DON CAMILLO AI GIARDINETTI - RUINI PASSA LA MANO A BAGNASCO AL TIMONE DEL COMITATO PER IL PROGETTO CULTURALE - SARA’ LUI A PIANIFICARE I PROGRAMMI FORMATIVI DELLA CHIESA – “EMINENCE” LASCIA LA SUA “CREATURA” PER LIMITI DI ETA’ - E’ L’ESPONENTE DEL CLERO CHE HA AVUTO IL RUOLO POLITICO PIU’ RILEVANTE IN ITALIA NEGLI ULTIMI 20 ANNI - HA TRAGHETTATO I CATTOLICI DALLA FINE DELLA DC ALLA REPUBBLICA DEL BANANA…

Giacomo Galeazzi per La Stampa

"Le pallottole di carta non fanno male", rispose una volta a chi gli chiedeva una risposta agli attacchi dei giornali. E' una data a suo modo storica per la Chiesa italiana: dopo tre decenni in prima fila esce ufficialmente di scena il "cardinal sottile". Il presidente della Cei Angelo Bagnasco sostituisce Camillo Ruini, 81 anni, suo predecessore, anche nella guida del Comitato per il Progetto Culturale, l'organismo della Chiesa italiana che pianifica programmi formativi ed iniziative di ampio respiro. Il politologo don Gianni Baget Bozzo definì Camillo Ruini «il più grande stratega della politica italiana degli ultimi decenni». Di sè il plenipotenziario di Wojtyla in Italia ha detto «Lo riconosco: sono stato e sono un animale politico».

Dei grandi temi della bioetica ha fatto il suo vessillo. «Meglio criticati che irrilevanti»,è stato il suo motto nelle battaglie anti-laiciste di una vita. Il cambio al vertice è stato deciso dal Consiglio Episcopale Permanente, alla scadenza del quinquennio (il terzo di presidenza dell'organismo) che era stato concesso nel 2007 all'ex vicario di Roma nonostante avesse già oltrepassato l'età canonica dei 75 anni.

«Quella di Bagnasco alla guida del Progetto Culturale è una nomina quasi fisiologica», ha spiegato il segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, sottolineando che «il Progetto Culturale ha maturato con Ruini l'istituzione di compiti specifici per iniziative di eventi e pubblicazioni, come uno strumento della presidenza Cei».

Secondo monsignor Crociata, «nel 2007 la conferma di Ruini era naturale essendone stato l'ideatore», come presidente della Cei. «Alla scadenza naturale - dunque - è il presidente attuale della Cei che continua».Non c'è snodo ecclesiastico che non abbia visto protagonista il porporato emiliano dai primi anni ottanta ad oggi. Nel dicembre 2006 rifiutò il funerale religioso al militante radicale Pier Giorgio Welby. La sofferta decisione di non concederlo nacque dal fatto che il defunto, fino alla fine, aveva perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita, un atteggiamento contrario alla legge di Dio».

Spiegò Ruini:«Sono io personalmente che ho preso quella decisione. Dispiaceva pure a me dire no, ma l'ho presa per un motivo logico».Riferendosi ai casi di Terri Schiavo ed Eluana Englaro, aggiunse che nutrizione, idratazione, ventilazione non possono mai essere interrotti ai malati, nemmeno se si trovano in stato vegetativo permanente. In merito all'aborto, spiegò ancora nel gennaio 2008 che «la Chiesa non può accettare una legge che lo autorizza, ma "non incita" alla rivolta contro la 194, anzi vorrebbe che venisse applicata "integralmente" valorizzando il capitolo della prevenzione e "aggiornandola" al progresso della medicina».

Laureato alla Gregoriana, ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, Ruini ha insegnato per decenni Teologia e Filosofia, nell'83 fu nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia.Tre anni dopo diventò segretario della Conferenza episcopale italiana (Cei), ma già nell'85 fu tra gli artefici del convegno di Loreto che rilanciò la presenza sociale della Chiesa italiana.

Nel gennaio 1991 Giovanni Paolo II lo scelse come suo vicario per la diocesi di Roma e due mesi dopo anche come presidente della Cei. La massiccia esposizione del presidente della Cei ha una data d'inizio: il referendum sulla procreazione del 12 e 13 giugno 2005. Il leader dei vescovi disse di non andare a votare e il 75% degli elettori, ovviamente anche per altre ragioni, non ci andò. Da allora è stata un'escalation "inedita" di presenza pubblica che ha colto di sorpresa anche i vertici della Santa Sede.

A detta di molti osservatori dei rapporti tra le due sponde del Tevere, Ruini ha saputo connettere due aspetti fondanti del cattolicesimo italiano contemporaneo: la "guerra culturale tutta interna all'Occidente ricco e secolarizzato, in cui il nemico si chiama relativismo etico, con le concessioni di massa al nemico bimillenario del cristianesimo, il paganesimo, il naturalismo, il culto dionisiaco.

E su un piano più tattico ma non slegato dalla dimensione valoriale, notò il politologo Edmondo Berselli, lo sfaldamento della politica italiana, con la perdita del pilastro costituito dall'unità dei cattolici e del suo strumento politico, la Democrazia cristiana». Ruini, insomma, è l'artefice di una grande, storica visione strategica: la presenza dei cattolici nei diversi partiti, un modello di laicità.

E' riuscito a rafforzare l'influenza dei cattolici nonostante la morte della Dc, rilanciando l'offensiva dei valori malgrado la secolarizzazione del Paese, a imporre nell'agenda del confronto parlamentare e intellettuale i temi della vita e della bioetica, a stravincere un referendum trent'anni dopo la disastrosa sconfitta del divorzio, a innovare la linea sulla missione in Iraq nell'ora più drammatica; in una parola, a ripristinare la coscienza identitaria della Chiesa italiana, e modificarne profondamente, nel bene o nel male, a seconda dei punti di vista, il rapporto con lo Stato e la società.

Nessuno dei suoi predecessori era stato tanto amato e criticato, blandito e temuto, al punto da diventare un personaggio centrale della politica, guadagnarsi in conclave il ruolo di grande elettore di Ratzinger, respingere numerose richieste di incontro da parte di segretari di partito (cui preferiva mandare appunto il segretario della Cei, Betori), ispirare l'invettiva di Luciana Litizzetto (Eminenz!), portare in Senato una scienziata dell'Opus Dei (Paola Binetti), essere visto ora come un baluardo ora come un bersaglio. Celebri alcune sue frasi.«È norma di saggezza non pretendere che tutto possa essere previsto e regolato per legge».

«Se noi cristiani ci rassegniamo ad essere una subcultura, in un mondo che guarda dai tetti in giù, niente potrà salvarci. Salvo la Provvidenza».«A volte sono sorpreso io stesso dall'eco che le nostre prese di posizione provocano sui giornali».«Il rammarico più grande riguarda la mia debolezza e mediocrità in quello che è il primo compito di ogni vescovo: la preghiera». Si dice abbia la passione dei soldatini. «Ma non è vero! Mio padre me ne regalò quando avevo sei anni, ci giocai un po' e poi li misi via, preferivo far navigare barchette nei fossi».

 

GIUSEPPE DE RITA CAMILLO RUINI RATZINGER E RUINI CAMILLO RUINI WALTER VELTRONI CAMILLO RUINI SUPERSTAR CASINI-RUINIRuini e BerlusconiBoffo e RuiniRUINI E FERRARA - copyright PizziPAOLA BINETTI CAMILLO RUINI - copyright Pizzin pa05 camillo ruini ditanelnasoCamillo Ruini e Massimo D'Alema- Copyright Pizzi2p31 ruini comunione x

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