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"SE VINCE IL NO BERLUSCONI PER DISCUTERE NON TROVERÀ ME MA GRILLO” - RENZI AVVISA IL CAV E ATTACCA IL M5S: PRENDE COME IL PD I FONDI DEL GRUPPO AL SENATO MA LI UTILIZZA PER PAGARE LA CASA DI ROCCO CASALINO, UN LORO DIPENDENTE, IL CHE È VIETATO

RENZI BERLUSCONIRENZI BERLUSCONI

Jacopo Iacoboni per la Stampa

 

«Se vince il Sì andremo in Europa con più forza a spiegar loro come fare su migranti, economia, e posti italiani a Bruxelles». Uscendo dalla redazione de La Stampa - dove ieri mattina ha risposto in una videointervista alle domande di Massimo Gramellini e dei lettori - Matteo Renzi parla di quella che è per lui la sfida cruciale del referendum del 4 dicembre, e il suo messaggio di fondo: se vince il No, dice, torneranno tecnocrati alla Mario Monti che vessano i cittadini, alzano le tasse, e rimettono il segno meno davanti ai dati del Pil.

grillo intervistato da rtgrillo intervistato da rt

 

Se vince il Sì, secondo il premier, «l' Italia sarà più stabile e in grado di dettare condizioni all' Europa. Indicheremo una terza via, per rispolverare un' espressione clintoniana», e l' idea che espone in redazione è di sfuggire all' alternativa tra Trump e Angela Merkel, tra populisti e globalisti.

 

GRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONIGRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONI

«Il mondo in questo momento è dibattuto, con la Russia che sappiamo, con l' effetto Trump che aleggia, con la Brexit». In questo scenario lui vede uno spazio, un' opportunità, di far pesare una via italiana: «Noi siamo quelli che hanno fatto mettere agli atti, davanti alla Cancelliera, le perplessità sull' austerity».

 

Oppure, per farsi sentire di più: «Noi diamo all' Europa venti miliardi tutti gli anni e ne prendiamo indietro dodici. Se di questi dodici ne lasci per strada una parte, hai vinto il premio Nobel per la stupidità. Mentre ci impegniamo a riequilibrare questo rapporto di venti a dodici, intanto ci siamo detti: spendiamo meglio questi dodici».

renzi porta a portarenzi porta a porta

 

La «vera» Casta Ambizioni europee come queste passano ora, inesorabilmente, dal voto sul referendum costituzionale. Dopo questa aspra campagna elettorale, con accuse e controaccuse, cosa rispondere a un racconto che vorrebbe ormai il rottamatore nei panni del simbolo di una Casta? «Dicono a noi che siamo la Casta? Dall' altra parte, nel fronte del No, vedo un sistema che tiene insieme cinque ex presidenti del Consiglio: Monti, De Mita, Lamberto Dini, D' Alema e Berlusconi. Li riconosci dalla quantità di pensioni.

 

berlusconi renzi berlusconi renzi

Berlusconi dice: "Il giorno dopo ci sediamo al tavolo con Renzi". No, il giorno dopo, ci trova Grillo e Massimo D' Alema, non il sottoscritto. Cinque ex premier che per anni ci hanno detto riforme e non le hanno fatte. Se gli italiani vogliono affidarsi a loro, prego, si accomodino». Lo scenario che prefigura, o lo spauracchio che agita, se preferite, è che se vincesse il No rischiamo un governo tecnico, «ma il governo tecnico non fa l' interesse dell' Italia, spiana la porta ad altri interessi, ad altre cose. Per questo serve la politica, un governo politico».

 

Il No dell' Economist Il presidente del Consiglio non può non rispondere qualcosa sull' Economist, che ha scritto: «L' Italia dovrebbe votare No». Sa che quell' articolo viene cavalcato in rete, diventa virale, viene agitato come verità in terra dagli stessi che un paio d' anni fa strepitavano contro i giornali della finanza e dell' establishment: «Leggo che l' Economist parla di un governo tecnico, loro lo chiamano tecnocratico.

 

Magari per l' Italia è meglio, io l' ultimo governo tecnico che ricordo, quello di Mario Monti, ha alzato le tasse e ha prodotto il segno meno sulla crescita. Il 2017 sarà cruciale per l' Europa, l' Italia deve avere una forte strategia europea e lo può fare solo un governo con solidità e stabilità, un governo politico. Un governo tecnico che dice "ce lo chiede l' Ue" non fa l' interesse dell' Italia ma di altri».

 

I risultati del governo Qualche punto prova a rivendicarlo, anche rispondendo a domande come quella di Corrado Attili.

RENZI LA STAMPARENZI LA STAMPA

 

«Tutto possiamo dire tranne che in due anni non abbiamo fatto niente». Ricorda quelli che a lui paiono meriti del suo governo: «Negli ultimi due anni il nostro debito è stabilizzato, al 132 per cento. È alto, troppo alto, ma non cresce più.

 

Anzi l' abbiamo tagliato, di 43 miliardi. Lo so, vogliamo fare di più, ma mia nonna diceva che il meglio è nemico del bene». Inseguendo una perfezione mitica ci avvitiamo nel' inazione, quella che lui chiama la palude. Situazione che, a Gramellini che gli chiede dei limiti della riforma, riassume in una battuta: «Questo referendum è come un viaggio in autostop; ne avete mai fatti da ragazzi? È come se tu volessi andare da Roma ad Aosta, passa uno che ti offre un passaggio fino a Torino.

 

Voi che fate, accettate o aspettate uno che vi porti ad Aosta?». Per dire che tante cose le avrebbe volute diverse anche lui, come gli domanda il lettore Giorgo Mari, «se avessi potuto fare da solo la riforma sarebbe stata diversa», ma il punto cruciale, il taglio dei costi e la fiducia data da una sola Camera, è per lui comunque fondamentale.

 

BERLUSCONI RENZIBERLUSCONI RENZI

L' attacco al M5S Il Renzi di oggi ammette diversi errori, in questa fase sta evidentemente provando a ricucire un gap di umanità che s' era creato, e lui a un certo punto ha avvertito. Anche agli insulti sceglie di replicare con più ironia, o autoironia, o almeno ci prova: «Nella mia veste di scrofa ferita e di aspirante serial killer, da parte nostra dico che la nostra intenzione è di abbassare totalmente i toni dello scontro, anche perché va nel nostro interesse». Però sui tagli ai costi della politica e la doppia morale dei cinque stelle, va all' attacco: «Il M5S parla di riduzione degli sprechi, ma prende come noi i fondi per il gruppo parlamentare: al Senato noi abbiamo preso 30 milioni, loro 13.

 

La differenza è che il M5S utilizza i fondi del gruppo al Senato per pagare la casa di Rocco Casalino, un loro dipendente. Capite? Pagano le bollette coi soldi dei fondi del Senato, è vietato».

 

Per Torino, il premier elogia come la Regione di Sergio Chiamparino sta gestendo l' emergenza del maltempo; dice di aver incontrato «la sindaca Appendino», in uno spirito di collaborazione reciproca.

ROCCO CASALINO E BEPPE GRILLOROCCO CASALINO E BEPPE GRILLO

 

Promette un intervento immediato per il maltempo, «i soldi ci saranno, ma bisogna spenderli bene». E sul Moi, le palazzine del villaggio olimpico da tempo occupate da famiglie di immigrati e profughi, assicura: «C' è massima disponibilità a sostenere un' iniziativa finalizzata a risolvere la situazione in modo... piemontese, quindi con grande sobrietà. Siamo disponibili a venire incontro alle esigenze delle istituzioni».

 

«Se devo, me ne andrò» In definitiva, è un Renzi meno da selfie - anche se diversi ragazzi gliene chiedono, quando esce dalla Stampa , e lui non si sottrae - e più concentrato a far passare un messaggio conclusivo: l' Italia può essere importante, nella stagione Trump-Brexit, con la Russia sullo sfondo: «Abbiamo davanti il 4 dicembre un grande assist per segnare, cambiare l' Italia e anche l' Europa, o sparare la palla in tribuna. La mia sorte non è importante - risponde al lettore Fiora - non farò più l' errore di personalizzare; ma poi gli stessi che me lo rimproverano mi domandano continuamente "che cosa farò io?".

rocco casalino grande fratellorocco casalino grande fratello

 

Rispondo così: non importa. Io ho 41 anni, ho fatto il sindaco della città più bella del mondo (Gramellini lo interrompe: "A parte Torino"), non devo aggiungere più nulla al mio curriculum. Non sto lì a vivacchiare, non sono adatto. Se dobbiamo tornare alle liturgie del passato, le riunioni di maggioranza con i tecnici, per la logica della palude, delle sabbie mobili tanti sono più bravi di me. Io sto se possiamo cambiare». Un sassolino dalla scarpa se lo toglie, senza nominare Enrico Letta: «Quando toccherà a me lasciare Palazzo Chigi, uno si gira, si inchina alla bandiera e sorride, non mette il broncio. Passerò la campanella con un sorriso e un abbraccio a chiunque sia perché Palazzo Chigi non è casa tua ma degli italiani».

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