1. NEL PD È PARTITA LA GARA A MOLLARE L’EX PRESIDENTE MPS: FINO A IERI TUTTI BATTEVANO CASSA A SIENA, ORA SEMBRA CHE NESSUNO ABBIA MAI CONOSCIUTO GIUSEPPE MUSSARI 2. NON SOLO BERSANI E D’ALEMA, ASSORDANTE SILENZIO ANCHE DAI MONTEPASCHINI BASSANINI-LANZILLOTTA, DALL’EX SINDACO PD DI SIENA CECCUZZI (TESTIMONE DI NOZZE DI MUSSARI), DA LUIGI BERLINGUER CHE CON MUSSARI HA PIAZZATO IL FIGLIO NEL CDA ANTONVENETA 4. LA TACITURNA ROSI BINDI, SPONSOR DI PROFUMO, E IL SILENZIOSO VELTRONI, CHE CON MUSSARI CONDIVIDEVA LA PASSIONE PER IL BASKET (ERANO I TEMPI DI ANTONVENETA) 5. IL “CAYMAN” RENZI SUGLI SCUDI: ALLE PRIMARIE MATTEUCCIO HA SBANCATO PROPRIO A SIENA 6. IL PIDDINO MUCCHETTI SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI: “E’ UN SISTEMA TRASVERSALE, UNO DEI CONSIGLIERI DEL MONTE IN EPOCA MUSSARI E’ CON LA LISTA MONTI IN TOSCANA” 7. RIUSCIRANNO I SINISTRATI A FAR CREDERE CHE IL PD DI SIENA DECIDEVA TUTTO DA SOLO?

1. NEL PD ORA SEMBRA CHE NESSUNO ABBIA MAI CONOSCIUTO GIUSEPPE MUSSARI
Laura Cesaretti per "Il Giornale"


«Altro che le Cayman, Bersani e D'Alema pensino al Montepaschi: in sei mesi si è distrutto quel che i senesi avevano costruito in 600 anni», diceva Matteo Renzi tre mesi fa, al culmine della campagna per le primarie Pd.

Di lì a poco, il segnale di rivolta della città del Palio, del Monte e del torbido lungo incesto tra partito e banca arrivò forte e chiaro al Nazareno: 22mila e 900 preferenze, oltre il 54%, al giovane sindaco di Firenze (in barba ad ogni storica rivalità secolare, da Montaperti in poi); solo 15mila 184, il 36%, al segretario Pd.

Stessi numeri nella vicina Sinalunga, patria di quella Rosy Bindi che sosteneva pancia a terra Bersani contro Renzi, e che col Mps ha avuto anche lei le sue brave frequentazioni (tanto da aver assistito all'ultimo Palio, raccontano i senesi, dalle finestre della Fondazione, e da essere accreditata come sponsor del presidente Profumo, la cui consorte Sabina Ratti è supporter bindiana).

Il monito renziano risuona oggi come un presagio funesto nelle orecchie di quel Pd nazionale che, ad un mese dal voto, assiste spaventato all'esplosione nucleare dello scandalo derivati che travolge il Monte e il suo ex presidente Mussari. «Non c'è nessuna responsabilità del Pd, per l'amor di Dio», si schermisce - invocando la Provvidenza - Bersani, ma il candidato premier del centrosinistra sa bene che ora i suoi avversari utilizzeranno comunque il tracollo Mps come un'arma elettorale contro di lui. E deviare il fuoco non sarà facile.

Perché le connessioni tra Pd (nella sua versione ex Pci, certo, ma anche in quella ex Dc) e la banca di Siena sono tante e ramificate, e a ripercorrerne la storia recente saltano fuori nomi illustri del gotha di centrosinistra. Con ruoli diversi e a volte contrapposti, nelle operazioni politico-finanziarie che hanno costellato l'ultimo decennio.

Perché ad esempio, nel 2001, la nomina dell'avvocato calabrese Mussari, forte di una lunga militanza nel Pci-Pds-Ds, alla presidenza della Fondazione Mps fu sponsorizzata da un quadrilatero di ferro formato a Siena dal potente Magnifico Rettore Luigi Berlinguer (oggi capo dei probiviri Pd, ironia della sorte) e dal parlamentare eletto in città Franco Bassanini, e a Roma da Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

Artefice della scalata, il segretario dei Ds senesi (nonché testimone di nozze di Mussari) Franco Ceccuzzi, successivamente diventato parlamentare Pd e poi sindaco della città. Si dimise la scorsa primavera, in seguito alla guerra fratricida scoppiata tra ex Pci ed ex Dc del Pd attorno al controllo del potere dentro Mps, oggi è di nuovo candidato.

Il quadrilatero mussariano del 2001 si ruppe fragorosamente negli anni successivi, durante l'operazione Unipol, come raccontò lo stesso Bassanini in una intervista a Panorama: «Consorte e D'Alema fecero un pressing su Siena perché si alleasse con Unipol (nella scalata a Bnl, ndr). Chi difese l'autonomia di Mps, come me e Amato, venne emarginato».

Tanto che, nella versione di Bassanini, sull'altare dello scontro bancario Amato ci rimise nientemeno che il Colle, nel 2006. Nel 2007, all'epoca della acquisizione di Antonveneta (e della voragine che aprì nei conti Mps), l'ex dalemiano Mussari veniva dato in avvicinamento a Walter Veltroni, allora leader del Pd e futuro candidato premier.

Dell'operazione si disse che costituiva la rivincita dell'asse Veltroni-Prodi contro quello D'Alema-Fassino. Quanto al «probiviro» Luigi Berlinguer, ha più recentemente avuto al soddisfazione di vedere il figliolo Aldo (già brillante laureato dell'Università paterna, poi brillantissimo membro del Cda dell'aeroporto di Siena) è stato brillantemente promosso al Cda di Antonveneta.

2. BAFFINO FA L'INDIANO: SU MPS NIENTE VIDI, NIENTE SACCIU - BERSANI MINIMIZZA E BALBETTA...
Francesco Manacorda per "la Stampa"

‘'Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona dell'ex sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio d'amministrazione del Monte dei Paschi. Sono i banchieri che lo hanno tenuto come loro presidente alla guida dell'Abi ed è dunque a loro che eventualmente bisogna rivolgersi. Questi sono i fatti documentati, tutto il resto sono commenti».

Riconosciuto lo stile di Massimo D'Alema? L'ex presidente del Consiglio che già ai tempi della scalata a Telecom attirò le ire di Guido Rossi su Palazzo Chigi, «unica merchant bank dove non si parla inglese» reagisce gelido alle polemiche elettorali che turbinano attorno al Pd e ai suoi rapporti con la banca senese che proprio sotto la gestione Mussari - si scopre ora - ha attuato oscure manovre sui derivati per posticipare perdite in bilancio.

Eppure, presidente D'Alema, non ritiene che ci sia una sorta di responsabilità oggettiva del Pd su quel che riguarda le vicende del Monte? Risata secca e scandita, silenzio. Poi: «Ceccuzzi si è giocato la poltrona proprio per il cambio al vertice del Monte dei Paschi. E sono stati insediati nuovi manager», ossia il presidente Alessandro Profumo e l'amministratore delegato Fabrizio Viola, cioè quelli che stanno scoperchiando il pentolone della gestione precedente.

Polemiche elettorali quelle che insistono sui legami tra il partito e il Monte? Di sicuro. Il segretario Pierluigi Bersani prova a smorzarle con il suo stile: «Nessuna responsabilità del Pd, per l'amor di Dio... il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche».

Eppure per i Democratici questa di Siena è davvero una storia scivolosa e preoccupante, visto che non è un mistero per nessuno il rapporto strettissimo tra i vertici della banca, la politica locale - in pratica un monocolore Pd - e lo stesso partito a livello nazionale. Mussari, per dire, che prima di farsi sei anni da presidente della banca ne aveva passati altri cinque da presidente della Fondazione che aveva il controllo ferreo del Monte dei Paschi, ha versato nel decennio 2002-2012 la bellezza di 683.500 euro di finanziamenti - tutti regolarmente dichiarati al Partito democratico di Siena.

Imbarazzo palpabile, dunque, se perfino un uomo solitamente aperto al dialogo come Franco Bassanini, che in passato ha giocato un ruolo non secondario nelle vicende del Monte, fa sapere che oggi preferisce il silenzio perché prima vuole capire dove va finire questa storia. Conviene chiedere allora a Massimo Mucchetti, neofita della politica, che il Pd candida capolista al Senato in Lombardia, ma gran dipanatore di trame finanziarie prima all'Espresso e poi al Corriere della Sera.

«Il Monte è sempre Stato pubblico, dal Granducato di Toscana al Tesoro. Il vero problema c'è stato quando il controllo è diventato locale, perché si è innescato un circuito pericoloso: i sindacati della banca decidevano di fatto i vertici di Provincia e Comune di Siena, quei rappresentanti politici nominavano poi gli esponenti della Fondazione Mps che a sua volta decideva chi guidava la banca. Un cortocircuito che ostacola la separazione dei ruoli».».

E la responsabilità oggettiva del Pd, esiste o meno? «Non la vedo. Se ci sono responsabilità queste sono dei singoli soggetti: i vertici della banca, i soci che hanno votato alcune operazioni in assemblea, al limite Bankitalia che se lo avesse ritenuto opportuno avrebbe avuto la possibilità di bloccare l'operazione Antonveneta da cui sono seguiti tutti i problemi patrimoniali della banca. E più che un tema di Pd nazionale vedo un tema legato alla città di Siena»: Intende al Pd della città di Siena, forse?
«Sì, ma non solo. Alfredo Monaci, uno dei consiglieri del Monte in epoca Mussari, oggi è nella Lista Monti in Toscana. Quello senese è un sistema trasversale». Dove Mucchetti non ci sta è sulla chiamata in correità di Bersani: « A che titolo dovrebbe andare a riferire in Parlamento? Allora Berlusconi dovrebbe fare altrettanto e riferire sul fallimento del Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini».

Non è una linea troppo diversa da quella di Vannino Chiti, ex potentissimo presidente della Toscana e adesso vicepresidente del Senato che ieri, chiamato in causa replica: «Ci rispondano una volta per tutte su quanto è costato ai cittadini italiani salvare dal fallimento la famosa banca della Lega di bossiana memoria». Basterà un mal bancario comune a trasformare Mps in un mezzo gaudio?

 

 

MATTEO RENZI CON LA MANO NELL'OCCHIOBERSANI E DALEMA SBIRCIATINA ALLUNITA GIUSEPPE MUSSARI ROSY BINDI mussari amato SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA tremonti-mussari-draghi ALESSANDRO PROFUMO E MOGLIE SABINA RATTI MPS LINGRESSO DI ROCCA SALIMBENI SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA Giuliano Amato PIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI giuseppe mussari lap01AMATO BASSANINIIL SINDACO DI SIENA FRANCO CECCUZZI NEL GIORNO DELLE DIMISSIONI DA PARLAMENTARE jpegmassimo dalema sfondo consorte daLaStampahpa32 veltroni giu mussariAlessandro Profumo Fabrizio ViolaMassimo Mucchetti ALFREDO MONACI SIMONETTI ROBERTO cnfndstr36 giulio tremonti vannino chiti

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