giorgia meloni donald trump

IL NUOVO RACCONTO DELLA MELONI E’ GIA’ PRONTO: PRESA DI DISTANZA APPARENTE DA TRUMP E GUERRA IN IRAN USATA COME SCUSA CHE HA IMPEDITO AZIONI PIÙ INCISIVE AL GOVERNO – FLAVIA PERINA SU LA STAMPA: “QUELLO DELLA PREMIER È UN PIANO B, DOPO IL FALLIMENTO DELLA MARCIA SU PREMIERATO, FEDERALISMO, GIUSTIZIA, MA È ANCHE L’UNICO A DISPOSIZIONE. SARANNO GLI ELETTORI A DECIDERE SE INTERPRETARLO COME LA SCELTA DI UNA PREMIER O COME IL RIPIEGO DI UNA MAGGIORANZA SCONFITTA, CHE ANCORA UNA VOLTA CERCA NELL’ATTIVISMO DELLA SUA CONDOTTIERA UNA SPERANZA PER USCIRE DALL’ANGOLO, PER SUPERARE IL DISCREDITO CHE UNA CATENA DI SCANDALI GLI HA PRECIPITATO ADDOSSO…”

 

Flavia Perina per lastampa.it - Estratti

 

 

La guerra, sporco affare ma anche opportunità per il governo di uscire dalla curva al ribasso generata dalla debacle referendaria. Il viaggio a sorpresa di Giorgia Meloni nel Golfo e le parole di Giancarlo Giorgetti sulla «inevitabile» deroga europea alla regola del tre per cento raccontano la stessa storia.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

È sullo scenario della crisi bellica che il governo si giocherà la rivincita nell’anno che conduce l’Italia alle elezioni del 2027. E acquista maggior senso anche la marcia di allontanamento da Donald Trump , ribadita ieri con la con la presa di distanza sulle critiche alla Nato. Il ruolo che il centrodestra vuole assumere nel conflitto iraniano è l’esatto contrario di quello che ostenta il presidente americano. Loro dalla parte del popolo che teme la benzina a tre euro, lui da quella dei bombardamenti che hanno generato la crisi, in nome di un futuro vantaggio che nessuno vede.

 

È una strategia che aiuterà a sfumare nella nebbia i modesti risultati ottenuti in questi quattro anni sui due fronti di massimo impegno per le destre, tasse e immigrazione, ma anche a portare lontano dalle responsabilità governative il dibattito su scarsa crescita, escalation dei prezzi, salari poveri, sanità in affanno. Sono insufficienze che hanno poco a che fare con la guerra, ma fra due, tre, cinque mesi, chi se ne ricorderà?

 

La guerra, questo evento gigantesco, incontrollabile, pauroso, è la livella che azzera il “prima”: nella percezione dell’opinione pubblica, che già comincia a temere per il pieno e le vacanze estive, esisterà solo un durante e (si spera) un dopo.

 

 

La guerra è anche la scusante perfetta per dire: avremmo voluto, “ma”... In altri tempi, altri governi di centrodestra, appesero quel “ma” agli alleati infedeli, ai complotti del Quirinale, all’offensiva delle toghe rosse. Ognuna di queste strade è interdetta a Giorgia Meloni (...)

 

giorgia meloni donald trump

Un nuovo racconto è già pronto. E c’è da scommettere che il crash iraniano diventerà protagonista di tg e talk show governativi, prendendo il posto d’onore che fino a ieri toccava alle famiglie nel bosco e agli immigrati stupratori.

 

Sulla scena del Golfo la premier cerca (e troverà senz’altro) anche una nuova “chance” per la sua immagine personale. È la prima signora d’Occidente ad atterrare là dove fischiano le bombe, e scusate se è poco. La prima a cercare nel contatto diretto una soluzione per la sicurezza energetica messa a repentaglio dal blocco di Hormuz.

 

Non più la presidente del Consiglio con le mani nei capelli che in patria è costretta a licenziare fedelissimi, fronteggiare gossip pruriginosi e ogni giorno è chiamata in causa dalle opposizioni – «Meloni riferisca!» – per le sconnesse performance dei suoi e persino per il Mondiale mancato, ma la giovane coraggiosa che siede con emiri e principi a discutere su come portare in Italia più petrolio a minor prezzo.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH

In aggiunta, si prepara ad essere la leader che in sede europea alzerà la voce per congelare la burocrazia del tre per cento, omaggio d’altri tempi a equilibri di bilancio ormai insostenibili.

 

 

 

È un buon Piano B, dopo il fallimento della marcia riformista su premierato, federalismo, giustizia, ma è anche l’unico a disposizione. Saranno gli elettori a decidere se interpretarlo come la scelta di una premier e di una coalizione che affrontano a testa alta tempi duri o come il ripiego di una maggioranza sconfitta, che ancora una volta cerca nell’attivismo della sua condottiera una speranza per uscire dall’angolo, per superare il discredito che una catena di scandali gli ha precipitato addosso.

giorgia meloni donald trump donald trump giorgia meloni foto lapresseDONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI

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