SERVIZIETTI E SEGRETI - PERCHÉ LO STATO HA PAGATO 18 MILIONI DI EURO PER LA RISTRUTTURAZIONE, MAI REALIZZATA, DI UN PALAZZO DESTINATO AI SERVIZI SEGRETI?

Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"

Per pagare una ristrutturazione mai fatta di un palazzo destinato ai servizi segreti lo Stato italiano ha speso nel 2005 la bellezza di 18,3 milioni di euro. Tanti soldi, investiti per l'adeguamento "funzionale" di un edificio che sorge all'interno di un complesso demaniale sede della Guardia di Finanza, a due passi dal Grande Raccordo Anulare di Roma. E la procura della capitale ha aperto un'inchiesta.

Nell'agosto del 2012, a sette anni dalla gara assegnata alla società romana della famiglia Carchella, finalmente lo Stato ha pagato l'azienda vincitrice. Quella raccontata da "l'Espresso" nel numero in edicola venerdì, però, non è una storia di ritardi nei pagamenti. Ma quella di un incredibile sperpero di denaro pubblico: a fronte di 18,3 milioni lo Stato non ha avuto infatti nulla in cambio. Niente di niente. I lavori, infatti, non sono mai stati realizzati. Nemmeno un muro, un tramezzo o due piloni: l'immobile B di via del Boglione è nelle stesse identiche condizioni del 2005.

La vicenda della palazzina destinata ai nostri 007 - che ha tra i protagonisti anche Angelo Balducci e Fabio De Santis, esponenti del «sistema gelatinoso» messo in piedi dalla "cricca" che gestì gli appalti pubblici del G8 del 2010 e dei "Grandi Eventi" - è stata raccontata nei dettagli dall'attuale provveditore alle opere pubbliche per la Campania e il Molise, Donato Carlea.

Qualche giorno fa il dirigente, provveditore del Lazio tra il 2010 e il 2013 e di recente spostato a Napoli dal ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi, ha depositato una denuncia alla Corte dei Conti di Roma. In cui parla, senza mezzi termini, di «truffa» e «disegno criminoso». Non solo.

Dopo aver sottolineato che da circa un anno sulla palazzina sta indagando anche la procura di Roma (il pm titolare del fascicolo è Francesco Dall'Olio), Carlea spiega di «aver manifestato» al magistrato «le proprie perplessità sul comportamento dell'impresa e dei soggetti appartenenti all'Avvocatura dello Stato, al ministero delle Infrastrutture e al provveditorato» intorno a una vicenda che nasce da un appalto «svolto e condotto in spregio delle più elementari norme di legge».

Andiamo con ordine, partendo dall'inizio. Secondo Carlea nel novembre 2005 il suo predecessore Balducci, al tempo direttore del Servizio integrato infrastrutture e trasporti per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna (il provveditorato in quegli anni si chiamava così), approvò definitivamente un contratto stipulato tra il ministero e la Carchella spa, capogruppo di un'Ati (associazione temporanea di imprese) composta anche dalla Bottoli spa e alla società Cira. L'importo per la ristrutturazione di quella che sarebbe dovuta essere una nuova sede dei nostri spioni (che dai Carchella si faranno ristrutturare anche un'altra sede a via Cola di Rienzo, sempre su appalto milionario gestito dal provveditorato di Balducci) fu fissato a 18,3 milioni. La gara era stata segretata, ed era stata vinta dai Carchella con un ribasso di appena il 5,30 per cento, sufficiente però a battere la concorrenza.

Balducci non è l'unico componente della "cricca" a spuntare nella vicenda. Spulciando carte inedite dell'inchiesta condotta nel 2010 dai carabinieri del Ros per conto della procura di Firenze, in effetti, si nota che alcuni documenti sull'edificio B di via del Boglione erano passati anche sulle scrivanie di Mauro Della Giovampaola e di Fabio De Santis, sodali di Balducci, Guido Bertolaso e del costruttore Diego Anemone. De Santis e Francesco Carchella, socio della ditta, vengono spesso intercettati.

Per i pm queste intercettazioni non hanno avuto rilevanza penale e i Carchella finora non risultano essere stati indagati per le vicende della cricca. Ora, dopo le accuse di Carleo la procura di Roma sulla vicenda della palazzina vuole vederci chiaro. Dopo l'assegnazione dell'appalto, in effetti, «per una serie di circostanze i lavori non vengono mai iniziati», racconta il provveditore nella denuncia, «vengono sospesi e mai più eseguiti». Il ministero dell'Interno dichiara che i servizi non vogliono più quella palazzina (oggi gli 007 si preparano a occupare una nuova sede in piazza Dante).

Nemmeno la Finanza è interessata alla ristrutturazione. Così, inevitabilmente, l'azienda apre un contenzioso attraverso un lodo arbitrale. Nel 2009 il collegio presieduto da Antonello Colosimo (magistrato contabile arrestato nel 2012 per concussione, sempre nell'ambito dell'inchiesta sulla "cricca") dà ragione all'azienda, riconoscendo in suo favore una somma di 13,7 milioni, che - sommati gli interessi - tocca i 18,3 milioni.

A quel punto il provveditorato del Lazio impugna la decisione del collegio, dando il via a una causa civile. A difendere gli interessi pubblici c'è l'Avvocatura dello Stato. Il lodo e il relativo pagamento vengono, dunque, sospesi. Nel 2011 i Carchella cambiano strategia e chiedono però al provveditorato di accedere a una transazione. Carlea - diventato un anno prima capo dell'ufficio - accetta. Le parti riescono a chiudere la controversia, e alla Carchella spa vengono riconosciuti «a tacitazione di ogni sua pretesa, 7,2 milioni di euro».

Rispetto alla somma decisa dal collegio, di fatto, lo Stato ottiene un risparmio secco di 11 milioni. Il 1 febbraio 2012 l'atto di transazione viene firmato da tutte le parti e mandato all'Avvocatura, con l'invito in calce a rinunciare all'impugnazione del precedente lodo. Entro il 15 marzo - si legge nella transazione - la Carchella dovrà essere saldata.

Tutto bene, quindi? No. Perché l'avvenuta transazione si "perde" nel passaggio finale, quello tra provveditorato e Avvocatura. All'Avvocato dello Stato Francesco Clemente arriva, invece, un documento simile da parte della Carchella, che secondo Carlea «è palesemente falso».

Ad aprile l'avvocato Clemente, senza telefonare a Carlea e «senza accertare se erano maturate tutte le condizioni per poter rinunciare all'atto di appello» (in particolare, sottolinea il dirigente, senza controllare che i soldi della transazione fossero stati accreditati entri i termini) rinuncia all'impugnazione del vecchio lodo da 18,3 milioni.

Due mesi dopo i Carchella, ritenendo la transazione decaduta, chiedono che la somma decisa dal collegio arbitrale nel 2009 venga pagata. Dopo una richiesta di pignoramento nei confronti del ministero delle Infrastrutture e di Bankitalia, nell'agosto 2012 la Banca d'Italia gira così ai Carchella 18,3 milioni, vanificando gli effetti della transazione.

Chi ha pagato per questa storiaccia? Solo Carlea, sospeso per sei mesi dal servizio dall'Ufficio disciplina della direzione generale del ministero di Lupi. «Nessun provvedimento è stato inflitto», ragiona amaro il dirigente che nel 2010 fu chiamato a Roma da Matteoli per fare pulizia «a nessuno dei non pochi personaggi che hanno agito in maniera a dir poco maldestra e alle spalle del provveditore». Chissà se si tratta davvero di un disegno criminoso o di semplice sbadataggine.

 

 

ANGELO BALDUCCI A BORDO PISCINA jpegAngelo Balducci Fabio DeSantisNapolitano Maurizio Lupi ed Enrico Letta SILVIO BERLUSCONI E GUIDO BERTOLASO FOTO LAPRESSE Cartinale Sepe e Guido Bertolaso Angelo Balducci e Diego Anemone

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