AL-LUSI-ONI E GIORNALONI - DOPO TRE GIORNI DI TITOLI SU “MILIONI” E “SOLDI AI RUTELLIANI”, LE FAMIGERATE CARTE DI LUSI SI RISOLVEREBBERO IN UN APPUNTO SULLA GESTIONE DI 600MILA EURO DI SPESE POLITICHE, CHE RISULTANO PURE DAI BILANCI - RUTELLI S’INCAZZA E SCRIVE AL “CORRIERE” DELLA TARZANINI: “ANCHE STAVOLTA AVETE PRESO SUL SERIO LE PAROLE DI UN LADRO REO CONFESSO, CHE HA MENTITO IN 2 INTERROGATORI E IN 3 INTERVENTI AL SENATO, A CUI NON HANNO CREDUTO NÉ GIUDICI NÉ PM”…

1- RUTELLI: IO CALUNNIATO, LUSI NON PUÃ’ ESSERE PRESO SUL SERIO
Lettera di Francesco Rutelli al "Corriere della Sera"

Caro direttore,
debbo innanzitutto ringraziarla, perché il Suo giornale sulla vicenda Lusi mi ha consentito di esprimere il mio punto di vista, e anche di spiegare alcune proposte e idee politiche in questo momento difficile per il Paese. Debbo diverse precisazioni a seguito di titoli a tutta pagina e articoli (a firma Fiorenza Sarzanini) pubblicati dal «Corriere della Sera» negli ultimi tre giorni: «Lusi accusa» (24 giugno);

«Lusi: ecco le lettere di Rutelli sui soldi. In un appunto le indicazioni per la gestione di un milione e mezzo di euro» (25 giugno); «Lusi: nell'appunto di Rutelli anche i 100 mila euro a Renzi» (26 giugno). Penso che oggi sia più chiaro come siano completamente false le seguenti affermazioni di Lusi riportate dal «Corriere»: che egli abbia «ricostruito il sistema di finanziamento dei politici della Margherita»; chiarito «il "patto di spartizione" stretto nel 2007 al quale partecipò anche Enzo Bianco»; «che ci sia stata una suddivisione di almeno 10 milioni per ogni corrente» (24 giugno).

È invece calunniosa, oltre che demenziale, l'affermazione di Lusi riportata il 24, il 25 e ieri: «gli investimenti immobiliari - appartamenti e ville - furono effettuati per conto della corrente rutelliana»; ho presentato in merito una dettagliatissima denuncia penale in Procura. Il 25 giugno il «Corriere» ha scritto: «sarebbero proprio i documenti consegnati due giorni fa da Lusi ai magistrati a smentire la tesi di Rutelli, di non essersi occupato della gestione finanziaria del partito».

«Ci sono infatti due lettere, una a mano e una al computer, scritte proprio da Rutelli ed entrambe riguardano la destinazione dei rimborsi elettorali. Non solo. Altri appunti si riferiscono alle somme versate a diversi esponenti del partito, in particolare Bianco e Renzi». «Nell'appunto scritto a mano, Rutelli parlerebbe della destinazione di un milione e mezzo di euro, di cui almeno 600 mila per la sua corrente».

L'enigma parrebbe risolto con l'articolo di ieri, in cui si descrive questo mio appunto dell'autunno 2009, «diviso in tre punti» (definito alquanto pomposamente «memorandum»), per dare «disposizioni sull'organizzazione del partito, ma anche sulla destinazione di 600 mila euro, oltre ad alcuni rimborsi relativi al Parlamento europeo».

Se venisse confermato che tali sono i contenuti dell'interrogatorio e dei documenti prodotti da Lusi, questo enorme rilievo mediatico si ridurrebbe dunque ai seguenti fatti: mi sarei occupato di tre dipendenti (e vorrei ben vedere; il partito ha nel frattempo risolto le posizioni di oltre cento dipendenti!); mi sarei lagnato della burocraticità di gestione di risorse del Partito democratico europeo (ovvio: nel Council tenuto a Bruxelles il 9 settembre 2009, come in altri successivi, è stata lamentata da vari delegati esteri la restituzione al PE di molte decine di migliaia di euro non spesi); infine, avrei invitato il tesoriere a definire la destinazione di 600 mila euro.

Tutti gli altri milioni di cui si parlava, al terzo giorno sono nel frattempo evaporati. A proposito del mio occuparmi degli indirizzi finanziari della Margherita, rimando per non rubare altro spazio alla mia relazione all'Assemblea federale conclusiva (su www.margheritaonline.it ). Quanto ai riferimenti a 600 mila euro, fermo restando che comunque si tratterebbe soltanto di attività politiche perfettamente legittime, registrate nella contabilità e nei bilanci approvati, mi pare abbiano basi malferme; appena fossi posto in condizione di leggere verbali e documenti che il «Corriere» ha già letto, risponderei con tutta la precisione del caso.

Escludo però che le parole di un ladro reo confesso, traditore della fiducia di un intero partito e calunniatore siano anche stavolta da prendere sul serio. In effetti, le risultanze dell'inchiesta giudiziaria dimostrano quanto sia stata mal riposta la nostra fiducia verso Lusi. Ma, da qualche mese, anche l'attenzione della stampa verso le sue dichiarazioni: se è vero che egli ha mentito nel primo interrogatorio, ha mentito nel secondo interrogatorio, non ha ammesso nulla nei suoi tre interventi al Senato, ha diffuso attraverso infinite interviste una quantità di veleni e depistaggi che sono stati puntualmente richiamati negli atti dei pubblici ministeri, del gip, del Tribunale del riesame.

Sino alla calunnia finale: che fossi io a dargli ordini per «mettere al sicuro» fondi rubati alla Margherita. Dove? In una società canadese cointestata con la moglie con sede nell'abitazione del cognato; in ville e appartamenti intestati ai suoi familiari; in costosi restauri delle abitazioni sue e dei suoi parenti? Una follia! La si può prendere sul serio, accettare che sia colpito così un politico integro, il cui tenore di vita è identico a quello ereditato dai genitori, le cui attività gli inquirenti hanno verificato capillarmente da ormai sei mesi? Spero, caro direttore, che con queste mie precisazioni le pagine dei sospetti siano definitivamente concluse.
Con molti e cordiali saluti
Francesco Rutelli


2- LUSI: RUTELLI LO QUERELA, 'GROSSOLANO CALUNNIATORE'
(ANSA) - Dopo la Margherita-Dl, anche "la politica tout court esce mortificata ed infangata dalla odiosa condotta di Luigi Lusi, prima predatoria e poi calunniosa". E' la sintesi della denuncia per calunnia presentata oggi alla Procura di Roma da Francesco Rutelli, tramite l'avvocato Titta Madia, dopo la pubblicazione di parti dell'interrogatorio di garanzia al quale l'ex tesoriere del partito è stato sottoposto sabato scorso nel carcere di Rebibbia. "Una denuncia - sottolinea l'attuale presidente dell'Api - per la mostruosa e grossolana attività calunniatrice operata in mio danno da Lusi.

Pur non essendo al corrente dei contenuti dell'interrogatorio - si legge nell'atto di sei pagine sottoscritto da Rutelli - l'informato resoconto riportato dalla stampa e ampliamente sufficiente per cogliere la devastante portata calunniatrice". Rutelli poi passa a descrivere punto per punto quelle che ritiene essere le incongruenze delle versioni fornite da Lusi alla magistratura: "Si conferma - è detto nella denuncia - che non esiste alcun nesso tra il ladrocinio architettato, organizzato e gestito dall'ex tesoriere e le legittime attività politiche della Margherita-Dl".

Soffermandosi sulla corrispondenza tra lui e Lusi, depositata da quest'ultimo al gip Simonetta D'Alessandro, Rutelli cita una mail ricevuta il 24 ottobre 2009 che "documenta significativamente il tentativo di Lusi, poi frustrato, di farsi nominare, nei fatti e subito, liquidatore del partito con pieni poteri; la mia lagnanza sul mancato pieno utilizzo dei fondi attribuiti dal Parlamento europeo al Pde è fin troppo ovvia, ed emersa in modo trasparente nelle sedute del Pde". L'ex presidente della Margherita ribadisce poi con decisione che non è mai esistito quel "patto spartitorio" denunciato da Lusi anche "se nulla lo renderebbe illecito, né illegittimo".

Riprendendo poi la parte di deposizione di Lusi relativa all'indicazione di Rutelli quale suggeritore della necessità di investire parte della liquidità della Margherita in immobili, il presidente dell'Api parla di una versione calunniosa "sia che venga attribuita interamente al sottoscritto, sia ad una cosiddetta 'corrente rutelliana'" ed è "radicalmente falsa e gravissimamente calunniosa". E ciò, scrive Rutelli nella denuncia, in quanto "non è mai esistito e non esiste qualsiasi atto scritto riferibile a tale 'mandato fiduciario'. E' fuori da ogni logica che il fiduciante non abbia una dichiarazione scritta rilasciata dal fiduciario che lo tuteli nel caso di inottemperanza del patto fiduciario".

Non solo. Per Rutelli "le dichiarazioni in atti della moglie di Lusi dimostrano, al contrario, che scopo dell'imputato era di acquisire tale patrimonio per la propria carriera politica e comunque per se e la propria famiglia. Non può darsi mandato fiduciario per operazioni immobiliari in capo esclusivamente alla famiglia dell'imputato, in località (ad esempio Capistrello) solo a lui riferibili, con acquisto e costosi restauri di beni da lui utilizzati per se o per i suoi familiari".

Insomma, per Rutelli l'insostenibilità della tesi sul "mandato fiduciario" è rappresentata dal fatto che questo avrebbe dovuto contemplare "la costituzione di una holding canadese, l'acquisto e l'affitto a se stesso (Lusi, ndr) di immobili, la riduzione del patrimonio da 13,5 a 8,5 milioni, il pagamento in nero di ulteriori circa 4 milioni e il coinvolgimento di un numero indefinito di cofiduciari".

"Se tale fosse -afferma Rutelli- l'esercizio di un 'patto fiduciario', con la finalità di accantonare e mettere al sicuro delle somme trafugate dalla Margherita, ben piuttosto si tratterebbe di uno sperpero dissennato del patrimonio". Per Rutelli, in conclusione, è "evidente che Lusi ha voluto colpirmi, facendo 'pagare' il mio impegno, svolto senza incertezze, ad assicurare alla giustizia i responsabili di gravissimi reati che offendono, oltre che il patrimonio economico e morale della Margherita, anche la politica tout court".

 

FRANCESCO RUTELLI FIORENZA SARZANINIFRANCESCO RUTELLI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SULLARRESTO DI LUIGI LUSI jpegLUIGI LUSI E LA MOGLIE GIANNA PETRICONE LUIGI LUSI IN MACCHINA DESTINAZIONE REBIBBIA senatore luigi lusiLUIGI LUSI IN SENATO IL GIORNO DEL VOTO SUL SUO ARRESTO jpegluigi lusi luigi lusi FRANCESCO RUTELLI E LUIGI LUSILuigi Lusi

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