sergio mattarella mario draghi quirinale

RASSEGNATEVI: DRAGHI NON HA I NUMERI PER ANDARE AL QUIRINALE. IL MOTIVO È SEMPLICE: LA GRAN PARTE DEI PARLAMENTARI È TERRORIZZATA DAL RISCHIO DELLE ELEZIONI ANTICIPATE (E DI PERDERE LA PENSIONE) - CON MARIOPIO SUL COLLE PIÙ ALTO, SI SCATENEREBBE UNA REAZIONE A CATENA DIFFICILMENTE CONTROLLABILE. E IL VOTO DIVENTEREBBE MOLTO PROBABILE. MORALE DELLA FAVOLA: IL PREMIER DEVE RIMANERE A PALAZZO CHIGI E GARANTIRE LA STABILITÀ DEL SISTEMA POLITICO

Adalberto Signore per “il Giornale”

 

MARIO DRAGHI

La prudenza con cui Mario Draghi sta approcciando la partita del Quirinale che si aprirà in Parlamento la terza settimana di gennaio è sintomatica di quanto lo stesso premier sia ancora oggi combattuto.

 

Da una parte- è un dato pacifico non solo a Palazzo Chigi, ma anche negli uffici di diretta collaborazione dei ministeri che contano, Mef e Mit su tutti - l'ex numero della Bce vorrebbe giocarsi le sue carte e tentare l'impresa: essere il primo presidente del Consiglio che trasloca direttamente al Colle.

 

Draghi lo vuole fortemente.  Per una legittima aspirazione, ma forse anche perché è consapevole del fatto che chiunque vada (o resti) al Quirinale, dal giorno dopo il governo ballerà come neanche sulle montagne russe. Dall'altra parte, però, il premier conosce bene rischi e criticità della sfida. E la principale controindicazione è la meno politica di tutte, la più banale: un Parlamento letteralmente terrorizzato dal rischio delle elezioni anticipate.

 

referendum taglio parlamentari

Perché è del tutto evidente che se Draghi dovesse andare al Colle, lo scenario del voto anticipato tornerebbe prepotentemente in pista. E in questo senso non c'è accordo politico che tenga, perché un cambio della guardia a Palazzo Chigi porterebbe a rivolgimenti difficilmente prevedibili e, soprattutto, controllabili.

 

Il più scontato è l'uscita dalla maggioranza della Lega, tentazione a cui Matteo Salvini oggi resiste solo per non chiamarsi fuori dalla partita del Colle e perché rinnegare la fiducia a Draghi equivarrebbe a un secondo Papeete. Con un altro premier, è evidente, avrebbe invece le mani libere. Ma il tema, dicevamo, è tutto fuorché politico.

matteo salvini giorgia meloni assemblea nazionale federmanager 3

 

L'interruzione anticipata della legislatura è infatti l'unica cosa che la quasi totalità dei grandi elettori del nuovo capo dello Stato- cioè il Parlamento in seduta comune - vede come un pugno nello stomaco. Il combinato disposto tra la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari, il calo di consensi nei sondaggi di alcuni partiti «pesanti» e la scadenza del 24 settembre 2022 per far scattare il diritto alla pensione per deputati e senatori di prima nomina è infatti una sorta di maionese impazzita.

 

In chiaro non lo ammette nessuno, in off record è patrimonio comune. «Se Draghi va al Colle, chi ci garantisce che non si vota? Mica ce lo mettono nero su bianco con una Pec...», ironizza un big di lungo corso del centrodestra. Ma andiamo con ordine.

Giuseppe Conte e Lucia Azzolina by Osho

 

Il referendum costituzionale approvato nel 2020 riduce i seggi del 36,5%: da 630 a 400 alla Camera, da 315 a 200 al Senato. Un taglio cui va sommato il calo nei sondaggi di alcuni importanti partiti. Una tragedia per il M5s, ma un netto calo perfino per un partito in salute - almeno rispetto alle Politiche del 2018 - come la Lega.

 

Si salva solo il Pd, ma soltanto perché rispetto alle ultime elezioni gli attuali gruppi parlamentari sono stati già falcidiati dalla scissione di Matteo Renzi. Eva di lusso a Fratelli d'Italia, gli unici che registrano una crescita davvero esponenziale. I calcoli che girano in questi giorni a Montecitorio - elaborati da alcuni deputati che da molti anni si dilettano con numeri, collegi e previsioni - sono infatti impietosi.

 

sergio mattarella e mario draghi

La premessa è che lo studio è fatto tenendo conto della legge elettorale in vigore, dell'attuale assetto delle alleanze e del risultato delle ultime amministrative come criterio di massima per l'attribuzione dei seggi uninominali all'interno delle coalizioni. Per capirci, se domani l'area che raggruppa Italia viva, Azione e +Europa non dovesse correre con il centrosinistra, il quadro cambierebbe.

 

Ad oggi, però, lo scenario che si apre alla Camera in caso di voto anticipato è devastante. Il M5s - che di fuoriusciti in questi anni ne ha già avuti molti - rispetto agli attuali 159 deputati registrerebbe un calo tra il 50 e il 60% dei seggi. Cioè perderebbe tra gli 80 e i 94 deputati. Insomma, un disastro.

 

DRAGHI RENZI

Senza considerare che molti di loro - inutile dilungarsi elencando nomi già noti, a partire dall'ex ministro Lucia Azzolina - prima di diventare onorevoli dichiaravano tra 0 e 10mila euro l'anno, mentre oggi sono comodamente - e remuneratamente - sistemati nella «scatoletta di tonno» che avevano promesso di aprire. Ma va malissimo anche la Lega che, invece, durante la legislatura ha aumentato il bottino dei suoi gruppi parlamentari con diversi innesti.

 

Così, i 133 deputati di oggi si ridurrebbero del 30-40%. Quindi, se si andasse a votare, il Carroccio perderebbe tra i 40 e i 53 seggi. In grande contrazione anche Forza Italia: da -40 a -50%. Gli attuali 77 deputati perderebbero per strada 30-38 unità. Si salva invece il Pd, che oggi conta 94 deputati e potrebbe rimanere stabile o incrementare del 9%. Mentre va alla grande Fratelli d'Italia, che conta solo 37 deputati ed è destinata a moltiplicarli in via esponenziale.

 

mario draghi sergio mattarella

In questo quadro, dunque, non si capisce bene in base a cosa- nel segreto dell'urna, perché il voto per il presidente della Repubblica non è certo a scrutinio palese - deputati e senatori dovrebbero avventurarsi su una strada che ha come principale sbocco quello di mettere in discussione la legislatura.

 

Il tutto, sapendo che i tre quarti di coloro che oggi siedono sugli scranni di Camera e Senato sono destinati a non tornare. Dovrebbero, per capirci, rischiare consapevolmente di rinunciare a oltre un anno di stipendio. E non solo. Perché di mezzo, mica un dettaglio, c'è pure il capitolo pensione. Per beneficiarne, i parlamentari dovranno compiere il 65esimo anno di età.

 

draghi mattarella renzi partita di poker

Ma per averne diritto i neo eletti devono prima arrivare a 4 anni, sei mesi e un giorno di mandato. Che scatta il 24 settembre 2022. E i parlamentari di prima nomina non sono certo un gruppetto residuale. Al contrario, sono decisamente la maggioranza: il 74%. Per l'esattezza: il 70,9% dei deputati (446 su 629) e il 77,5% dei senatori (244 su 314). Si andasse alle urne prima del 24 settembre 2022, per loro sarebbe la catastrofe previdenziale.

 

E, dunque, davvero non si capisce perché - nel segreto dell'urna - i grandi elettori dovrebbero sostenere Draghi al Colle e favorire così la soluzione che più di tutte avvicina alla fine la legislatura. Visto che i parlamentari di quasi tutti i partiti sono ben coscienti che in caso di elezioni anticipate la maggior parte di loro è destinata a restare a casa. E, per giunta, senza pensione.

sergio mattarella mario draghi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...