putin libia gheddafi

LE MANI DI PUTIN SULLA LIBIA - LA RUSSIA VUOLE RECUPERARE I VECCHI CONTRATTI FIRMATI CON GHEDDAFI - DA UN LATO SUPPORTA IL GENERALE HAFTAR CON RIFORNIMENTI E MEZZI E DALL’ALTRO INVIA UN SUO EMISSARIO IN CIRENAICA PER TRATTARE SU TRASPORTI, ENERGIA E ARMI

Giordano Stabile per “la Stampa”

 

Putin nella tenda di Gheddafi Putin nella tenda di Gheddafi

C'era la famosa autostrada dalla Tunisia all'Egitto, un contratto miliardario nelle mani dell'italiana Impregilo. Ma c' era anche la ferrovia Sirte-Bengasi, 550 km di nuovi binari, una prima assoluta per la Libia e un boccone da 2,2 miliardi di dollari che stavano per entrare nelle tasche della Russian Railways. Erano gli affari della Libia di Muammar Gheddafi, il raiss seduto su un tesoro di 40 miliardi di barili di petrolio, che gli fruttavano una rendita fra i 50 e 100 miliardi all'anno, a seconda del prezzo del greggio.

 

Fiori per Gheddafi da Putin Fiori per Gheddafi da Putin

Ora, accanto all'Italia che mastica amaro per commesse finite in fumo con la Primavera araba, la guerra civile e la fine tragica del dittatore libico, c' è anche la Russia di Vladimir Putin che soffre. Oltre all'accordo per la ferrovia, Mosca aveva concluso affari miliardari nel settore militare, con la vendita di elicotteri d'assalto, cacciabombardieri Sukhoi, l'ammodernamento dei vecchi Mig-23. E nel settore energetico, con l'ampliamento della rete elettrica, e petrolifero, che Gheddafi cercava di diversificare fra diverse potenze - europee con l' Italia in testa, ma anche Russia e Cina - per essere meno dipendente dalla tecnologia occidentale.

 

HAFTARHAFTAR

Mosca però ha deciso di recuperare il recuperabile. Alla strategia aggressiva sul piano militare, con le armi che arrivano di soppiatto al suo alleato Khalifa Haftar da Egitto ed Emirati arabi uniti, nonostante l' embargo decretato dall' Onu, Putin ha affiancato una politica altrettanto decisa sul piano commerciale e ha inviato un suo uomo di fiducia, Lev Dengov, in Cirenaica, a capo di un contact team con il compito di «riattivare i contratti».

 

Con quale governo non si sa, visto che in Libia ce ne sono tre, ma di certo sotto la protezione delle forze armate che obbediscono all' uomo forte della Cirenaica.

haftar serrajhaftar serraj

Il piano del Cremlino, ha spiegato Dengov in una intervista alla Kommersant, è quello di «tornare allo status quo di prima della rivoluzione del 2011» e rendere di nuovo validi tutti gli accordi firmati nel campo «dei trasporti, del settore energetico e numerosi altri», cioè militari. Oltre al contratto per la costruzione della prima ferrovia libica ce n' era anche uno, quasi pronto, per la realizzazione di una centrale nucleare, soltanto a uso pacifico, sul modello di quella costruita in Iran. In questo momento però la Russia si deve accontentare di ben più magre commesse.

 

PUTIN RUSSIA SOLDATI MILITARIPUTIN RUSSIA SOLDATI MILITARI

Gli scambi commerciali, inesistenti per anni, sono ricominciati l' anno scorso, a quota 74 milioni, briciole. Ma a febbraio la compagnia di Stato petrolifera Rosneft ha firmato un contratto per l'acquisto di greggio dalla National oil corporation (Noc) libica. La Noc produce petrolio «leggero» di primissima qualità e anche grandi produttori di greggio come la Russia sono interessati.

 

Per quanto riguarda la riattivazione dei contratti, secondo Dengov sarà sempre il petrolio «a garantire i pagamenti». Nell'intervista però l'inviato di Putin ha affrontato anche i temi politici. Con un' apertura di credito al governo di Fayez al-Sarraj che «ha coordinato la lotta contro l' Isis» a Sirte. E un' osservazione rivelatrice sul ruolo delle tribù, specialmente nel Sud: «Hanno un ruolo molto importante e sono pronte a collaborare con la Russia», segno che sono stati già avviati i primi contatti.

 

putin al supermercato putin al supermercato

Il Sud, oramai diviso fra tribù Tuareg, Tebu e arabo beduine, è il punto debole di Haftar, che non è riuscito a «sfondare» con le sue truppe, ha mancato la conquista del capoluogo del Fezzan, Sebha, e ha subìto un massacro in una base aerea appena occupata a una sessantina di chilometri a Nord della città, a opera delle milizie islamiche di Misurata e alleati locali. Haftar resta l'alleato principale di Mosca, ma non l' unico.

 

Parla russo, come i suoi principali collaboratori, e ha, nelle parole di Dengov, «una certa nostalgia della Russia». Ma ora i russi guardano al possibile accordo con Al-Sarraj, patrocinato dal presidente francese Emmanuel Macron: «Se ci saranno elezioni e un governo condiviso - conclude Dengov - sarà possibile revocare l' embargo alla vendita di armi». E per Mosca si riaprirebbe l'Eldorado libico.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…