni".

Gaffe oceanica perchè di Cècilia, la vispa Carla Bruni non vuol sentire il nome. Insomma, un altro bel casino per Mafalda Olivella, l'incazzosa portavoce di Rigor Montis, che ha dato a Signorini il fatidico "via si stampi". E al primo piano di Palazzo Chigi c'è chi pensa a suggerire a Monti di sostituirla. Con chi? E c'è chi giura che a suggerire il nome sarà Flebuccio De Bortoli.

3- VENT'ANNI INSIEME MI DÀ ANCORA DEL LEI
Carlo Tecce intervista Betty Olivi per "Vanity Fair"

Non c'è mai tempo per i tecnici: «Oggi mi concedo un pranzo veloce. Ho mezz'ora di tempo, però». Spizzico, via del Corso a Roma, pizze, panini, cornetti per turisti affamati e impiegati frenetici. Palazzo Chigi è dietro l'angolo. La trevigiana Betty Olivi, carriera a Bruxelles, portavoce di Mario Monti e del governo intero, afferra un'insalata, un budino ipocalorico e un'acqua liscia. Quella signora che siede accanto a Monti, che l'accompagna in visite e incontri ufficiali, sistema velocemente il vassoio sui tavoli, unti dall'olio versato dai clienti.

Come ha conosciuto Mario Monti?
«A Bruxelles, nel '94. lo lavoravo per la Commissione Europea, lui arrivò al Mercato interno: mi fece un colloquio, breve, lo convinsi e mi prese. L'ho seguito anche come commissario per la Concorrenza sino al 2005. Ma siamo rimasti in contatto perché il suo rapporto con Bruxelles non si è mai interrotto».

Quando l'ha chiamata per Palazzo Chigi?
«Appena ha ricevuto l'incarico di formare il governo, prima di indicare i ministri. Non ho esitato un minuto, pur sapendo che sarebbe cambiata la mia vita: giornate lunghissime, comunicati e colloqui interminabili».

Com'era Monti vent'anni fa?
«Non è cambiato. Ha sempre avuto una profonda convinzione, che lo guida anche oggi al governo: l'Unione economica e monetaria, con l'apertura dei mercati, è un'opportunità di crescita sostenibile, e creazione di nuova occupazione per tutti. È stato il primo a coniare la categoria cittadino-consumatore, perché arriva prima la persona e poi l'azienda». Adesso la parola d'ordine è sobrietà. «È una sua caratteristica che ci consiglia di usare. Per natura e stile di un governo che deve apparire diverso. Non cerchiamo la popolarità».

Ha mai pensato che potesse diventare presidente del Consiglio?
«Che avesse doti da governante si capiva da tempo. La sua migliore capacità è quella di mediare fra interessi opposti. Ha sfruttato la scuola europea dove c'era da mettere d'accordo 27 Paesi. È persuasivo. Molto controllato. Questo non vuoI dire che sia privo di sentimenti».

Il Monti di Maurizio Crozza è un robot. «Ha colto un elemento, esagerando poiché fa satira. La parodia è divertente. S'intuisce la forte autodisciplina di Monti».
Quando va in televisione si prepara? «Studia i documenti essenziali, poi va a braccio. Anche con le battute, che sono spontanee e secondo il suo stile inglese».

Futuro ancora a Palazzo Chigi oppure al Quirinale?
«Può fare tante cose, l'una e l'altra. Ma lui non parla mai del futuro».

Avrà le sue ambizioni.
«Una in particolare: dimostrare di essere il migliore, sempre. Però non è mai arrogante» .

Difetti?
«Per com' è preparato e costante, a volte può peccare di sufficienza».

Com'è in privato?
«Non ha più tempo libero, qualche domenica vede la famiglia e i suoi quattro nipoti. Non racconta barzellette, diciamo. L'unica cosa anormale è il suo quoziente d'intelligenza. Gli piace passeggiare, leggere libri, studiare dossier. Teatri e concerti soltanto in occasioni ufficiali. Con me è gentile e affettuoso. Ma da quasi vent'anni ci diamo del lei. Non saprei spiegarne i motivi: certo, è sempre abbastanza formale».

Momenti sofferti a Palazzo Chigi?
«Non pensate che alzare le tasse o l'età pensionabile sia facile. È stato duro per tutti. Però cerchiamo di far capire ai cittadini qualsiasi decisione prendiamo». Monti ha vissuto sempre fra Milano e Bruxelles.

Qual è il suo punto di riferimento a Roma?
«Il Quirinale, senza dubbio».

 

 

 

 

MARIO MONTI ED ELISABETTA BETTY OLIVIALFONSO-SIGNORINI-CON-ELSA-MONTI-IN-APERTURA-SU-CHIelsa monti su chielsa monti su chiElsa Monti "chi"ELSA MONTI E ALFONSO SIGNORINI SU CHIMONTI - SARKOZYOBAMA E MONTI

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...