UN MINISTRO PORPORATO - RITRATTONE AL VETRIOLO BY PERNA DEL PIO RICCARDI, UOMO DI SACRESTIA E “DESPOTA DI DIO”, PREMIATO DA MONTI CON UN MINISTERO FANTASMA (DOPO UN ANNO DI CIANCE, “L'INTEGRAZIONE” STA A ZERO) - FIGLIO DI BANCHIERE, OGGI SOGNA DI DIVENTARE SINDACO DI ROMA CON L’UNZIONE CALTA-DIVINA - QUANTE OMBRE SULLA “SETTA” DI SANT’EGIDIO, DOVE IL SUO POTERE È ASSOLUTO E LA DISOBBEDIENZA MAL TOLLERATA…

Giancarlo Perna per "il Giornale"

Mai governo ebbe nel suo seno tanti uomini di chiesa come questo di Mario Monti. Se il ministro della Salute, Renato Balduzzi, è portavoce d'Oltretevere, e quello dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, è fiduciario di potenti cardinali, il ministro per l'Integrazione, Andrea Riccardi, parla direttamente con Dio. Di lui ci occupiamo oggi.

Il sessantaduenne Riccardi è il fondatore di Sant'Egidio, la benemerita comunità trasteverina che accudisce i poveri e si batte per pacificare le popolazioni bellicose del vasto mondo. Suo capolavoro fu la soluzione del conflitto in Mozambico nel 1992. I fan lo considerano «profeta» e «santo» cosicché Monti ha pensato di cooptarlo per dare una nota di spiritualità al suo ragionieristico governo. Riccardi avrebbe desiderato il ministero degli Esteri - chi migliore di me, si è detto, che ho negoziato nei punti caldi del globo? -, ma essendo troppo di chiesa per mandarlo in giro in nome dello stato laico gli è stato confezionato su misura un ministero inventato di sana pianta.

Da questa postazione, il pio ministro si è occupato di immigrati proponendo alloggi, ricongiungimenti, visti e la solita tiritera che, al dunque, resta lettera morta come l'eliminazione del sovraffollamento carcerario.

Dopo un anno di tavole rotonde, l'integrazione sta infatti a zero come quando non c'era il ministero ad hoc: gli africani, una volta ambulanti, fanno oggi gli accattoni, specie a Roma, città natale e operativa di Riccardi, dove sbucano da ogni strada, berretto in mano e cellulare all'orecchio, anche se sono tutti vispi ventenni; la percentuale dei clandestini che campa di reati cresce; chi ha aperto un'attività e stava dando un contributo, fa invece fagotto scoraggiato da tasse e crisi. Per concludere: neanche Andrea, che è uno di loro, sa a che santo votarsi.

Perciò non vede l'ora di lasciare l'attuale poltrona per un'altra. Pareva aspirasse a un seggio in Parlamento. Poi, le sue mire si sono spostate sul Campidoglio. Nel 2013, scade Gianni Alemanno che, per essere stato un sindachetto, la riconferma se la sogna. Di Riccardi si cominciò a parlare in autunno, creando subbuglio.

Per alcuni era il Vaticano a volerlo, per altri l'Udc, per altri il Pd. Fatto sta che quando il 21 settembre si svolse la festa della comunità di Sant'Egidio, la Roma che conta era tutta lì a omaggiare il nostro Andrea, sindaco in pectore. Madrina, Maita Bulgari, della nota famiglia gioielliera, che svolazzava qua e là per accogliere gli ospiti e portarli da Riccardi.

Quel giorno, al posto dei barboni assistiti dalla confraternita, pullulavano i Gianni Letta, Luigi Gubitosi (ad Rai), Bruno Vespa, gli Alemanno in auto blu. Il successo del ricevimento confermò che la macchina elettorale di Andrea era avviata. Poi venne la prova del nove: il pd Nicola Zingaretti abbandonava la corsa al Campidoglio per puntare alla Regione.

Poiché Zingaretti era il rivale più forte di Alemanno, si pensò subito che fosse stato dirottato per fare posto a Riccardi che, frattanto, si diceva lusingato. «Fare il sindaco di Roma è cosa bellissima. Se me lo chiedesse un segretario di partito, ne discuterei con lui e gli risponderei sì o no», disse da perfetto pesce in barile, sollecitando l'offerta ma evitando di sbilanciarsi finché non la riceveva.

Questo il 3 ottobre. Il giorno successivo, improvvisa retromarcia. «Non ritengo di potere accogliere l'offerta (di chi?, ndr)», disse. «Significherebbe interrompere il mio mandato ministeriale e l'impegno nazionale cui sono stato chiamato», aggiunse mostrandosi curiosamente patriottico dopo avere alimentato chiacchiere e ipotesi. Al momento, siamo fermi lì. In realtà, si sa che punta tuttora al Campidoglio ma aspetta che Udc e Pd perfezionino l'alleanza - già sperimentata in Sicilia - per esserne il candidato congiunto, con la benedizione di preti altolocati.

È nel suo stile dire una cosa e farne un'altra. Anni fa, il suo amicone Walter Veltroni gli propose di impegnarsi nel Pd. Andrea, carezzandosi la barbetta da apostolo, replicò: «Sono abbastanza vecchio per decidere di non cominciare nuove avventure». Invece, diventato ancora più vecchio, si è agilmente imbarcato con Monti. Dunque, ce lo ritroveremo tra le gambe.

Romano di ascendenze romagnole, Riccardi ebbe un papà banchiere, laico, liberale e lettore del Mondo di Pannunzio e, tra gli avi, un monaco, poi beatificato, che fu padre spirituale del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano durante la guerra. Più che del babbo, Andrea subì l'influsso del monaco e al liceo Virgilio, centro di Roma, cominciò a militare nella Gioventù studentesca, prima creatura di don Giussani. Con lui, c'era anche Buttiglione.

Poi, Rocco proseguì con Giussani che aveva fondato Cl, mentre Andrea e gli altri della cellula Gs formarono il primo nucleo di Sant'Egidio nel 1968. La comunità decollò però nel 1973 con l'acquisizione di un ex convento abbandonato dalle Carmelitane in piazza San'Egidio, cuore di Trastevere. L'edificio fu ceduto per quattro soldi dal ministero dell'Interno, che ne aveva la proprietà e si accollò la ristrutturazione. Dietro tanta munificenza c'era lo zampino del cardinale Poletti, vicario di Roma e primo protettore di Riccardi, porta d'ingresso della comunità in Vaticano e patrocinatore delle sue istanze presso Wojtyla.

All'inizio, Andrea e seguaci volevano trasferirsi nelle periferie per stare tra i poveri. Il loro slogan, da figli di papà, era: «Dalla parte dei figli delle donne di servizio». Poi, trovando scomodi i tuguri suburbani, si sistemarono nel loro convento, vivendo in comunità e celebrando riti, come monaci. Negli anni, il gruppo si è impossessato di metà quartiere, spazi, negozi, palazzi, diventando una potenza. Nelle pause delle sue attività ecclesiali, Riccardi si laureò in legge per riciclarsi subito in storico della Chiesa. Oggi insegna Storia contemporanea all'ateneo di Roma Tre. È sposato e ha due figli.

La vita comunitaria degli adepti riccardiani ha suscitato interrogativi. Anni fa, l'ottimo vaticanista dell'Espresso, Sandro Magister, ne fece una descrizione sconvolgente. Sant'Egidio sarebbe una setta in cui Andrea, capo indiscusso, e i suoi amici della prima ora, uomini e donne, avrebbero sui sopravvenuti un potere simile a quello degli sciamani su esseri tribali. Imporrebbero i matrimoni tra membri della comunità, decidendo la nascita dei figli.

Nessuna disobbedienza è tollerata, mentre le tensioni avrebbero causato suicidi. Clou della vita comunitaria, è la messa del sabato sera, vietata agli estranei. L'atmosfera è da racconto gotico. I capi sono disposti in ordine gerarchico, con Riccardi al centro dell'altare che comanda gli effetti di luce e tiene l'omelia al posto del prete, contro le regole ecclesiastiche. Gli sguardi estatici di tutti convergono su di lui che fissa ieratico il gregge ai suoi piedi. Che Dio ci salvi da questo despota di Dio.

 

DAVID THORNE E ANDREA RICCARDI ALFANO MONTI RICCARDI ANDREA RICCARDI ANDREA RICCARDI ANDREA RICCARDI GIUSEPPE DE RITA riccardi a santo egidioPIERO GNUDI ANDREA RICCARDI ANDREA RICCARDI MAITE CARPIO BULGARI

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