RUSSIA, LA DITTATURA È SERVITA - DOPO IL PREDOMINIO POLITICO ASSOLUTO, ORA PUTIN E LA SUA OMBRA SECHIN PASSANO ANCHE AL MONOPOLIO ECONOMICO - L’AZIENDA DI STATO ROSNEFT HA ACQUISITO L’IMMENSA COMPAGNIA PETROLIFERA TNK-BP, CONTROLLATA DELLA BRITISH PETROLEUM - COME HA FATTO? AL SOLITO MODO: MINACCE E PERQUISIZIONI AI DANNI DEI VECCHI PROPRIETARI E RICATTI ALLA BRITANNICA BP...

Nicola Lombardozzi per "la Repubblica"

A vederli così compunti e sbrigativi, quasi un po' annoiati, nelle e non sempre controllabili immagini ufficiali dall'ufficio del Cremlino, è difficile immaginare la soddisfazione che stanno provando. Eppure Vladimir Putin e il suo fedelissimo Igor Sechin hanno celebrato ieri sera un trionfo atteso per anni: grazie a una spettacolare operazione finanziaria conclusa in Gran Bretagna, l'impresa di Stato Rosneft è diventata la più grande produttrice di petrolio quotata in borsa del mondo. «Una cosa buona per l'economia russa», dirà sobriamente il presidente. Ma quello che lo rende felice dietro la solita maschera da duro è ben altro.

Da ieri infatti può essere definitivamente archiviata l'epoca degli oligarchi capricciosi che hanno segnato la storia della Russia dalla fine del comunismo. Il controllo dello Stato, e di conseguenza degli uomini fidati del clan del presidente, su uno dei più vasti settori energetici del pianeta è pressoché totale. Finita del tutto l'era Eltsin comincia quella che un ex vicepremier dell'epoca, Evgenij Jassin, definisce amaramente «la dittatura economica Putin-Sechin».

L'incontro nell'ufficio di Putin, trasmesso a ripetizione da tutti i tg sotto al titolo "Accordo epocale", è stato in realtà solo una replica per il pubblico di una comunicazione privata già fatta qualche giorno prima. Igor Sechin, vicepremier conosciuto universalmente come "l'ombra di Putin", ha recitato burocraticamente il suo bollettino della vittoria.

Un patto che ha un valore tra i 55 e i 61 miliardi di dollari per l'acquisizione della totalità delle azioni di Tnk-Bp, consociata della compagnia petrolifera British Petroleum e di un pool di miliardari russi, che è una delle maggiori imprese di estrazione di petrolio e gas impegnate in Russia con una particolare specializzazione nel fondamentale campo delle trivellazioni ed esplorazioni geologiche. Un particolare importantissimo se si pensa che l'immenso patrimonio di giacimenti russi è ancora per la maggior parte inesplorato, in particolare nella nuova frontiera dei fondali dell'Artico.

La trattativa, gestita personalmente da Sechin in Gran Bretagna, è stata lunga e ha avuto di tanto in tanto bisogno di qualche pressione. Legale ma non proprio ortodossa. Prima Rosneft ha tentato di tagliare fuori i soci russi di Tnk-Bp stipulando accordi direttamente con Londra. Poi, davanti alle proteste degli oligarchi locali e all'imbarazzo della Bp, sono scattati i metodi forti. Inchieste, perquisizioni e intimidazioni sul piano fiscale, per i "ribelli" moscoviti. Per la compagnia inglese, invece uno schiaffo significativo e diretto: la concessione a sorpresa ai rivali americani di Exxon della autorizzazione a esplorare alcune aree dell'Artico che erano state promesse da tempo ai britannici.

Segnali precisi che hanno consentito a Sechin di ammorbidire le resistenze britanniche e stipulare un accordo che adesso sembra redditizio per entrambi. La Bp, reduce dalla disgraziata esperienza del disastro ecologico del Golfo del Messico, non vede l'ora di iniziare una collaborazione diretta con lo stato russo e pregusta già nuovi accordi che le apriranno sconfinate aree ancora vergini dalla Siberia ai Mari del Nord. La coppia Putin-Sechin ha dato una lezione agli oligarchi, confermato la leadership dello Stato e si prepara a gestire di fatto in regime di monopolio tutto il colossale mercato energetico del Paese.

Gli addetti ai lavori avevano già capito l'aria che tira, all'inizio dell'estate quando l'appena rieletto Putin III aveva nominato Sechin presidente di una speciale commissione per l'Energia che avrà il compito di gestire i prezzi e le tassazioni sul mercato interno di gas e benzina, gli orari di lavoro del personale e perfino le tariffe del riscaldamento e dell'elettricità. Un potere immenso che consentirà all'"ombra di Putin" di dire personalmente la sua sulla politica interna del Paese a dispetto del sempre più emarginato ex presidente Medvedev mancato "modernizzatore" e capo di un governo che conta ogni giorno di meno.

Del resto, Igor Sechin corrisponde perfettamente all'identikit di "ombra del Presidente". Cinquantadue anni, anche lui pietroburghese come tutti quelli che contano nel giro di Putin. Un passato, mai confermato ma nemmeno smentito, da interprete ufficiale dei servizi segreti del Kgb e di quelli militari del Gru. In comune con Putin ha la partecipazione a una lunga battaglia contro il potere dei cosiddetti "eltsiniani" conclusa di fatto con l'accordo di ieri. La storia è lunga e complessa. Risale alla fine dell'Urss quando l'allora presidente Boris Eltsin lasciò accumulare immense fortune a persone che considerava "di famiglia".

Nel settore petrolifero emersero, tra i tanti, personaggi come Berezovskij, Abramovich e Khodorkovskij. Indipendenti, straricchi, politicamente pericolosi. I metodi di combattimento scelti da Putin per neutralizzarli furono adeguati al carattere dei personaggi. Berezovskij, fuggito in Inghilterra, viene ritenuto un nemico ufficiale ed è accusato dalla magistratura russa di diverse nefandezze.

Compreso l'ordine di assassinare, senza averne un ragionevole movente, la giornalista Anna Politkvoskaja. Khodorkovskij, a cui è stata tolta la sua emergente azienda petrolifera Yukos, passa le sue giornate a cucire guanti in un campo di lavoro dove sconta una condanna a otto anni per un reato che non ha mai convinto nessuno.

Continua, inascoltato, ad accusare proprio Sechin di aver confezionato un complotto giudiziario ai suoi danni. Più cauto, il giovane Abramovich ha accettato di vendere allo stato la totalità della sua Sibneft che si apprestava a diventare un colosso energetico e se la gode a Londra, facendo il presidente del Chelsea, e amministrando un patrimonio invidiabile. In un ruolo da miliardario fedele al Cremlino, ma opportunamente defilato e innocuo.

I tre sono ovviamente solo i più noti di un esercito di miliardari combattuti e neutralizzati. Da quel Gusinskij fondatore della tv indipendente Ntv, costretto a vendere ed espatriare. Fino ad Aleksandr Lebedev, proprietario in società con Mikhail Gorbaciov, del giornale di opposizione Novaja Gazeta e ormai deciso a svendere tutti i suoi asset in Russia per trasferirsi definitivamente a Londra «visto che qui hanno deciso di rendermi la vita impossibile».

Non è finita dunque anche se la vittoria di ieri sembra decisiva per il progetto di Putin di rimettere tutta l'economia che conta sotto al controllo dello Stato. Scelta che avrà probabilmente un effetto positivo nei confronti della popolazione presso la quale l'indice di popolarità del Presidente è sceso a livelli mai sfiorati prima.

L'insofferenza per la categoria degli oligarchi e per il loro stile di vita spesso pacchiano e smodato, avrà la meglio su valutazioni più ragionate come quelle degli economisti ospitati ieri dalle rare fonti alternative come Radio Eco di Mosca e i blog dell'opposizione. Loro parlano del pericolo di accentrare tutto il potere in poche mani e soprattutto del rendere l'economia russa sempre più dipendente dalle materie prime e dalle oscillazioni mondiali del prezzo del petrolio. Ma in queste ore niente scalfisce la soddisfazione di Vladimir Putin che, come spesso gli capita, unisce valutazioni politiche a rivalse personali: da oggi il suo potere è molto più forte.

 

VLADIMIR PUTIN CON LA PISTOLA jpegVLADIMIR PUTIN GUARDA LA TV NELLA RESIDENZA PRESIDENZIALE VLADIMIR PUTIN ABBRACCIA UN CAGNOLINO VLADIMIR PUTIN PARLA ALLA COMMISSIONE EUROPEA Vladimur putin ROMAN ABRAMOVICH KhodorkovskijAnna PolitkovskajaAleksandr LebedevMikhail Gorbaciov

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