SABRINA IMPACCIATORE, CINEMA DA BUTTARE - "RUOTANO PER 30 FILM I SOLITI 4 SCENEGGIATORI INARIDITI CHE A VOLTE, PER LA VERGOGNA DELLA MARCHETTA ALIMENTARE, EVITANO PERSINO DI FIRMARE CON I LORO NOMI”

Malcom Pagani per "il Fatto Quotidiano"

Sua madre le consigliava di scegliersi un mestiere vero: "Ogni mattina mi sbatteva sul muso le offerte di lavoro, sono cresciuta con l'odore della carta stampata sulla faccia". Suo padre, direttore di una delle filiali sarde della Bosch, si era licenziato a 50 anni: "Assecondando un'anima idealista e fricchettona che dai viaggi lo faceva ritornare pieno di collane e paccottiglia", ma per la figlia avrebbe voluto l'orario d'ufficio.

Sabrina Impacciatore, salita per la prima volta sul palco da bambina, è rimasta in bilico sulla realtà senza ascoltare la dissuasione familiare: "Ma li ringrazio, se non si fossero opposti ai miei sogni non avrei saputo quanto davvero li desiderassi".

Per interpretare Mimì la Petit, guida di una compagnia di ballerine in Pane e Burlesque, studiare "quella dea di grazia e femminilità che è Dita Von Teese", trascinarsi a Monopoli per la commedia d'esordio di Manuela Tempesta: "Pur avendo due sole settimane per imparare il pugliese e il varietà" c'è voluta curiosità: "Il tema si distanziava dalle due camere e cucina di tanto cinema italiano e ho accettato. Nella creazione del personaggio, come solo i grandi costumisti sanno fare, mi ha aiutato molto Antonella Cannarozzi".

Dopo aver recitato per Scola, Muccino, Mel Gibson, Veronesi e Virzì, l'insoddisfazione è simile agli inizi: "Non mi sento mai all'altezza, quando mi rivedo mi dispero" e l'ambizione, più di una promessa a bassa voce con se stessa "spero di rimanere con il cuore a stretto contatto con la creatività".

In campagna, da ragazzi, Sabrina inventava l'orizzonte: "Ci trasferimmo dal Prenestino a Fonte Meravigliosa, tutta l'adolescenza a pescare girini, catturare lucertole, suonare chitarre e pilotare go-kart". In scena, senza limiti di velocità, non va poi troppo diversamente: "Recitare è una forma di salvezza, uno strumento per indagare miserie, grandezze e debolezze della vita, una missione che si può affrontare solo se si è malati di passione e se si pensa che si possa amplificare un sentimento e trasmetterlo per sentirti meno solo".

A volte, tra un passaggio di tempo: "In una precarietà di prospettive che è l'unica maniera che conosco per non abituarmi alla ripetitività" e un errore di valutazione: "Del resto non me ne frega assolutamente niente, ma quando un regista non racconta attraverso di me quel che potrebbe raccontare mi avvilisco" si fanno anche incontri straordinari: "Mel Gibson e Valerio Binasco, persone speciali che sanno stimolare le molte corde, quelle nascoste soprattutto, di un attore".

Di Binasco e della sua prova in È stato così di Natalia Ginzurg, più degli elogi di Cordelli, Impacciatore ricorda "La continua epifania data dal confronto quotidiano". Del regista che la volle in The Passion, la miracolosa generosità a un anno di distanza dalle riprese. "Mi arrivò una lettera, la aprii, dentro c'erano la gratitudine di Mel e un assegno con il doppio del mio ingaggio originario. Aveva redistribuito gli utili del film a 12 mesi di distanza. L'aveva fatto con tutti. Gibson è un artista puro. Un Pollock. Un bambino di sette anni che si rivolta nella terra e che si sporca del suo gioco. Mi piacerebbe vivere la professione come lui e ci provo".

Nel delineare il territorio a cui non vuole appartenere, Sabrina parla di "fighettismo". Affezione infantile di una commedia nazionale in crisi di idee: "Ci siamo dimenticati che veniamo da Germi e Risi", di un problema di scrittura: "Ruotano per 30 film i soliti 4 sceneggiatori inariditi che a volte, per la vergogna della marchetta alimentare, evitano persino di firmare con i loro nomi" e imputa i balbettii di un genere solo in parte salvato dagli incassi di Zalone e dal plauso allo Smetto quando voglio di Sidney Sibilia: "Tutti bravissimi, ma senza offendere nessuno credo che si tratti di un punto di partenza e non di arrivo", alla mancanza di coraggio . "Eravamo feroci. Siamo diventati di un buonismo irritante e abbiamo tradito Monicelli.

A 90 anni, senza perdere nulla del suo genio, Mario era ancora cattivissimo". Davanti all'iconografica brutalità di una città allo sbando, Impacciatore si è invece rifugiata tra le ombre di Testaccio: "Anche se nascono banche come piante e muoiono una a una tutte le vecchie botteghe artigiane, è un angolo di Roma che resiste strenuamente all'orrore.

Ci sono luminarie accese e processioni in pieno giorno, vecchi che portano la sedia al parco e si mettono a parlare con gli affetti di una vita, cortili nascosti, un'atmosfera anni 50 che mi incanta" e aspetta ancora di sorprendersi come per magia: "Perché la mia visione del mondo mi è chiara, ma un po' mi annoia proprio perché è mia".

Nelle pause, in un appartamento pieno di bacchette, colleziona illusionismi per i figli degli amici e a Natale costruisce un albero delle fate: "Lo tengo su fino ad agosto. L'ultima volta ho radunato 20 bambini e come colonna sonora, in sottofondo, ho lasciato spazio ad Edward mani di forbice". Risultato: "Hanno pianto a dirotto tutti e venti". Allora Sabrina si è nuovamente travestita e ha cambiato di segno alla tragedia: "Alla fine erano allegri. Per lo sforzo, io mi sono chiusa in casa per tre giorni".

 

Sabrina Impacciatore Sabrina Impacciatore Sabrina Impacciatore Il burlesque scomparve tra gli anni Quaranta e Settanta

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…