LA RICONOSCETE? – È UNA DONNA BELLISSIMA, CHE HA FATTO UNA SFAVILLANTE CARRIERA: PRIMA COME MODELLA, POI COME MOGLIE DI UN UOMO RICCO E FAMOSO – IMMIGRATA NEGLI ANNI ’90, ORA SI RITROVA NELL’OCCHIO DEL CICLONE: DI RECENTE HA FATTO MOLTO PARLARE DI SÉ PER UN FILM E UN DISCUTIBILE INTERVENTO IN UN CONTESTO INTERNAZIONALE
DONALD TRUMP DISPREZZA COSI’ TANTO L’ONU DA SPEDIRE LA MOGLIE MELANIA A PRESIEDERE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA, NEL PRIMO GIORNO DELLA PRESIDENZA DI TURNO AMERICANA – L’EX MODELLA, PRIMA FIRST LADY A PRESIEDERE IL CONSIGLIO, HA ELOGIATO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE (NON DISPONENDO DI QUELLA NATURALE): “L’IA STA DEMOCRATIZZANDO LA CONOSCENZA, UN TEMPO CONFINATA NELLE BIBLIOTECHE UNIVERSITARIE" - IN UNA RIUNIONE SURREALE, ALLA LUCE DELLE AZIONI MILITARI IN CORSO IN MEDIORIENTE, MELANIA NON HA NOMINATO I RAID DELLE ULTIME ORE SULL’IRAN: IN UN VAGO RIFERIMENTO ALL'OPERAZIONE EPIC FURY, HA ESPRESSO "LE SUE PIÙ SENTIRE CONDOGLIANZE ALLE FAMIGLIE CHE HANNO PERSO I LORO EROI CHE SACRIFICANO LA LORO VITA PER LA LIBERTÀ"
LUCI E OMBRE DI UNA FIRST LADY
Estratto dell'articolo di Azzurra Della Penna per “Chi”
Nei milioni di pagine desecretate sui traffici di Jeffrey Epstein il suo nome affiora appena, come un riflesso in uno specchio lontano: un'email del 2002, un "Dear G", un "Love, Melania", un "sweet pea" restituito con leggerezza mondana.
Nessuna accusa. Nessuna ombra giudiziaria. Solo il tono di un mondo che allora sembrava luccicare. E che oggi, riletto, cambia, ha un che di inquietante.
Ma le storie […] si raccontano […] anche attraverso le geografie. Attraverso stanze in cui si entra e da cui si esce senza lasciare impronte. Con i nomi che tornano - sempre gli stessi - nelle fotografie, nei salotti, nei registri delle presenze.
Melania Trump, oggi first lady degli Stati Uniti d'America, arriva a New York alla fine degli Anni 90 come Melanija Knavs.
È una ragazza slovena con disciplina balcanica e ambizione occidentale. Figlia di un venditore d'auto e di una sarta.
melania trump, andrew, gwendolyn beck e jeffrey epstein a una festa a mar a lago nel 2000
A Milano e Parigi ha affinato la postura, in America affinerà l'arte di restare in silenzio. Qui cambia il cognome in Knauss, poi, in Trump. Non invade lo spazio. Lo occupa. Senza farsi notare e senza chiedere.
A costruirne l'immagine americana è Antoine Verglas, fotografo francese tra i più noti degli Anni 90.
È lui a immortalarla in una dozzina di servizi, è lui a scattare le immagini ultrasexy tra cui il servizio per GQ sul jet privato di Donald Trump: lei distesa, pelle chiara contro interni dorati, un'estetica che è insieme fragilità e potere. E Verglas in questa storia non è un fotografo qualunque, il suo nome riemerge nei file Epstein.
MELANIA TRUMP PRESIEDE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL ONU
Centinaia di volte. Email anche tra il 2012 e il 2017, con organizzazione di shooting, compensi per decine di migliaia di dollari, invio di decine e decine di immagini. In una comunicazione si parla di un servizio fotografico con "Fino a sei ragazze", in un'altra di nudi.
Verglas ha dichiarato che si trattava di lavoro, che non c'erano minorenni, che il rapporto con Epstein era professionale. Nei documenti emerge anche che Epstein aiutò il figlio del fotografo a orientarsi nel mondo della finanza e che Verglas, a sua volta, sistemò "questioni logistiche”, per persone vicine al finanziere. Nulla che coinvolga Melania.
[…] Ma la coincidenza resta: l'uomo che ne ha plasmato l'immagine era inserito nell'universo di Epstein anche quando quell'universo era già macchiato dalla più ignobile condanna.
[…] poi c'è Paolo Zampol-li, il talent scout che nel 1998 presenta Melania a Donald Trump a una festa durante la settimana della moda di New York in un locale dal nome evocativo: il Kit Kat Club. Zampolli, fondatore della ID Models, frequentatore di ambienti dove moda e finanza si sovrappongono, è un ponte tra mondi.
E negli anni ha incrociato anche il circuito sociale di Epstein. Anche qui: nessuna accusa formale che lo leghi ai crimini del faccendiere. Ma la mappa è ancora la stessa. Stessi indirizzi, stessi jet, stesse terrazze vista oceano.
L'email del 2002 a Ghislaine Maxwell è breve, leggera, quasi frivola. Melania commenta un articolo su Epstein apparso sul New York Magazine, si complimenta per la foto, propone di vedersi a New York. Firma con "Love".
Maxwell risponde chiamandola "sweet pea" (letteralmente pisellino dolce, ma è più o meno come il nostro "tesoro"). E all'epoca Epstein non ha condanne. E un uomo ricco e potente, noto e invitato ovunque.
[…] Nel frattempo Melania sposa Donald Trump, corre veloce il 2005. […] Il matrimonio sembra un'alleanza tra due forme di ambizione: una verticale e silenziosa, l'altra orizzontale e rumorosa.
C'è un messaggio di Epstein che emerge dai file: un suo collaboratore gli scrive che il tale anziano uomo d'affari si è legato alla tale fanciulla in fiore e commenta - forse ironicamente - che è una grande storia d'amore. Epstein lo corregge: "Non è amore, ma odio: lei odia essere povera, lui odia essere solo".
MELANIA TRUMP PRESIEDE IL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL ONU
Tornando a Trump, lui, intanto, è storia nota, arriva alla Casa Bianca. E Melania? È una first lady atipica. Compare poco, parla meno. Non si presta alla confessione pubblica.
Quando indossa la giacca con la scritta "I really don't care, do u?" cioè "A me non importa davvero niente, e a te?" durante una visita ai centri per migranti, tace, mentre esplode la polemica.
Lascerà parlare la sua portavoce ("è solo una giacca") e Trump via social, "è una frase contro le fake news". Solo mesi dopo, in un'intervista all' Abc dirà che il messaggio era rivolto ai media che la criticavano di continuo.
L'unica a raccontarla dall'interno è Stephanie Winston Wolkoff, per anni amica e confidente, poi collaboratrice alla Casa Bianca, infine autrice del libro Melania and Me.
donald trump, brett ratner e melania trump
Nel libro, Wolkoff descrive una donna calcolatrice, attenta al potere, consapevole del proprio ruolo e delle gerarchie interne alla famiglia Trump. Racconta le tensioni con Ivanka, le dinamiche fredde con Donald, le strategie dietro le quinte. È un ritratto intimo e tagliente, che incrina la superficie levigata. Melania ha respinto quelle ricostruzioni. E ancora una volta, ha scelto il silenzio.
Solo di recente tenta di riscrivere la sua storia con un documentario monumentale, firmato da Brett Ratner (altro storico amico di Jeffrey Epstein) costato 75 milioni di dollari, pensato come celebrazione definitiva della sua traiettoria.
HILLARY E BILL CLINTON AL MATRIMONIO DI DONALD E MELANIA TRUMP, NEL 2005
[…] Ed è forse questo il paradosso di Melania Trump, se - di rado - cerca di raccontarsi come figura lineare, la sua storia si addensa e si opacizza. Forse fino a qui la sua abilità non è stata sedurre, né conquistare né parlare. E’ stata restare fuori fuoco. Muoversi dentro il potere lasciando che fossero gli altri a esporsi, a cadere, a spiegarsi. Mentre lei appariva sempre ai margini della luce, dove le ombre non accu-sano. E non si dissolvono mai
del tutto.



