ORDINI SENZA REGOLA - DOPO LO SCANDALO DEI CAMILLIANI, S’AVVICINA IL DEFAULT DEI SALESIANI: BUCO DA 130 MILIONI, ALL’ASTA LA CASA GENERALIZIA

Angelo Perfetti per la Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

Dopo aver perso la Segreteria di Stato vaticana e il controllo sullo Ior, il cardinale Tarcisio Bertone rischia di perdere anche casa. Non quella dove vive, ma la casa generalizia della sua congregazione, i Salesiani, che andrà all'asta il 30 aprile prossimo (data ultima per le offerte 29 aprile entro le 12.30). E' la conclusione - epocale, non era mai successo che una congregazione vedesse mettere all'asta il suo quartier generale - di una vicenda che affonda nelle vicende di un paio di secoli fa, quando la bisavola fiorentina del marchese Alessandro Gerini conobbe personalmente don Bosco.

Ne nacque una vicinanza tramandata ai posteri, che sfociò prima nella costituzione nel 1963 di una fondazione (conosciuta come Fondazione Ecclesiastica Marchesi Gerini) che per statuto era posta sotto il controllo dei Salesiani e nel 1990, con la morte del marchese, in un testamento che trasferiva praticamente l'intero patrimonio alla Congregazione dei salesiani.

I maligni - riferendosi al trentennio in cui la fondazione era ancora nelle mani del marchese - dicono che questa venisse sfruttata anche per finalità commerciali; il meccanismo era semplice: i terreni andavano alla fondazione, veniva edificata una chiesa, e il business abitativo intorno a quella che all'epoca era il fulcro di ogni paese, veniva gestito dal marchese stesso. Ma questo, con la storia di oggi, c'entra relativamente.

IL CONTENZIOSO
Nel 1990 il "marchese di Dio" muore e, non avendo figli né essendo sposato, e anche avendo tra fratelli e sorelle quattro possibilità di destinare i propri beni, lascia l'eredità ai Salesiani. Sei anni dopo una delle nipoti, Giovanna Gerini (figlia del fratello di Alessandro), impugna il testamento e chiede conto dell'eredità. I parenti del marchese, assistiti dal faccendiere siriano Carlo Moisè Silvera, chiudono una transazione per riconoscere agli eredi il 15% del valore complessivo: 16 milioni di euro a fronte di un patrimonio stimato in 180 milioni.

IL COMPROMESSO FALLITO
La Fondazione accettò pensando di potersela cavare vendendo tutti i terreni posseduti nella zona denominata Pesce Luna, nel territorio di Fiumicino, stimata una cinquantina di milioni. Ma l'affare saltò, a causa di una intricata controversia sulla proprietà dei terreni, sui quali nel frattempo erano state fatte trascrizioni.

Non solo, ma il successivo - e più grave - problema è proprio relativo alla stima: infatti la verifica finale sui beni fece schizzare la valutazione complessiva a 658 milioni, fissando così il prezzo della transazione a 99 milioni. L'8 giugno 2007 la questione sembra chiusa con la firma delle parti. Ma la Congregazione non paga, e così Silvera fa ricorso al tribunale di Milano ottenendo il pignoramento dei beni del Salesiani per 130 milioni (cosa possibile perché la legge prevede il pignoramento fino a una volta e mezzo il credito vantato).

L'INTERVENTO DEL PAPA
In un carteggio tra il cardinal Bertone - che diede il consenso alla originaria soluzione negoziale - e Benedetto XVI (agli atti della Procura di Roma) il Papa diede indicazioni per non seguire alcuna strada alternativa ordinando di attendere le decisioni della magistratura. Che arrivarono a fine 2012.

La posizione di Bertone, che affermò di essere stato raggirato rispetto al valore del patrimonio dei Salesiani - scoprendo solo dopo la firma il comportamento di Silvera, definito "fraudolento" dall'ex Segretario di Stato vaticano - non fece breccia nella magistratura. Che invece stabilì come non ci fosse stata truffa, e come dunque l'accordo per la spartizione del beni dei Salesiani fosse valido.

LA SITUAZIONE OGGI
Ora quel credito viene preteso tramite vendita all'asta (procedura 416/2010 presso il Tribunale Civile di Roma) della Casa Generalizia dei Salesiani, quella di via della Pisana 1111. Una vendita che sarà ufficialmente tentata il prossimo 30 aprile (se nel frattempo - cosa assai improbabile - le parti arrivassero ad un accordo con tanto di oneroso esborso) per i tre lotti in cui è stato diviso il bene. Primo lotto per 48,7 milioni, secondo lotto per 16 milioni 500 mila, terzo lotto per 500 mila euro costo d'asta.

Un affaruccio da circa 65 milioni di euro. Se l'asta andasse deserta è già stata riconvocata per il 17 settembre 2014. Se anche in quella data il custode giudiziario non riuscisse a trovare alcun acquirente, la successiva convocazione slitterebbe nel 2015 con un ribasso d'asta.

Nel frattempo i vertici vaticani avranno modo di muoversi, consci del fatto che il terreno è estremamente sdrucciolevole. Sul piano giudiziario non c'è ormai molto da fare, e il rischio default per i salesiani è dietro l'angolo; in questo contesto la vendita della Casa Generalizia potrebbe essere l'inizio della fine. Brutta storia, proprio il giorno dopo quello nel quale il calendario ricorda don Bosco e nell'anno in cui partono i festeggiamenti per il bicentenario del Santo.

BIBLIOTECHE, ARCHIVI E 169 CAMERE TUTTE CON BAGNO
Alla fine la casa generalizia andrà all'asta. Il Tribunale, come da prassi, l'ha sezionata, visitata, guardata, fotografata, reportata. Il tutto per avere elementi sufficienti per metterla in vendita. Ma cosa c'è dentro questa "misteriosa" casa il cui cancello è in via Portuense 1111? Biblioteche, refettori. uffici, sale, archivi, garage, vani tecnici. Ma soprattutto alloggi: centosessantanove camere, tutte con bagno interno, ognuna di circa 20 metri quadrati, distribuite su una palazzina di cinque livelli.

In questa palazzina, che la burocrazia ha classificato - diciamo così - senza rispetto per la sua storia come "Lotto B" ci sono tutti i servizi logistici e funzionali connessi a una struttura di accoglienza e alberghiera: ristorazione, sale conferenze, aula magna, salette per incontri più ristretti. Oltre a oltre duemila metri quadrati di terrazzi.

Andando a spulciare tra le carte della vendita all'asta troviamo anche un piccolo fabbricato, composto da un portichetto d'ingresso, un ingresso-disimpegno, tre camere, cucina, bagno, ripostiglio, disimpegno e una corte esterna di circa 75 metri quadrati. Ma i Salesiani, fedeli agli insegnamenti di don Bosco, non potevano non avere anche spazi ricreativi destinati ai giovani e allo sport. E infatti chi comprerà l'immobile - se si troverà qualcuno disposto a comprarlo a 65 milioni di euro circa - troverà anche due campi sportivi polifunzionali e una pista da bocce.

Piccolo particolare: chi fosse interessato all'acquisto - pubblicato sul sito del tribunale di Roma - deve attrezzarsi con un assegno bancario circolare non trasferibile di importo pari al dieci per cento del prezzo base d'asta. Nel complesso anche pertinenze meno interessanti: un edificio a due piani in disuso, un fatiscente manufatto di tipo agricolo. Infine, tra le tante cose, anche un vano ripostiglio abusivo di circa 13 metri quadrati lordi; chissà se per questo peccatuccio qualcuno si sarà confessato...

 

Riceviamo e pubblichiamo la smentita dei Salesiani: 


Egregio Direttore,
faccio riferimento all'articolo apparso sul sito in data odierna, ore 16:03, dal titolo «ORDINI SENZA REGOLA - DOPO LO SCANDALO DEI CAMILLIANI, S'AVVICINA IL DEFAULT DEI SALESIANI: BUCO DA 130 MILIONI, ALL'ASTA LA CASA GENERALIZIA» per precisare, nella qualità di difensore della «Fondazione Ecclesiastica Istituto Marchesi Teresa, Gerino e Lippo Gerini» nonché della Congregazione Salesiana, quanto segue.

Nell'articolo è riportato che la Magistratura italiana avrebbe stabilito che, nell'atto di transazione da cui originano le procedure esecutive civili di cui si dà notizia, «non ci fosse stata truffa», così fornendo al lettore un'informazione non corrispondente al vero.

Infatti, le indagini preliminari condotte dalla Procura della Repubblica circa il detto atto di transazione dell'8 giugno 2007, sono sì state archiviate nel novembre 2012 per poi essere subito riaperte, su rituale istanza del Pubblico Ministero, nel gennaio 2013.

Ad oggi, il sig. Carlo Moisé Silvera ed altro presunti concorrenti rivestono tuttora la qualità di persone sottoposte ad indagini preliminari nel procedimento n. 3497/2013 r.g.n.r. per fatti di truffa, estorsione, associazione per delinquere commessi in danno degli Enti da me assistiti.

Ella conosce perfettamente i principi di fedeltà e precisione che devono governare la diffusione giornalistica di notizie afferenti ad un procedimento penale, per di più di simile delicatezza; perciò, non dubitando minimamente di un pronto riscontro, con la presente La diffido a termini di legge a pubblicare la presente rettifica e smentita e/o il suo contenuto sul sito «Dagospia.com», fornendole evidenza grafica almeno paragonabile a quella riservata all'articolo de quo.

Colgo l'occasione per inviare i più cordiali saluti.
Avv. Michele Gentiloni Silveri

 

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