BELPIETRO: ‘’RENZI HA IL GRANDE MERITO DI LIQUIDARE IL ROSSO ANTICO MA IL SUO PROGRAMMA FINORA È SOLO QUELLO DI FARE CARRIERA E ANDARE AL POTERE’’


Maurizio Belpietro per "Libero quotidiano"

Pare che Silvio Berlusconi abbia dato ordine ai suoi di non attaccare Matteo Renzi. C'è da capirlo: il sindaco di Firenze sta facendo fuori più comunisti o ex comunisti di quanti ne abbia eliminati lo stesso Cavaliere. Se il fondatore di Forza Italia si limitava a sconfiggerli, travolgendo la gioiosa macchina da guerra dei compagni, Renzi li rottama, cancellandoli definitivamente dalla scena.

Basti dire che Massimo D'Alema, uno che per soprannome faceva Spezzaferro, ora è ridotto a lamentarsi nei corridoi della sede del Partito democratico, come quei pensionati che non si rassegnano al fatto di essere stati allontanati dal luogo di lavoro e ritornano in ufficio nella speranza di contare ancora qualcosa.

Potrà piacere oppure no, ma il nuovo capo della sinistra sta liquidando la sinistra. E grazie alla nuova legge elettorale completerà l'opera. Con la scusadi voler restituire la parola agli elettori togliendola alla segreteria dei partiti, in realtà Renzi sta facendo il contrario, levando ogni possibilità di rappresentanza alla minoranza.

Altro che preferenze, che pure fino a ieri rivendicava. Con il sistema elettorale che sta cercando di far approvare, il sindaco di Firenze metterà in lista giovani e giovanissimi, mandando ai giardinetti tutta la vecchia guardia e realizzando a tempo di record un autentico repulisti come mai si era visto prima. Bisogna riconoscere che da questo punto di vista Renzi si è mosso bene.

Anzi, benissimo, sorprendendo tutti per la rapidità e la determinazione. Al punto che qualcuno ha perfino scomodato Bettino Craxi, ricordando come il segretario del Psi conquistò la leadership e licenziò i capi storici del partito. In un colpo Bettino mandò in pensione gli oppositori (tenne solo Signorile, ma perché non gli faceva ombra) e mise in soffitta il vecchio armamentario ideologico con la sua storia centenaria. Dobbiamo dunque salutare il nuovo Bettino? In realtà i paragoni sono una mania italiana.

Alla stampa nazionale piace catalogare le persone e incatenarle ad un ruolo, ma quasi mai i protagonisti corrispondono alla figura che si vorrebbe. Il segretario del Psi che sconfisse Francesco De Martino rinnovando il partito, oltre ad essere un decisionista era un uomo di idee forti e radicate e difficilmente cambiava idea. Esattamente il contrario di quel che finora ha dimostrato di essere Matteo Renzi. Il neo segretario del Pd infatti non pare orientato da convincimenti chiari, ma sembra muoversi con molta abilità e spregiudicatezza in base alla convenienza.

Ne abbiamo già scritto: quando il sindaco perse le primarie contro Bersani dichiarò che sarebbe tornato a Firenze a guidare la sua città, ma in realtà nel giro di pochi mesi tornò di corsa ad affacciarsi sulla scena nazionale. Quando qualcuno paventò che potesse candidarsi alla segreteria, Renzi scrisse di proprio pugno in un libro che non lo avrebbe mai fatto, salvo poi farlo appena passata l'estate.

Mesi fa cavalcò la cacciata del Cavaliere dal Senato, pronto poi a riabilitarlo con l'intesa sulla riforma elettorale. La giravolta sulle preferenze è nota e ne abbiamo riferito. Sull'articolo 18 il segretario è partito annunciando un cambiamento, ma appena la Cgil ha alzato la voce ha preferito far sparire l'argomento dal tavolo della discussione. L'elenco potrebbe continuare ma si finirebbe per riempire il giornale. Meglio dunque fermarsi a riflettere su che cosa porti questo continuo cambiamento tattico.

Che cosa vuole davvero Renzi? Ecco, appurato che il sindaco di Firenze sta cancellando il gruppo dirigente della sinistra, resta da capire dove porti tutto ciò. Alla fine sarà un leader di sinistra a fare la politica di centrodestra che Berlusconi non è riuscito a fare? Sarà lui a darci una riforma del mercato del lavoro degna delnomee la modernizzazione della burocrazia che il Cavaliere non ha saputo imporre?

Verrà da Renzi il piano per restituirci finalmente una giustizia giusta, non partigiana e non bloccatada una corporazione che non accetta cambiamenti? In realtà a queste domande nessuno sa rispondere, perché nonostante parli molto e stia ogni giorno in tv, sulle cose concrete il neo segretario del Pd non si esprime e pare non avere opinione. Renzi parla per slogan, ma spesso con gli slogan non dice niente di ciò che ha in mente. E alla fine il sospetto che il programma di Renzi si limiti alla carriera di Renzi rimane.

 

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