1- RIGOR MONTIS NON CI STA A FARSI BERSAGLIARE DAI MORTI VIVENTI BERSANI-DI PIETRO-VENDOLA CHE NON VOGLIONO CAPIRE CHE L’ITALIA È ORMAI UN PAESE A SOVRANITÀ LIMITATA (A COLPI DI SPREAD) E ANNUNCIA DI MOLLARE NEL 2013 PALAZZO CHIGI 2- MA E’ GIA’ PRONTO A SCATTARE UN TERZO POLO DEGLI ULTRÀ MONTIANI, ADDIRITTURA UN CATALIZZATORE DI SIMPATIZZANTI PRESI UN PO’ DAL PD, UN PO’ DAL PDL E MOLTI DALL’UDC, NEL CASO SI VADA VERSO LE ELEZIONI CON UNA SITUAZIONE ECONOMICA DISASTROSA ED UNA LEGGE ELETTORALE NON IN GRADO DI FORNIRE UN RISULTATO CHIARO 3- IL RICATTO DEI "MERCATI”: “MARIO, QUANDO VOI NON SARETE PIÙ AL GOVERNO, CHI PUÒ GARANTIRE CHE L’ITALIA SI MANTERRÀ SUL SENTIERO DEL CONSOLIDAMENTO DI BILANCIO?” 4- MONTI, AVVISO AI NAUFRAGHI: "TEMO CHE QUANTO PIU' CI AVVICINEREMO ALLA CONCLUSIONE DELLA NOSTRA ESPERIENZA DI GOVERNO, TANTO PIU' LO SPREAD SARA' DESTINATO A SALIRE"

1 - IL PRESSING DI BRUXELLES SU MARIO I LEADER UE CHIEDONO GARANZIE PER IL FUTURO DI PALAZZO CHIGI...
Francesco Bei per "la Repubblica"

È questa nuova constatazione che sta spingendo Mario Monti a gettare lo sguardo oltre la primavera del 2013. Dieci giorni fa, nella lunga notte del consiglio europeo, il premier se l'è sentito ripetere più di una volta: «Mario, quando voi non sarete più al governo, chi può garantire che l'Italia si manterrà sul sentiero del consolidamento di bilancio?».

Anche il Fondo Monetario ieri ha messo nero su bianco che «il programma di aggiustamento è appena iniziato e resta molto da fare». Ma il punto è che anche durante l'Eurogruppo di lunedì e nel corso dell'Ecofin di ieri, quasi tutti gli interventi relativi alla situazione italiana ruotavano sull'incertezza politica del prossimo anno. Con un interrogativo, a volte anche esplicito e sottolineato dai "falchi" come Finlandia e Olanda, sulla continuità dell'attuale esecutivo. Un pressing di cui il Professore è pienamente consapevole a cui non intende dare una risposta affermativa almeno per i prossimi mesi.

Eppoi, con quale maggioranza potrebbe rimanere l'ex rettore della Bocconi a Palazzo Chigi? È la stessa domanda che angoscia il premier da settimane e che l'ha portato, in una serata provenzale, di fronte a interlocutori fidati, a lasciare solo aperta la possibilità di proseguire il suo impegno a palazzo Chigi anche dopo il 2013.

Parole smentite ieri in pubblico, com'era ovvio, ma con una formula che lascia comunque aperta la strada all'eventualità di essere richiamato come "riserva della Repubblica" se la gravità della situazione dovesse richiederlo. Insomma, come Casini va dicendo da qualche tempo agli amici, «contiamo sul suo spirito di servizio». C'è chi immagina, in caso di vittoria del centrosinistra, un suo trasferimento all'Economia per fare, come dicono i suoi, «il Padoa-Schioppa».

Una situazione che impedirebbe lo svuotamento, pezzo a pezzo, delle riforme faticosamente portate a casa finora: quanto sta accadendo con la legge Fornero costituisce per Monti un precedente istruttivo. Anche se, confida un ortodosso montiano come Benedetto Della Vedova, «è difficile convincere un Papa a tornare cardinale».

La strada verso una riconferma a palazzo Chigi è tutt'altro che esclusa dalla coalizione che sostiene il Professore ma per ora non è confermata dal diretto interessato. Per il centrista Peppino Gargani, una volpe di lungo corso, è persino «scontato che Monti ci proverà a restare a palazzo Chigi. In queste condizioni qualcuno può pensare davvero che torni alla Bocconi?». Ma, al di là delle ambizioni dell'uomo, quello che angoscia il premier è proprio la componente irrazionale dei mercati, quel voto di sfiducia preventivo verso la politica che ogni giorno muove i broker dei fondi speculativi.

Ieri, nella conferenza stampa al termine dell'Ecofin, non a caso il premier ha citato proprio la «capacità di governance» del paese tra i fattori decisivi per conquistare l'opinione di chi deve comprare i buoni del Tesoro italiani. Con un'avvertenza: «Nel novembre scorso gli occhi erano concentrati su quello che questo governo sarebbe riuscito a fare o no. A gennaio sarà quasi irrilevante quello che questo governo riuscirà a fare e sarà dominante l'altra cosa».

Ovvero chi andrà al governo e con quale programma. E se lo spread resterà così alto nessuno a quel punto potrà escludere che l'Italia debba ricorrere all'aiuto del fondo salva-Stati, con tutte le limitazioni di sovranità che questa procedura comporta. Insomma, Monti garantisce per sé, il futuro resta un'incognita.

La questione del 2013 s'intreccia poi inevitabilmente con la riforma elettorale. Perché una legge che togliesse il premio di maggioranza alla coalizione (com'è ora il Porcellum) potrebbe favorire la riproposizione della maggioranza "strana" con Monti a palazzo Chigi.
Che è proprio quello che Bersani non vuole.

Intanto la partita europea, su cui Monti ha scommesso il suo successo, sembra dare finalmente le prime soddisfazioni. Non c'è soltanto la conclusione positiva dell'eurogruppo che, come dice Enzo Moavero, «in tempi normali sarebbe stata salutata come una giornata storica per l'Europa». Il fatto è che il premier è riuscito a rompere il ghiaccio persino con Jutta Urpilainen, la ministra delle finanze finlandese, ultrà rigorista.

Dopo la ruggine dei giorni scorsi, i due hanno avuto un lungo chiarimento a margine dell'eurogruppo. Un incontro che ha spinto Monti ad immaginare un modo per superare definitivamente la barriera di diffidenza e i «pregiudizi» anti-italiani che ancora resistono nel vasto nord: il premier ha intenzione di effettuare quanto prima un "tour della simpatia" che tocchi Helsinki e Amsterdam, le due capitali del rigore finanziario, per esportare l'immagine della sua «nuova Italia ». Quella che resterà anche dopo il 2013.

2 - MARIO: «NON MI CANDIDO» MA IL SUO PARTITO È PRONTO
Paolo Emilio Russo per "Libero"

Il contenitore, in teoria, c'è. Così come il brand, il marchio, che agli elettori potrebbe piacere: i sondaggi attribuiscono a una ipotetica «Lista Monti» oltre il 20% dei consensi potenziali. Il problema è che, peril momento, nessuno riesce ad immaginare quale uso è possibile fare dello strumento. La lista, infatti, potrebbe essere estremo salvagente del Professore in caso di sfiducia, ma anche un restyling del Terzo Polo degli ultrà montiani, addirittura un catalizzatore di simpatizzanti presi un po' dal Pd, un po' dal Pdl e molti dall'Udc, nel caso si vada verso le elezioni con una situazione economica disastrosa ed una legge elettorale non in grado di fornire un risultato chiaro.

Certo è che nei Palazzi si favoleggia da settimane di questa possibile creatura: c'è chi si dice pronto ad essere cooptato, chi vorrebbe tanto esserlo e, quindi, si offre. Altri si sono messi ad indagare, capire con quali ministri il premier ha maggiore feeling, chi potrebbe portare con sé in una nuova possibile avventura. Avventura che ancora ieri il premier ha voluto smentire con forza: «Io al governo dopo il 2013? Lo escludo».

E ancora: «Tornerò a fare il senatore a vita ». Avrà sicuramente un futuro politico il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera. Fino ad oggi l'ex banchiere ha provato a stare il più lontano possibile dalle diatribe politiche, equidistante tra le anime della maggioranza. «Già è difficile la situazione, se ci infiliamo anche nel dibattito tra partiti non ne usciamo più», usa ripetere ai suoi collaboratori.

Alla fine questa scelta di equilibrio potrebbe pagare: molti pensano che Passera sarà il «Monti del 2013», il tecnico non-politico cui affidare la guida del governo nel caso i partiti si trovino costretti ad una nuova grande coalizione. Alcuni magistrati, forse avendo fiutato l'aria, l'hanno già messo sotto tiro.

Pare si diverta di più come viceministro dell'Economia rispetto a prima, quando era un alto burocrate dello Stato, anche Vittorio Grilli. Il «signor no» del governo, l'uomo che tiene le chiavi della cassa e custodisce gelosamente le risorse, è diventato il membro dell'esecutivo che il premier consulta più spesso e che, di conseguenza, potrebbe restare lì dov'è anche dopo le prossime elezioni.

Del «tridente economico» del Professore è entrato a far parte, un po'a sorpresa, anche Fabrizio Barca. Il ministro della Coesione ". Territoriale, autoproclamatosi «elettore del Pd», ha pochi fondi a disposizione, ma non è rimasto con le mani in mano, sta sfruttando l'esperienza di governo per crearsi un seguito. Qualcuno lo vedrebbe bene come candidato alle primarie democratiche, lui preferirebbe mantenere il profilo del tecnico.

Infine c'è Enzo Moavero Milanesi, ministro per gli Affari europei, già collaboratore fidatissimo del premier ai tempi dell'esperienza da commissario europeo, vero autore degli ultimi successi incassati dal governo nei vertici europei. Si trovano invece in una situazione più delicata, soprattutto dopo le proteste contro ai tagli della spending review, i ministri Lorenzo Ornaghi e Francesco Profumo, ma anche le due donne, all'inizio celebratissime, Paola Severino e Anna Maria Cancellieri.

Il ministro della Giustizia, in particolare, ha registrato una precipitazione dei rapporti con quasi tutti i gruppi parlamentari: difficile immagine una prosecuzione del suo impegno. Elsa Fornero ha fatto tutto da sola: difficile immaginare un futuro diverso dal suo ritorno in cattedra all'Università. L'ipotesi di una «Lista Monti» interessa certamente l'Udc. Pier Ferdinando Casini va dicendo da tempo che «l'esperienza potrebbe proseguire» e si è augurato in più di una occasione di riuscire a coinvolgere in un «progetto comune» alcuni ministri del governoin carica.

Il progetto potrebbe essere proprio una lista di supporto ai ministri uscenti, un rassemblement di centro. In Fli c'è Benedetto Della Vedova, capogruppo a Montecitorio ed ex bocconiano, che guida una pattuglia di finiani non ostili al Professore. Nei due partiti principali, Pd e Pdl, la «forza» dell'ipoteti - co progetto del premier non lascia indifferenti. Giusto ieri un gruppo di «liberal» pd e tra questi Enrico Morando, Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini, Umberto Ranieri, Paolo Gentiloni, hanno scritto una lettera al Corriere per dire che «il Pd dovrebbe portare l'agenda di Monti nella prossima legislatura».

L'ex ministro delle Comunicazioni aggiunge: «Monti ci sarà. Non sappiamo in che ruolo, ma ci sarà». Specularmente anche nel Pdl una pattuglia di parlamentari, tra questi Beppe Pisanu, sarebbero pronti ad aderire ad un soggetto diverso e costituente. Per il momento sono solo chiacchiere, nulla di più. Ma, da ieri, c'è una lista registrata, un nome pronto.

 

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