1. AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO VA IN SCENA IL SOLITO, ITALIANISSIMO BOROTALK-SHOW 2. SCALFARI: “BERLUSCONI UN DEMAGOGO DA 10 MILIONI DI VOTI: O SONO GONZI O SONO FURBI” 3. ECO: “PERCHÉ UN PAESE CHE HA ROMA E VENEZIA HA MENO TURISTI DELLA FRANCIA?” 4. GRASSO: “DETESTO LA TV INTELLIGENTE. QUANDO AI MIEI ESAMI ARRIVA UNO STUDENTE TITUBANTE GLI CHIEDO “MA LEI VEDE UN PO' DI TV?”, SE QUELLO RISPONDE “VEDO PIERO ANGELA E MINOLI”, LO CACCIO VIA SUBITO. SANTORO FA UNA TV DI PANCIA CHE HA GLI STESSI MECCANISMI DI PUBBLICO DI BARBARA D'URSO, SOLO CHE LUI SE NE VERGOGNA” 5. SAVIANO CONTRO MICCICHÉ: “SOTTOSEGRETARIO RICATTABILE: HA UNA DIPENDENZA” 6. FRECCERO: “LEGATA ALLA STAMPA E AL ‘900, LA SINISTRA NON HA MAI CAPITA LA TELEVISIONE”

1. FRANCESCHINI SALTA LA FILA, SI BECCA I FISCHI
Libero -
Il ministro dei Rapporti con il Parlamento, il pd Dario Franceschini, sbarca al Salone del libro di Torino per omaggiare Roberto Saviano. Si avvicina allo stand Feltrinelli, strapieno di gente, solo che invece di far la fila come tutti i mortali va direttamente dallo scrittore.

Peccato per lui che la gente non è stata a guardare: fischi, urla e apprezzamenti. Per evitare il bis di Roma (insulti dai grillini al ristorante) Dario ha fatto dietrofront e se ne è andato [Ftg]

2. TORINO? UN «INFERNO» OGNI EDITORE HA IL SUO
Stefania Vitulli per Il Giornale

Il titolo più richiesto al Salone? Inferno. Ogni casa editrice ha il suo: stesso titolo, autori diversi. Allo stand Mondadori vi danno Dan Brown, da Fabbri Francesco Gungui, Rizzoli vi allunga Tommaso Cerno. Un vero inferno.

CATTIVA MAESTRA TV - «La tv che verrà», dibattito tra Carlo Freccero e Aldo Grasso, si concentra su palinsesti e politica. Freccero: «Anni fa feci un saggio sulla tv per Il Manifesto. Era un saggio marxiano, eppure la Rossanda mi attaccò perché diceva che sostenevo la tv commerciale. Ma prima di combattere una cosa devi capirla. Se pensi che la tv sia una serie di programmi noiosissimi sbagli: Bersani non ha voluto fare campagna elettorale perché, ha detto, "La televisione fa schifo". E infatti si è visto».

Grasso: «La tv che detesto è quella intelligente (applausi). Quando ai miei esami arriva uno studente titubante gli chiedo "Ma lei vede un po' di tv?", se quello risponde "Vedo Piero Angela e Minoli", lo caccio via subito. La sinistra non l'ha mai capita la televisione: Santoro fa una tv di pancia che ha gli stessi meccanismi di pubblico di Barbara d'Urso, solo che lui se ne vergogna». Freccero: «Su questa cosa di Santoro, mi dissocio».

Paolo Ruffini presenta il suo esordio letterario (Tea): «Sono orgoglioso di fare televisione perché i 14enni mi fermano e mi chiedono l'autografo. Quando avevo 14 anni io, tutti quelli che facevano televisione mi stavano sul cazzo. E scusate se ho detto televisione».

3. ALLARME DAN BROWN MA PER FORTUNA C'È L'IKEA
Mario Baudino per La Stampa

FOLLA NEL BUIO TEMPORALE
C'è stata folla per tutti: folla smisurata e democraticamente ripartita, folla per Saviano e per Daverio, per De Gregori che legge Conrad, per David Grossman e Brunello Cucinelli; folla smisurata per acquistare gli economici e ultraeconomici (i famosi classici a 0,99 euro) della Newton Compton, profumo di libri, di record e di pioggia. Un bel contrasto con i dati Nielsen, che fotografano una grave crisi. Piazze piene e librerie vuote?

Gian Arturo Ferrari, che dalla Mondadori è passato alla presidenza del Centro per il libro e la lettura nato sotto l'egida del ministero del Beni culturali, spiega nella sua «lectio» (affollata anche quella) che «il libro come lo abbiamo conosciuto non è eterno, è una formazione storica». Non è quindi, quella di oggi, una crisi, ma un «cambiamento strutturale». E «nessuno sa che cosa succederà».

Nemmeno Giuseppe Laterza, che proprio l'altro giorno lo ha chiamato in causa in un'intervista, parlando maluccio del Centro e dei suoi «interventi improvvisati e incoerenti, talvolta addirittura velleitari»? A rigore, nemmeno lui.

TWITTATE, TWITTATE...
Qualcosa resterà. Ma non sempre. Mentre impazza l'entusiasmo per Saviano, un tweet mette in agitazione il Lingotto. Dice che allo stand Mondadori c'è Dan Brown. Trillano i cellullari, qualcuno si precipita, la ressa incombe e Mondadori ovviamente smentisce. Da qualche parte se la ride Ottavio Cappellani, urticante scrittore, mondadoriano. E autore del tweet.

PIÙ LIBRI, MENO POLPETTE
È invece autentico il comunicato ai possessori della tessera Ikea: presentandola allo stand della raffinatissima Iperborea, editrice specializzata in autori nordici, usufruiranno di un congruo sconto. Perché lo stand è stato costruito dalla multinazionale svedese, nel quadro di un programma di promozione della cultura scandinava. Tutto in perfetto stile Ikea. Di questi tempi, manna per un editore. Forse anche per l'Ikea. Più libri e meno polpette.

BY BY GUTENBERG
«Molte persone vengono sconfitte dalla tv», ammette Carlo Freccero presentando il suo Televisione accanto a Sebastiano Grasso che ha scritto invece Storie e culture della televisione italiana . Per esempio? Per esempio «la sinistra italiana che, essendo legata alla stampa e al Novecento, non l'ha mai capita». By by Gutenberg.

4. L'EDITORE POCO ELETTRONICO
Il Giornale - Il mercato è in crisi, al Salone del libro di Torino non si fa altro che parlare di ebook, digitale, social network, internet, forum, blog, ereader, condivisione, copyright. Grande delusione per il libro elettronico che dalle nostre parti stenta a decollare. Gian Arturo Ferrari, capo del Centro del libro, usa questa immagine: «inutile tappare il buco della diga con un dito», prima o poi cambierà tutto. Poi arriva la relazione dell'Associazione Editori Italiani sul rapporto tra case editrici e social network in cui c'è scritto nero su bianco che il 90% degli editori presi in esame dalla ricerca non pubblica più di 5 tweet al giorno. La rivoluzione può attendere.

5. GLI ANTI CAV SPARANO: "CHI VOTA PDL GONZO O FURBO"
Luigi Mascheroni per Il Giornale

Ti serve un vademecum robustamente progressista, fieramente indignato e facilmente populista, su cosa pensare e cosa dire sull'Italia al tempo del berlusconismo di ritorno? Bene, il Salone del Libro di Torino ti fornisce una comoda lezione formato famiglia, quella dell'Espresso-Repubblica, che ieri, nel giorno di picco di visitatori, nell'Auditorium più capiente del Lingotto e nell'orario di massimo spolvero, si è riunita per ri-raccontarci quali sono le facce presentabili, di solito le loro, e quelle impresentabili, cioè «gli altri», di questo strano Paese che sul palco predica sempre benissimo, mentre sotto razzolano gli ignoranti e i disonesti.

Sul palco ieri c'era il gotha dell'intellighenzia liberal-chic: Eugenio Scalfari, Roberto Saviano, Bill Emmott e Umberto Eco. A loro la missione pedagogica di spiegare come vanno davvero le cose in Italia nella politica, nella società, nei media e nella cultura.

Scalfari ha parlato per primo («Perché poi devo correre a presentare un libro». Il suo. «Ma non un libro qualsiasi - ha chiosato senza motivo il direttore dell'Espresso, Manfellotto - ma un Meridiano!»), e ha affrontato la «questione morale», da Berlinguer a Berlusconi, il cui sunto è stato: «Il punto non è che Fiorito ruba... Rubano tutti in Italia, anche gli uomini di Chiesa. Il punto è che c'è un demagogo che promettendo di fare volare gli asini, ottiene ancora 10 milioni di voti, e forse ha già recuperato nelle ultime settimane anche i sei milioni che aveva perso. E di chi sono questi voti? O di gente che aspetta ancora di vedere volare gli asini, cioè gonzi. O che si aspetta di ottenere qualcosa da chi può offrirgli molto, cioè i furbi. E gli italiani, che forse non sono intelligenti, sono però uno dei popoli più furbi che esistano...».

E se i gonzi sono quelli che credono agli asini che volano, chi sono invece i furbi - con un facile passaggio dalla classe dirigente alle mafie - lo ha chiarito Roberto Saviano, poiché «la furbizia è una regola del mondo criminale: è il talento che si ha per aggirare un vincolo, che è quello della legge».

E qui Saviano ha ripetuto il teorema che da Gomorra arriva al traffico di cocaina: «La logica del capitalismo somiglia a quelle delle mafie», «la liquidità delle banche è data per la maggior parte dal narcotraffico», aggiungendo un inciso di giornata: «Affidare una carica come quella di sottosegretario a Gianfranco Micciché è una cosa incredibile. Lo so che è stato assolto da qualsiasi accusa, ma poiché ha una dipendenza, è ricattabile». Mai applauso fu più liberatorio.

Libero di dire quello che vede, di un Paese che però non capisce, Bill Emmott, fresco regista del documentario sulle condizioni disastrose dell'Italia Girlfriend in a coma, ha recitato seguendo il copione del grillismo-populista: «Se guardo cosa ha fatto Monti, cosa ha fatto il Pd e il Pdl, la sola luce che intravedo in fondo al tunnel è il Movimento 5 Stelle, l'unico che dà segni di voler realizzare un vero cambiamento in una situazione che avrebbe bisogno di una rivoluzione». Sarà Grillo a risvegliare l'Italia dal coma?

Chi, invece, mostra un encefalogramma piatto, è la Cultura. Come ha spiegato Umberto Eco. Il quale, a proposito di gonzi e furbizia, ha ripetuto che «Tremonti può darsi che sia intelligente, ma non è furbo: perché con la cultura si mangia eccome. Il Louvre, ad esempio, fa un sacco di soldi, e Berlino e New York sono città che vendono cultura. Eppure non si capisce perché un Paese che ha Roma e Venezia abbia meno turisti della Francia». Di sicuro perché ci sono troppi gonzi, e troppi furbi.

 

 

FRANCESCHINI AL SALONE DEL LIBRO DI TORINOBRAY CON SGARBI AL SALONE DEL LIBRO8bibli 07 grasso frecceroPAOLO RUFFINI CHIAMPARINO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINOGODOY E FASSINO AL SALONE DEL LIBRO DI TORINOKINDLE PAPERWHITEeco07 umberto ecoAntonio Ingroia Annalisa Piras e Bill Emmott Intervento di Eugenio Scalfari SALONE DEL LIBRO DI TORINOSALONE DEL LIBRO DI TORINOSAVIANO RICORDA LA PRESA IN GIRO DI FACEBOOK

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