renzi mattarella berlusconi

IL REFERENDUM SLITTA ANCORA - MATTARELLA LO VUOLE A FINE NOVEMBRE, CON LA FINANZIARIA GIA' APPROVATA DA UNA CAMERA: SE VINCONO I "NO", I CONTI PUBBLICI SONO IN SALVO E CI SONO SPIRAGLI PER ELEZIONI IN PRIMAVERA – RENZI VUOLE FASSINO IN CAMPO PER IL "SI" - LA VARIABILE CONSULTA SULL'ITALICUM

Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera

 

Le sorti dell' Italicum, ossia il vero oggetto del contendere della politica italiana (nonché il possibile strumento di future trattative tra i partiti), potrebbero essere decise prima del referendum.

INTERVISTA DI RENZI CON MARIA LATELLAINTERVISTA DI RENZI CON MARIA LATELLA

 

La Corte costituzionale infatti dovrebbe prendere in esame la riforma elettorale il 4 ottobre prossimo, anche se il condizionale, mai come in questo caso, è d' obbligo. Dalla Consulta non sono arrivati ancora segnali precisi, ma a palazzo Chigi danno per scontato che il premio di maggioranza non verrà toccato. Potrebbero però essere richieste altre modifiche e allora si riaprirebbero tutti i giochi.

 

Ma la novità è che Matteo Renzi, fedele al nuovo stile che si è imposto, non minaccia fuoco e fiamme contro questa ipotesi. Sia chiaro, il presidente del Consiglio è ancora affezionato all' Italicum e ritiene che sia il «sistema migliore», ma non ha più intenzione di arrivare allo scontro dentro e fuori il Pd in questa fase pre-referendaria.

 

FRANCESCHINIFRANCESCHINI

Tanto che gli stessi renziani si aspettano che il segretario-premier nell' assemblea nazionale del 23 luglio non chiuda a un possibile cambiamento della legge elettorale.

 

La corrente di Dario Franceschini spinge in particolar modo per questa soluzione: sostituire il premio di maggioranza al partito vincente con quello alla coalizione, secondo gli uomini del ministro dei Beni culturali, rappresenterebbe un segnale positivo nei confronti di Alfano, riporterebbe una certa concordia nel Pd e consentirebbe al centrodestra di riaggregarsi e di tornare competitivo, mentre penalizzerebbe i grillini.

 

Ma sono ragionamenti, questi,che per il momento non vengono fatti a palazzo Chigi.

È opinione di Renzi che non si possa aprire nessuna vera trattativa prima del referendum. «Mica ci possiamo mettere a fare un "Nazareno due" in questa fase, così poi vedrete quanta gente va a votare "No"», è l' obiezione con cui il premier stoppa le fughe in avanti di qualcuno del Pd.

BERLUSCONI ENTRA AL NAZARENOBERLUSCONI ENTRA AL NAZARENO

 

Però il presidente del Consiglio, nel contempo, «non vuole dare nessun alibi a Berlusconi» per condurre la battaglia referendaria contro il Sì ventre a terra. Perciò quando si parla dell' Italicum ormai si tiene sul vago, rinviando il problema al Parlamento.

 

Del resto, questo è anche un modo per tenere unito il partito in vista del referendum, che è l' appuntamento a cui, come è noto, Renzi dà più importanza: «Anche l' Europa vede di buon occhio la vittoria del Sì perché sa che così il Paese avrà maggiore stabilità», è solito dire il presidente del Consiglio.

 

RENZI MATTARELLA 9RENZI MATTARELLA 9

Il voto deve essere ancora fissato. Renzi ormai propende per la data del 6 novembre. Ma non è detto che non slitti più in là. Sergio Mattarella, infatti, vorrebbe che la legge di stabilità fosse approvata alla Camera prima del referendum. In questo caso, inevitabilmente, si arriverebbe al 20 o al 27 novembre.

 

Comunque, quale che sia la domenica prescelta, il rischio che comporta questo voto è chiaro al premier: «So bene che stanno provando in tutti i modi a farmi fuori, ma secondo me non ce la faranno».

 

lorenzo guerinilorenzo guerini

È anche per questa ragione, per ottenere la vittoria dei Sì, che Renzi sta tentando di spersonalizzare il referendum o di evitare la polemica troppo aspra con i grillini che può rivelarsi controproducente (e ieri, infatti, ha addirittura difeso Virginia Raggi dagli attacchi degli esponenti del suo partito).

 

Tra gli elettori della sindaca di Roma e del Movimento 5 stelle in genere potrebbero esserci dei potenziali sostenitori del Sì in nome del cambiamento e inimicarseli non conviene.

 

Ma spersonalizzare il referendum non significa ovviamente disinteressarsene. Le 500 mila firme sono state raccolte e verranno consegnate domani in Cassazione, come ha annunciato Lorenzo Guerini, molto attivo su questo fronte.

 

FASSINOFASSINO

E per mobilitare gli elettori verranno coinvolti alcuni presidenti delle regioni, sindaci o ex sindaci, dirigenti locali. Insomma, chiunque abbia una certa presa sui territori per portare avanti un lavoro capillare. Alcuni nomi? Vincenzo De Luca, Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Piero Fassino...

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