QUANTO DURA LA CANCELLIERI? IL DESTINO DEL GOVERNINO SI DECIDE SULLA GIUSTIZIA

Giovanni Bianconi per "Il Corriere della Sera"

«Ho il massimo rispetto per l'autonomia del Parlamento, così come per l'autonomia della magistratura», dice il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Che con una frase sola commenta gli episodi che movimentano la giornata: la nomina del suo predecessore pidiellino Nitto Palma a presidente della commissione Giustizia del Senato, la conferma della condanna di Berlusconi e la richiesta di rinvio a giudizio di Formigoni a Milano.

Quasi rivendicando l'autonomia, e per certi versi la neutralità, del potere esecutivo dai poteri legislativo e giudiziario. E cercando di non restare imbrigliata nelle tensioni che agitano le aule parlamentari e dei palazzi di giustizia, ma un po' anche il Consiglio superiore della magistratura che ieri s'è spaccato quasi a metà nella nomina del primo presidente della Corte di Cassazione, il giudice più alto in grado d'Italia.

La materia che l'ex titolare del Viminale, prefetto in pensione, è stata chiamata ad amministrare è uno dei banchi di prova per la tenuta del governo, campo di battaglia su cui Berlusconi combatte da quasi vent'anni. Materia delicata, «divisiva», foriera di polemiche e scontri continui.

Probabilmente non è un caso che nel suo discorso alle Camere il presidente del Consiglio Enrico Letta si sia astenuto dall'indicare priorità, a parte l'auspicio di una rapida soluzione delle controversie per contribuire alla ripresa economica e degli investimenti; né che il ministero non sia stato assegnato al Pd o al Pdl, o a un «centrista» su alcuni punti schierato come il vice-presidente del Csm Michele Vietti.

L'incarico è andato a un tecnico esperto di altre questioni, che in questi giorni si sta dedicando a conoscere la realtà nella quale è stata calata e individuare le urgenze sui cui intervenire.

Per esempio la questione carceraria, che significa affrontare il problema del sovraffollamento ma non solo. Il ministro Cancellieri ha già incontrato il capo dell'Amministrazione penitenziaria Tamburino e ha in programma visite agli istituti per rendersi conto personalmente delle necessità.

Altro dossier in evidenza sulla sua scrivania è la riforma della giustizia civile per accelerarne i tempi e migliorarne l'efficienza, in qualche nodo evocata dal capo del governo Letta in quel rapido accenno alle Camere. E ancora la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, già predisposta da Nitto Palma e messa a punto ma non realizzata dalla Guardasigilli del governo Monti, Paola Severino.

Quanto agli interventi di più vasto respiro, indicazioni più precise potranno venire dal «ritiro» governativo organizzato da Letta nel week end. Qualche traccia si può trovare nel lavoro dei «saggi» incaricati dal presidente della Repubblica, ma qui la questione si fa più delicata. Le proposte scaturite dalla relazione finale sarebbero profonde, soprattutto in materia penale, e difficilmente troverebbero la strada spianata.

Dalle forze politiche - che probabilmente tornerebbero a dividersi su punti importanti e controversi come le intercettazioni, il lavoro dei pubblici ministeri, la sezione disciplinare fuori dal Csm - e dalle toghe: «Proposte fortemente insoddisfacenti e di ispirazione sostanzialmente conservatrice», s'è già espressa l'Associazione nazionale magistrati.

Il ministro che rispetta e rivendica le rispettive autonomie non è ovviamente legato all'opinione del «sindacato dei giudici». Ma tenere conto delle valutazioni dei rappresentanti della magistratura può tornare utile sia per affrontare meglio le singole questioni sia per contribuire a un clima che non sia di contrapposizione. Ancor più dopo che sottosegretario in quota Pdl è stato nominato il giudice Cosimo Ferri, leader di Magistratura indipendente, la corrente di opposizione all'interno dell'Anm.

Proprio ieri, col collocamento «fuori ruolo», il Csm ha dato il via libera a una scelta che ha lasciato sbalordita e contrariata la gran parte degli aderenti all'Anm e alle altre correnti. Perché considerata di parte e «di rottura» nei confronti della categoria, al contrario di come l'ha interpretata lo stesso Ferri.

«Ancora stento a credere che l'incarico governativo affidato a Cosimo Ferri possa essere presentato come un segnale di volontà di "pacificazione"», ha spiegato Luigi Marini, presidente del gruppo di sinistra Magistratura democratica, che a proposito della votazione al senato su Nitto Palma ha aggiunto:

«Assegnargli la guida della commissione Giustizia dopo la sua performance sulle scale e nei locali del palazzo di giustizia di Milano non si presta a molte letture». Una conferma di quanto sia complesso e delicato il terreno su cui dovrà muoversi il nuovo ministro della Giustizia.

 

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