RENZI E GRILLO GODONO: ARRIVA L’INTRUGLIO BERLUSCONI-D’ALEMA

Francesco Bei per "la Repubblica"

È arrivato l'uomo della trattativa impossibile, quella che dovrebbe mettere insieme le tre forze politiche «responsabili » per arrivare a un accordo senza il M5S. Anzitutto sulle presidenze di Camera e Senato, ma a seguire anche su un governo «istituzionale». E tra un mese, ovviamente, sul Quirinale.

Mentre Pierluigi Bersani ancora tesse la tela di un dialogo sempre più difficile con i cinquestelle e tiene aperta la porta a Mario Monti per la presidenza del Senato, D'Alema si muove ormai su un'altra scacchiera. Quella, appunto, di una trattativa che salti del tutto i grillini e punti soltanto su Pdl e Scelta civica. Una prospettiva che trova concorde Giorgio Napolitano, da sempre scettico sul tentativo in solitaria di Bersani.

Il presidente del Copasir avrebbe lanciato segnali precisi, suggerendo la candidatura alla presidenza della Camera di due montiani di area centrosinistra: Lorenzo Dellai e Renato Balduzzi. Un "consiglio" che è arrivato ai diretti interessati passando sopra la testa di Monti, il quale infatti ha denunciato con i suoi le «pressioni improprie» di queste ore verso alcuni esponenti di Scelta Civica perché accettino l'offerta.

L'irritazione del premier non è dovuta soltanto al fatto di essere stato scavalcato dalla diplomazia parallela dalemiana. Il problema vero è che Monti, nonostante Napolitano abbia bisogno di lui a palazzo Chigi finché il rebus istituzionale non sia sciolto, vedrebbe bene se stesso sullo scranno più alto di palazzo Madama.

Lo schema di gioco di D'Alema, che riguarda soprattutto il governo futuro di larghe intese, prevede invece che al Senato venga eletta Anna Finocchiaro con una larga maggioranza di Pd-Pdl-Lega e Scelta Civica. Dopo l'eventuale fallimento di Bersani, sarebbe proprio Finocchiaro - a quel punto presidente di palazzo Madama - ad essere chiamata da Napolitano al Quirinale per ricevere l'incarico di formare un «governo istituzionale».

Al suo posto verrebbe eletto al Senato un presidente del Pdl, magari ancora Renato Schifani. A chiudere il cerchio dell'accordo, la casella più importante, quella del Quirinale. Che, nello schema D'Alema, andrebbe ovviamente al Pd e non è difficile immaginare quale candidato potrebbe andarci.

Anche Berlusconi, chiuso ieri per tutto il giorno con i fedelissimi nella suite del San Raffaele, è stato messo al corrente dell'offerta. Tanto che Denis Verdini con una telefonata a Roma ha dato ordine di bloccare la manifestazione del Pdl che si sarebbe dovuta tenere oggi. «C'è aria di accordo», si è limitato a dire a chi gli chiedeva lumi.

Ma il Cavaliere non accetta la tattica del carciofo, non vuole sfogliare un petalo alla volta, pretende da subito un patto esplicito che riguardi anche il Quirinale e il governo. «Altrimenti - ha spiegato ancora ieri - per noi è meglio andare al voto a giugno. Renzi si è sgonfiato e, anche se il Pd dovesse candidare lui, saremmo noi stavolta a vincere il premio di maggioranza».

Berlusconi nell'intesa vorrebbe anche farci entrare una qualche forma di salvacondotto giudiziario, non soltanto il riconoscimento politico di un ruolo da kingmaker. Quanto meno la garanzia di un voto contrario del Pd se mai dovesse davvero arrivare una richiesta di arresto. Sul Quirinale poi, ed è qui forse l'incaglio maggiore, Berlusconi non ha dato (ancora) via libera a una candidatura di area democratica. Né D'Alema ma nemmeno Giuliano Amato. «Stavolta tocca a noi».

Intanto sulla trattativa-ombra un primo passo avanti è stato fatto ieri. Dopo un colloquio segreto tra Finocchiaro e Calderoli, e una triangolazione con Bobo Maroni a Milano, è arrivato il via libera del Carroccio. Tanto che Calderoli, che dovrebbe diventare vicepresidente vicario del Senato, è uscito allo scoperto mettendo per primo il cappello sulla possibile intesa con un'intervista alla Padania.

Bersani ovviamente è consapevole di quanto sia sottile il ghiaccio sul quale sta pattinando e ha avuto sentore di cosa si muove sotto la superficie. Benché i suoi assicurino che la sintonia con D'Alema sia totale, è evidente che i due schemi di gioco sono molto diversi. Sembra infatti che il segretario Pd, conscio del pericolo, abbia chiesto una sponda a Mario Monti.

E un altro sicuro alleato è Dario Franceschini, che vedrebbe sfumare le sue ambizioni sulla presidenza della Camera se andasse in porto l'ipotesi D'Alema di metterci un Dellai o un Balduzzi. Così, tra queste manovre, si apre la diciassettesima legislatura. E le speranze di sbloccare lo stallo e i veti incrociati sono davvero al lumicino. Beppe Fioroni racconta di essere andato a trovare un affranto Bersani per tirarlo un po' su di morale: «Vedrai Pierluigi che adesso, dopo aver finito il lavoro con il Conclave, lo Spirito santo avrà un po' di tempo per concentrarsi su di noi».

 

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