1. RE GIORGIO SI SPOSTA, PAPI SILVIO ABBOZZA IMPOTENTE, PIERO GRASSO RESTA SOLO. IERI IL FECCIA BIANCA DELLE RIFORME È PARTITO UFFICIALMENTE, CON RENZI ALLA GUIDA E LA FIRST LADY BOSCHI SCHIERATA COME HOSTESS. L’ABOLIZIONE DEL SENATO PASSA AVANTI ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, IN PALESE VIOLAZIONE DELL’ACCORDO DEL NAZARENO, E IL BANANA NON PUÒ DIR NULLA. IN MANO, HA SONDAGGI MICIDIALI E TRA 10 GIORNI ENTRERÀ NEL DEPRIMENTE TUNNEL DELL’AFFIDAMENTO IN PROVA AI SERVIZI SOCIALI 2. RESTA L’IMPRESSIONE COMPLESSIVA DI UNA RIFORMA DEL SENATO ELETTIVO CHE NON NASCE PER OFFRIRE “PIÙ DEMOCRAZIA”, MA SULL’ONDA DI QUELL’ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA CHE È LA FAMOSA “LOTTA ALLA CASTA”. SI CAMBIA LA COSTITUZIONE CON LA CALCOLATRICE IN MANO, SPARANDO NUMERI CHE NON SI POSSONO VERIFICARE SU PRESUNTI RISPARMI 3. POTERI MARCI E GIORNALONI DI LOR SIGNORI, ANCHE VOLENDO, NON POTREBBERO FERMARE IL FECCIA BIANCA DELLE RIFORME. I BINARI PER FARLO CORRERE LI HANNO COSTRUITI LORO. E SENZA BISOGNO DI FARSI PREPARARE IL PROGRAMMA DA UN LICIO GELLI

a cura di colinward@autistici.org (Special Guest: Pippo il Patriota)


1 - FUGA PER LA CICORIA
Re Giorgio si sposta, Papi Silvio abbozza e si siede buono buono in un angolo, Piero Grasso resta solo. Ieri il Feccia Bianca delle riforme è partito ufficialmente, con il Rottam'attore alla guida e Maria Elena Boschi schierata come hostess. L'abolizione del Senato elettivo passa avanti alla riforma della legge elettorale, in palese violazione dell'accordo del Nazareno, e il Banana non può dir nulla. In mano, ha sondaggi micidiali e tra 10 giorni entrerà nel deprimente tunnel dell'affidamento in prova ai servizi sociali. Lui, che i servizi sociali li abolirebbe in blocco.

Dal Quirinale, Re Giorgio è costretto a smentire qualsiasi intervento nel merito della riforma del Senato, nonostante tutti i giornali abbiano scritto (non smentiti) di bozze che andavano su e giù dagli uffici della Boschi al Colle più alto. Ma soprattutto, fa sapere che sulla materia è giusto che si esprima per primo il Parlamento, con una tirata d'orecchi indiretta al presidente del Senato, che invece domenica ha detto apertamente la sua.

E' presto per sapere se il grande azzardo elettorale di Pittibimbo pagherà o meno. Fino al voto per le Europee, i suoi nemici continueranno a lasciarlo fare, se non altro per non fornirgli alibi in caso di risultato negativo del Pd. Dopo, se starà sotto il 30%, proveranno a fargliela pagare tutta insieme.

Ma in ogni caso resta l'impressione complessiva di una riforma del Senato che non nasce per offrire "più democrazia", ma sull'onda di quell'arma di distrazione di massa che è la famosa "lotta alla casta". Si cambia la Costituzione con la calcolatrice in mano, sparando numeri che non si possono verificare su presunti risparmi.

Poteri marci e giornaloni di Lor Signori, anche volendo, non potrebbero fermare il Feccia Bianca delle riforme. I binari per farlo correre li hanno costruiti loro. E questa volta, senza bisogno di farsi preparare il programma da un Licio Gelli.

2 - RENZIE CONTRO IL POPULISMO?
La Repubblica dei renziani esulta ma non si esalta, perché teme ancora ostacoli: "Senato, riforma al via ma la sfida di Renzi è appesa a 40 voti. Napolitano corregge Grasso: superare il bicameralismo". Si ride con il titolo-riassunto di pagina 4: "Solo 148 senatori a costo zero, niente fiducia, nessuna elezione".

Costo zero non è vero, perché avranno un palazzo con del personale dentro. Oppure staranno per strada davanti alla Stazione Termini, a fare i compiti davanti alla gente che passa (il famoso controllo del popolo)?

Scende in campo personalmente anche il direttore in persona, Eziolo Mauro, che pur senza mai nominare esplicitamente il Rottam'attore scrive: "Il cambiamento - cioè la riforma del sistema - è lo strumento più radicale che la sinistra ha a disposizione per fronteggiare la vera sfida politica che ha davanti a sé con il nuovo populismo antipolitico" (p. 29).

"Populismo" è la nuova parola magica dei sacerdoti dell'euro e non solo. Tocca abituarsi. Perché invece dire che si metteranno "80 euro nelle tasche degli italiani" è alta politica.
Anche il Corriere è cauto e in prima pagina decide di non illudere i lettori: "Così può cambiare il Senato". Dentro, i rischi di un mezzo Vietnam: "Battaglia su ogni comma e progetti alternativi. La fronda pd si prepara", e la consueta voce dal Quirinale: "Tensione alta, ma il Colle difende Renzi rispetto a Grasso" (p. 6).

Repubblica viene sorpassata "a sinistra" dal Messaggero, che titola così in prima: "Renzi taglia il Senato, sì del Colle". Con tanto di editoriale "ad adiuvandum" firmato da Alessandro Campi: "Uno schiaffo al fronte dei frenatori". Prove tecniche di regime soft anche da questa notizia ai confini del ridicolo: "Per i sondaggisti due italiani su tre sono d'accordo: temono solo frenate" (p. 2).

Le reazioni di Farsa Italia all'ennesima accelerazione di Renzie sono di enorme imbarazzo. Per la Stampa, "Berlusconi deciso a mantenere i patti con il premier. Mal di pancia tra i falchi del partito" (p. 5). Il Giornale fa finta di nulla e finge l'orgasmo: "Al via la riforma. Fuori i tromboni. Renzi conferma l'asse con Berlusconi e vara l'abolizione del Senato. Licenziati Grasso, Monti, gli intellettuali radical chic e pure mezzo Pd" (p. 1).

3 - GRILLINI FUORI GIRI
"Perché noi 5 Stelle siamo per la parità tra le Camere". Luigi Di Maio, deputato di Grillomao e vicepresidente della Camera, scrive una letterina al Corriere delle banche per spiegare la posizione del movimento sulle riforme di Renzie (p. 5). Che i grillini si mettano a scrivere al Corriere per illustrare le proprie posizioni significa che finora hanno concluso davvero poco o nulla. Raramente una lettera a un giornale è un'ammissione di fallimento così manifesta.

4 - LA CONDANNA DI SCARONI E LE ALI DI PIOMBO DEI GIORNALI
La condanna del gran capo (in scadenza) dell'Eni per la centrale di Porto Tolle offre una rara occasione per misurare i rapporti di forza tra il Cane a sei zampe e il giornalismo a due/quattro zampe. Repubblica, in prima pagina se la cava con un sommarietto microscopico che di certo dispiacerà al Torquemada Statera. Dentro, un prudentissimo pezzo di tre colonne si spinge a ipotizzare "il rischio di ripercussioni sulla partita delle nomine" (p. 18).

Il Corriere, dopo il duro attacco di Mi-jena Gabanelli a Scaroni, poi prontamente "riparato" con un'intervista allo stesso sui massimi sistemi, non mette la notizia della condanna in prima pagina. E nel suo pezzo in stile agenzie di stampa (p. 16) si riesce addirittura a ignorare totalmente qualsiasi riferimento alla partita delle nomine.

Comica la scelta del Messaggero, che in prima pagina mette sì "La sentenza". Ma è quella dell'Aja sulla caccia alle balene in Giappone. Dentro, pezzullo liscio liscio e la sottolineatura che "il reato non causa l'ineleggibilità per i manager delle partecipate. Renzi sul caso nomine: rispetto le sentenze" (p. 12). Anche iI Sole sottolinea con evidenza che "non scatta l'esclusione" per Scaroni. In effetti la direttiva del ministero comprende persino i reati legati alla pornografia, ma non quelli ambientali (p. 8).

Il giornale più coraggioso è La Stampa di Detroit, che evidentemente tifa per una svolta più filo-Usa ai vertici di Eni. Il quotidiano diretto da Mariopio Calabresi mette Scaroni in prima pagina e tira subito le conseguenze: "Scaroni, condannato, a rischio la riconferma al vertice dell'Eni".
Il Giornale conferma che il grande protettore di Scaroni è il Banana e regola la faccenda in un imbarazzato colonnino di trenta righe a pagina 7.

5 - NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Oltre la propaganda, i fatti. Il Corriere ha una bella idea e intervista Enzo De Fusco, consulente del lavoro con incarichi di vertice nella categoria. Il quale, sul taglio del cuneo fiscale, avverte Palazzo Chigi: "Bonus di 80 euro in busta paga. Subito il decreto, o è a rischio'. I tempi dipendono anche dai software aziendali. In caso di incertezza applicativa è impossibile rilasciare un programma informatico" (p. 8). Matteo, non stare sereno.
Sul Messaggero, ancora occhio alle coperture: "Tagli alla sanità per un miliardo. Ipotesi slittamento di Irap e rendite. Risparmi sulla spesa per pasti, lenzuola e pulizie negli ospedali" (p. 6).

6 - A CHI I FILOBUS? A NOI!
Dalle nebbie di Piazzale Clodio riemerge un simpatico verbale dell'inchiesta Finmeccanica su Alè-danno, indimenticabile sindaco di una città che se lo è sciroppato (e meritato) fino in fondo. Lo tira fuori Repubblica: "Così Alemanno pretese l'incasso della tangente da 200mila euro'. Nelle pagine inedite del verbale dell'interrogatorio di Lorenzo Cola, ex estremista di destra e ‘facilitatore' di Finmeccanica, tutti i dettagli della cena in cui il sindaco ‘irritato per non aver concordato i pagamenti già fatti a Mancini', indica a chi versare il ‘resto' della mazzetta per i filobus".

Il giornale osserva che le carte in questione solo del primo marzo 2013, ma l'iscrizione sul registro degli indagati dell'allora sindaco diventa di pubblico dominio solo nell'ottobre 2013, quando Alè-danno ha già lasciato il Pdl ed è stato sconfitto da Ignazio Sotto-Marino (p. 19).

7 - ULTIME DA UN POST-PAESE
Fiat celebra la sua ultima assemblea torinese, lancia l'obiettivo (tra le solite fanfare) dei 6 milioni di auto da produrre e annuncia che la quota in Rcs resta in mano a Fiat. Si allarma solo Repubblica, con un titolo un po' apocalittico ma non banale: "Torino e Siena: in poche ore due città vedono sparire i loro simboli" (p. 22). Peccato solo che Sorgenia potrebbe costringere Repubblica alla stessa sorte.

 

RENZI E NAPOLITANO AL GIURAMENTO RENZI NAPOLITANOMARIANNA MADIA MARIA ELENA BOSCHI STEFANIA GIANNINI FEDERICA MOGHERINI IN SENATO FOTO LAPRESSE RENZI, BOSCHI,Aurelio Regina Pietro Grasso hzk27 valeria paniccia luigi di maio maria pia dell utriPAOLO PORTOGHESI GIANNI ALEMANNO RENZO PIANO scaroni e renzi spl MARCHIONNE - ELKANN

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