RIVOLUZIONE IN ERBA – CAPODANNO COLORADO A DENVER: LA MARIJUANA DIVENTA LEGALE! - ARIZONA E CALIFORNIA SI PREPARANO AL REFERENDUM PER LA LIBERALIZZAZIONE (FAVOREVOLE IL 58% DEGLI AMERICANI)

Massimo Vincenzi per ‘La Repubblica'

"Sarà la festa di Capodanno più spettacolare della storia": Mark non ha dubbi e il party sarà di sicuro il più strano visto che celebrerà l'arrivo del 2014 non il 31 dicembre ma il 1 gennaio: il giorno primo dell'anno uno della marijuana libera. Mark e i suoi amici infatti stanno allestendo un locale downtown a Denver per "celebrare alla grande" la novità.

Tra due giorni in Colorado sarà legale vendere l'erba: il primo Stato negli Usa (a breve lo seguirà Washington) e con una legislazione così all'avanguardia da far impallidire anche la libertaria Olanda. Il referendum è un trionfo per i sostenitori della legalizzazione che vincono con oltre il 65% e adesso arriva il battesimo in un mix di entusiasmo e paure.

Preoccupa l'ingorgo con le Feste: le richieste dei coffee shop arrivate negli uffici comunali sono 149 ma solo 14, forse qualcuno in più, di loro otterrà il semaforo verde in tempo. Da qui il timore di file infinite: «Tranquilli, non accadrà nulla. I clienti se ne staranno buoni, buoni ad aspettare il loro turno come accade quando si comprano i biglietti di un concerto», spiega in un'intervista ad una tv locale Hillary Grace che lavora in un dispensario di Boulder.

Ma il sindaco di Denver, Michael B. Hancock, nell'ultima conferenza stampa ammette le sue inquietudini: «Navighiamo in acque sconosciute, stiamo facendo tutto nel migliore dei modi, siamo i primi a condurre un esperimento del genere, abbiamo il dovere di dare il massimo davanti al mondo che ci guarda».

Il Denver Post ha una sezione sul suo sito dedicata all'argomento, decine di articoli ogni giorno e il primo giornalista "editor" della marijuana. Si chiama Ricardo Baca, viene dagli spettacoli e la notizia della sua insolita nomina spopola: lo intervista la Cnn, gli show di intrattenimento se lo contendono, si sprecano battute e la sua casella di posta elettronica va in tilt: «Mi hanno scritto migliaia di persone: alcuni danno consigli, altri si offrono come esperti, molti fanno commenti idioti».

Ma lui non ride e spiega: «Quello che accade cambierà la storia e la cultura, influenzerà la politica e la criminalità, avrà ripercussioni sulle nostre vite: dal cibo al divertimento, dallo sport all'istruzione. Abbiamo il dovere di raccontarlo con competenza». Lui ammette subito di aver fumato uno spinello durante una vacanza a Bali con la ragazza: «Ma non lavorerò mai sotto l'effetto della droga».

Il vento acre della rivoluzione in erba non passa solo dal Colorado, investe tutti gli Stati Uniti: l'ultimo sondaggio rivela che il 58% degli americani è favorevole alla legalizzazione, i contrari sono un residuo 29%, due anni fa erano il 55%. Nascono siti che raccolgono gli endorsement in favore della droga libera da parte di politici, star e sportivi e ogni giorno le adesioni crescono.

In una piccola città della California, Sebastopol, è appena stato eletto il primo sindaco che lavora in questa industria (quella legale, ovvio): Robert Jacob e ai comizi lo salutano con lo slogan "You're the pot guy!", sei il ragazzo dello spinello. Il famoso reporter medico della Cnn, Sanjay Gupta recita il suo mea culpa in un documentario: "Ho sbagliato, per anni ci hanno raccontato bugie, l'erba spesso può essere la sola medicina per alcuni ammalati".

E nelle ultime settimane migrano in Colorado oltre un centinaio di famiglie, vengono dalla Florida, dallo Utah, da New York, dalla Carolina del Sud: si sono auto battezzati "i rifugiati della marijuana" e cercano il libero accesso alle cure per i loro figli. Ma i legislatori e gli imprenditori locali contano soprattutto su un turismo più allegro: «Vedrete, sarà una stagione d'oro per la nostra comunità», giura Andy che sta finendo i preparativi. Il suo negozio nasce sul modello degli Apple store, tanto bianco e grandi finestre di legno
chiaro attraverso le quali i clienti potranno vedere le serre.

Altri coffe shop invece hanno insegne colorate, tipo bar anni Ottanta, i vasetti in fila dietro al bancone come se fossero bottiglie. Poco più in là ci sono pipe di tutte le dimensioni e colori, gadget vari e riviste specializzate con le recensioni sulla pianta migliore. Altri ancora usano la tecnologia e mostrano agli acquirenti le miracolose proprietà dei semi attraverso sofisticate microcamere. Negli hotel si distribuiscono la mappa dei punti vendita e gli opuscoli dove si spiegano le regole: bisogna avere più di 21 anni, se ne può comprare un grammo, un terzo se non si è residenti, vietato fumare in pubblico.

Di sicuro è un grande affare: ci sarà un risparmio di 10 miliardi di dollari tolti alla lotta allo spaccio, poi ci sono soprattutto le entrate delle tasse calcolate intorno ai 67 milioni di dollari, 30 dei quali saranno destinati a scuole e ospedali. Cifre che rendono flebile la voce degli oppositori. Poliziotti, genitori, allenatori di college, preti politici conservatori si uniscono in associazioni, scrivono petizioni, citano l'allarmante boom di consumo tra gli adolescenti e ripetono: «Si crea un clima dove tutto è tollerato, dove non ci sono più confini tra lecito e illecito, dove si dà l'illusione che la droga faccia bene». A Denver i comitati di opposizione dicono: «Eravamo famosi per la nostra aria pura ora lo diventeremo per il fumo delle canne», ma nessuno li ascolta.

Arizona, Oregon, Alaska e California si apprestano ad indire lo stesso referendum, altri venti Stati hanno già legalizzato l'uso terapeutico. Il New York Times scrive che siamo di fronte ad una svolta storica come lo fu la fine del proibizionismo, con il rischio che qui non è tutta l'America a voltar pagina ma al momento solo due regioni: capire come gestiranno la novità diventa centrale per scoprire sin dove si spingeranno gli altri Stati.

Mark risponde alle email con molto ritardo, lo smartphone è in tilt. Le richieste di invito al party piovono da tutto il Paese. Arrivano anche insulti e problemi tanto che deve cambiare location: il proprietario del locale scelto per primo gestisce anche attività della chiesa e non vuole correre rischi. Lui è tranquillo: «Si arrabbino, urlino pure, ma questa volta non possono fare niente: dopo 70 anni abbiamo vinto noi, farsi una canna adesso è legale».

 

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