ITALIAN JOBS (ACT) – CON LA SCUSA DEL NUOVO RECORD DELLA DISOCCUPAZIONE (13%), RENZI BLINDA IL DECRETO JOBS ACT - ENTRERÀ IN ROTTA DI COLLISIONE CON I SINDACATI E QUEL (POCO) CHE RESTA DELLA SINISTRA, MA È FACILE IMMAGINARE CHE LI ASFALTERÀ SENZA SCIOPERI COME A BERLUSCONI MAI SAREBBE STATO CONSENTITO

Elisa Calessi per ‘Libero Qutodiano'

Se l'incontro con Angela Merkel era servito a Matteo Renzi per promuovere il piano di riforme istituzionali messo a punto dal governo (l'Italia non è il Paese che "deve fare i compiti" ma quello che li fa perché vuole cambiare), quello di ieri con David Cameron prepara la prossima mossa: la riforma sul lavoro. Un'operazione che si concretizza in due provvedimenti: da una parte il decreto su apprendistato e contratti a termine, che comincerà il suo iter parlamentare alla Camera già alla fine di questa settimana. Dall'altro il disegno delega che declina il famoso jobs act. Entrambi ad alto rischio di ostacoli parlamentari.

La nuova sfida, che dovrà affrontare l'opposizione della Cgil, spalleggiata dalla sinistra del Pd, non poteva trovare trampolino di lancio migliore dell'Inghilterra. Ossia della patria di quel Tony Blair - altro mito, insieme a Obama, di Renzi - che ha cominciato la propria avventura politica proprio dando battaglia alle Trade Unions, i sindacati britannici. E che il premier-rottamatore incontra, a sorpresa, in serata, all'ambasciata italiana. La visita inglese capita proprio nel giorno in cui l'Istat fotografa il nuovo record sulla disoccupazione in Italia: 13%. Cifra «sconvolgente », commenta Renzi. «Perdiamo mille posti di lavoro al giorno.

L'incontro al numero 10 di Downing Street è all'ora di pranzo, per un informale brunch. Il premier inglese mostra curiosità per le riforme - istituzionali e del lavoro - illustrate dal nuovo capo del governo italiano. Ma è anche un'occasione per fare il punto sull'Europa, per cercare sponda affinché a Bruxelles si consumi una svolta. «Più innovazione e meno burocrazia» chiede Cameron. E su questo non può che trovare pieno appoggio da Renzi. «In questi ultimi anni l'Europa ha perduto la qualità del sogno. È diventata solo un luogo di burocrazia assoluta», dice il premier italiano. Poi passa all'Italia e al tema del lavoro: «In questi tre anni abbiamo perso troppa strada e ora dobbiamo rimetterci a correre ».

Definisce «sbagliate» le ricette utilizzate in questi anni, perché creano «un sistema in cui manca la flessibilità». Il risultato è che cresce «la disoccupazione nonostante le tante regole fatte avrebbero dovuto migliorare il quadro». Dunque, è ora di cambiare. E il modo sarà la riforma sul mercato del lavoro. Un testo, fa sapere il premier, rispetto al quale «tutte le mediazioni sono possibili», ma senza «cambiare l'impostazione di fondo, che è quella di dare garanzie», ma soprattutto «agli imprenditori libertà di assumere in modo vero».

Indica un obiettivo: far scendere la disoccupazione «sotto la doppia cifra», sotto il 10%. Ma in un arco di tempo che guarda al 2018. Riferisce di aver «raccontato a David» il contenuto del decreto sul lavoro e del disegno di delega sulla riforma del codice del lavoro «per dare garanzia a chi non le ha avute e la possibilità alle imprese di investire in Italia».

La parola d'ordine è semplificare. «Oggi ci sono 2mila100 articoli è normale che si finisce di fronte al tribunale. Abbiamo in testa un codice del lavoro con 50-60 articoli. Cameron incoraggia l'ospite: «Sostengo l'impegno di Matteo per le misure ambiziose». E si dice pronto a collaborare con lui anche in Europa: «Matteo vuole mettere crescita e lavoro come temi centrali (del semestre di presidenza europea, n.d.r) e noi concordiamo».

L'incontro è occasione anche per fare il punto su quello che bisogna cambiare nelle istituzioni europee: il Vecchio Continente, dice Cameron, «arranca dietro l'Asia» ed è per questo che «ci devono essere riforme anche a Bruxelles». Prima fra tutte, la lotta alle «burocrazie », una battaglia rispetto alla quale «saremo alleati con Matteo ». Su questo piano, la rotta dell'euroscettico Cameron e quella di Renzi si incrociano: «Penso che con la Gran Bretagna ci sia un'alleanza non ideologica e senza confusione sul processo di riforma in Europa». Si finisce a parlare anche di calcio, visto che l'Italia, ai mondiali del Brasile, avrà tra gli avversari l'Inghilterra. «Non possiamo essere d'accordo su tutto...», scherza il premier inglese.

In mattinata Renzi aveva incontrato la comunità finanziaria italiana a Londra. Dopo il vertice con Cameron, invece, all'ambasciata italiana, si vede con Ed Miliband, i leader del partito laburista inglese. Anche da lui incassa un endorsement: «Quella di Matteo Renzi è un'agenda impressionante e lui è pieno di energia». L'entusiasmo londinese, però, è presto gelato.

Ancora non ha preso l'aereo di ritorno e dall'Italia, per la precisione dal suo partito, si levano voci a dir poco critiche: «I dati di oggi sulla disoccupazione sono drammatici. Ma ancora più drammatica», spiega Stefano Fassina, ex viceministro del governo Letta, «è l'ostinazione a continuare a somministrare la cura sbagliata, come indicato dal nostro presidente del Consiglio a Londra». La minore disoccupazione inglese, continua l'ex viceministro, non dipende dalla maggiore flessibilità, ma dal fatto che «il Regno Unito, fuori dall'euro-zona, ha potuto svalutare la sua moneta del 25%, ha potuto fare una politica monetaria molto aggressiva grazie a una banca centrale libera dall'ortodossia tedesca». Mentre «insistere con la ricetta liberista della svalutazione del lavoro», avverte Fassina, «genererà effetti negativi su Pil, occupazione e debito pubblico». Morale, «il decreto lavoro va corretto». Renzi è avvertito.

 

RENZI E PADOAN PADOAN FIDUCIA AL GOVERNO RENZI IN SENATO FOTO LAPRESSE Il fisico di Blair che attrae Miss Deng RENZI E CAMUSSORENZI E CAMERON A LONDRA RENZI E TONY BLAIR

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