RIMPIANGERE I MANDARINI? – RENZIE HA ROTTAMATO I CONSIGLIERI DI STATO DAGLI UFFICI LEGISLATIVI DI PALAZZO CHIGI E DEI PRINCIPALI MINISTERI E GLI EFFETTI SI VEDONO: LEGGI SCRITTE MALE, DECRETI CHE TARDANO E LO STRAPOTERE DELLA “VIGILESSA” MANZIONE

Giuseppe Salvaggiulo per “la Stampa”

 

madia renzimadia renzi

«Cosa si aspettava, Renzi, rottamandoci? Noi almeno le leggi le sapevamo scrivere...». Sorride il consigliere di Stato, commentando dietro lo scudo della riservatezza l’ennesimo pasticcio legislativo del governo. Prima della scuola, decreto fiscale, partite Iva, Jobs Act: una decina in un anno, e su materie importanti. Nell’ovattato mondo delle burocrazie romane, tutto era previsto da quando Renzi si è insediato al governo epurando i grand commis. «Ora ci sono i petit commis e i risultati si vedono», chiosa uno di loro.

Queste figure (capi degli uffici legislativi, capi di gabinetto, segretari generali) sono «lo scheletro dello Stato», secondo la definizione di un giurista che li conosce bene. Sono loro a scrivere le leggi, i politici al massimo indicano obiettivi e di tecnica normativa sanno poco (quelli ora al potere meno dei predecessori).


Renzi ha operato una rivoluzione. Per la prima volta a capo dell’Ufficio legislativo di Palazzo Chigi, la sala macchine del governo dove vengono vagliati i testi arrivati dai ministeri e si elaborano quelli di diretta volontà del premier, non c’è un giurista di alto rango ma Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani di Firenze. Ad affiancarla, anziché quattro-cinque tra presidenti del Consiglio di Stato e consiglieri della Corte dei Conti, solo anonimi funzionari. Anche nei ministeri sono stati accantonati i giudici delle alte magistrature. Ora s’arrangiano avvocati di non eccelsa fama e funzionari parlamentari. Con due difetti: una certa predisposizione all’accondiscendenza politica e una scarsa capacità di scrittura delle leggi.

MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA


Il caso dei consiglieri di Stato è emblematico: il governo Renzi ne ha fatti fuori otto su dieci, nei posti chiave. A Palazzo Chigi, rompendo una lunga tradizione, non ce ne sono più. E quando il brillante Roberto Garofoli, ex capo di gabinetto di Letta, è stato ingaggiato da Padoan al ministero dell’Economia, a Palazzo Chigi hanno storto il naso: nomina non concordata e di peso tale da controbattere con cognizione ai neofiti giureconsulti di provenienza fiorentina.


Inoltre Renzi ha rivoluzionato lo stile di governo. Attivismo, esautorazione dei ministri e annunci rapsodici mandano in tilt gli uffici legislativi. Prima di lui, la prassi era sempre stata scandita da questi passaggi, gestiti dagli alti burocrati: testi elaborati nei ministeri; trasmissione all’ufficio legislativo di Palazzo Chigi; riunioni di coordinamento tra ministeri; pre-consiglio dei ministri per limare il testo; infine palla ai politici nel Consiglio dei ministri che vara i provvedimenti.

 

Da un anno questa ritualità è saltata, anche perché il premier lancia nel dibattito mediatico provvedimenti che non ci sono, vede l’effetto che fa e li corregge in corsa, virando dove annusa consenso popolare o interessi che non vuole deludere (vedi il caso liberalizzazioni). Il risultato è che al Consiglio dei ministri arrivano testi semilavorati, schemi generali quando non slide. I testi vengono corretti o scritti dopo, spesso male.

 

renzi stazione terminirenzi stazione termini

Esemplari i casi di un decreto legge pubblicato in Gazzetta ufficiale 15 giorni dopo il Consiglio dei ministri (alla faccia della «necessità e urgenza») e della famigerata e innominata «manina» che aggiunse la norma pro Berlusconi nel decreto fiscale.
E quando, nelle riunioni degli uffici legislativi, qualcuno solleva obiezioni, Manzione lo gela: «Questo lo vuole Renzi». Anni fa, anche Gianni Letta in diceva «questo lo vuole Berlusconi». Ma capitava tre volte l’anno, non ogni settimana.

 

 

2. RENZI-MANZIONE AD PERSONAM

Da “la Stampa”

 

Antonella Manzione LibroAntonella Manzione Libro

Per darle uno status in grado di zittire i detrattori che la chiamano «la vigilessa», Renzi vuole nominare Antonella Manzione giudice del Consiglio di Stato. Un altro salto, dopo quello dalla polizia municipale fiorentina all’ufficio legislativo del governo. Ma i sondaggi riservati del premier hanno dato esito negativo. Al Consiglio di Stato gli hanno fatto rilevare che Manzione non ha l’età richiesta (55 anni), dunque occorrerebbero una norma ad personam o una deroga motivata. Per tacere del curriculum inadeguato. Il parere non è vincolante e per ora solo informale, in assenza di atti ufficiali del governo. Si attende la prossima mossa di Renzi: recederà o forzerà la mano? 
 

 

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