PUTINATE - LA RUSSIA IN SIRIA, LO ZAR VLAD SI È MOSSO DOPO GLI ALLARMI DEGLI 007 SULL’AVANZATA DELL’ISIS: ORA VUOLE PUNTELLARE ASSAD PER EVITARE CHE FACCIA LA FINE DI GHEDDAFI E RIAPRIRE IL DIALOGO CON OBAMA

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”

PUTIN ASSADPUTIN ASSAD

 

Il tono delle informative è improvvisamente cambiato due mesi fa. I rapporti inviati al Cremlino dagli uomini del Gru (l’intelligence militare russa) stazionati in Siria, «si sono fatti via via più allarmati». L’avanzata dell’Isis è apparsa sempre meno contenibile dall’esercito di Assad, ormai ridotto al controllo di poco più di un quarto del territorio siriano. Le diserzioni tra i soldati di fede sunnita verso il califfato si sono intensificate.

 

E soprattutto il rischio dello spill-over , la tracimazione del terrorismo islamico prima nelle regioni di confine e poi nel cuore della Federazione è apparso agli agenti di Mosca non più solo un’ipotesi remota. «Non è più un mistero che al momento nelle file dell’Isis combattano tra 800 e 1500 cittadini russi», mi dice una fonte governativa. 
 

militari russi posano con foto di putin e assadmilitari russi posano con foto di putin e assad

Bisogna avere ben presente questo elemento dell’equazione, per cercare di capire genesi e obiettivi dell’ultima mossa dello Zar, il build-up militare ordinato da Vladimir Putin a sostegno dell’antico alleato alawita, ormai vacillante. 
 

«Noi appoggiamo il governo di Damasco nel contrastare l’aggressione terrorista dello Stato islamico. Forniamo e continueremo a fornire tutta l’assistenza tecnica militare necessaria. E sollecitiamo altri Paesi a unirsi a noi al più presto», ha detto Putin martedì, durante il vertice del Csto, l’organizzazione di sicurezza collettiva guidata dalla Russia, che raggruppa le Repubbliche dell’Asia centrale ex sovietica. 
 

ASSAD PUTINASSAD PUTIN

In verità l’azione del Cremlino è più articolata del semplice sostegno al regime, il che motiva l’allarme generato nelle capitali occidentali e in particolare a Washington. Non solo la fornitura ai regolari siriani di sistemi d’arma avanzati, come i carri T-90 o i missili terra-aria Pantsir-S1, assistiti da alcune centinaia tra tecnici, consiglieri e soldati delle unità speciali. Ma anche un significativo rafforzamento della presenza navale russa sulla costa, a partire dalla storica base di Tartus. E non ultimo, novità assoluta, una serie di lavori preparatori a Latakia, in apparenza mirati a farne una futura base operativa per caccia ed elicotteri. 
 

Gli analisti concordano che un intervento diretto russo non è in questa fase nell’agenda di Putin. «Mosca non è pronta a entrare nei combattimenti, anche se il rischio c’è e la situazione è così instabile che un episodio, come la morte violenta di consiglieri russi per mano dei terroristi, potrebbe fare da miccia», dice Fyodor Lukyanov, presidente del Council on Foreign and Defense Policy. Per Sergei Markov, esperto di politica estera legato al partito di Putin, «l’intervento diretto in Siria è improbabile. La maggioranza dei russi non lo vuole e poi aumenterebbe la pressione sul Cremlino a fare altrettanto in Donbass». 
 

barack obama vladimir putinbarack obama vladimir putin

In realtà, puntellando Assad con aiuti militari, perfetta giustificazione per poter stanziare in Siria anche truppe speciali a protezione dell’arsenale, lo Zar centra allo stesso tempo l’obiettivo di ampliare e tenere aperte le sue opzioni: «In questo modo può aggiustare i termini e le modalità della sua presenza, in base all’evolvere della situazione, tenendo tutti sulla corda», spiega Olga Oliker, del Centro per la Russia e l’Eurasia della Rand Corporation. 
 

Ma il punto vero, secondo Lukyanov, è un altro: «Putin non crede che la Siria come l’abbiamo conosciuta possa più essere salvata. La partizione è già un fatto. Così vuole assicurarsi un ruolo anche per il futuro, difendendo la maggior parte di territorio possibile per conto del suo alleato di sempre. Non permetterà che Assad cada, anche perché uscito lui di scena, della Siria non resterebbe nulla, solo caos violento. E non credo che neppure l’Occidente abbia interesse a un esito del genere». 
 

obama e putin in vestito tradizionale cineseobama e putin in vestito tradizionale cinese

Per una volta, smentendo la fama di giocatore d’azzardo, Vladimir Putin sembra quindi aver calcolato freddamente pro e contro della sua mossa. Ha giocato d’anticipo, mentre Francia e Stati Uniti stanno ancora valutando l’opzione militare, segnalando con chiarezza che è deciso a impedire in Siria uno scenario libico. Ma ha anche svelato un’ambizione più vasta, sia pure frutto di uno stato di necessità:

 

«Putin vuole ampliare il contesto diplomatico e forzare Washington a un dialogo che vada oltre l’orizzonte ormai asfittico degli accordi di Minsk e dell’Ucraina, dove il conflitto è congelato. E magari puntare a un grande baratto», spiega Dmitrij Trenin, direttore del Carnegie Moscow Center, secondo il quale i russi stanno facendo di tutto perché a fine mese, durante l’Assemblea generale dell’Onu, i passi di Putin e di Obama si incrocino, se non per un incontro formale, almeno per un scambio di vedute. 
 

obama e putin in vestito  tradizionale cineseobama e putin in vestito tradizionale cinese

Che la scommessa dello Zar riesca, è tutto da vedere. Ma è certo che, a differenza dell’Ucraina, nella partita siriana e nella lotta allo Stato islamico sunnita, Putin non è isolato e la sua non è una mossa avventuristica. Il pericolo di nuovi successi del califfato riguarda tutta la comunità internazionale. Lo scenario di una Siria del tutto liquefatta, con il corollario di nuove ondate di profughi, terrorizza i governi occidentali. Mentre l’accordo nucleare con l’Iran prelude all’aperto riconoscimento del ruolo decisivo di Teheran nella lotta contro lo Stato Islamico. 

INCONTRO TRA PUTIN E OBAMA DURANTE IL G INCONTRO TRA PUTIN E OBAMA DURANTE IL G

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…