SALVATE IL SOLDATO MAURO: CIELLINO, CON FRATELLO VENDOLIANO, IL MINISTRO DELLA DIFESA PIACE AI MILITARI

1. DIFESA: MAURO, MAI STATO OBIETTORE PUR SE AMO QUESTA SCELTA
(ASCA) - Roma, 8 mag - Il neo ministro della Difesa, Mario Mauro, non e' mai stato obiettore di coscienza ma, anzi, ha svolto regolarmente il servizio di leva. Smentendo le anticipazioni di alcuni organi di stampa e' stato lo stesso Mauro a precisarlo stamane a margine della cerimonia, a Roma, per i 152 anni dell'Esercito italiano.

''Amo tantissimo il ruolo dell'obiettore di coscienza - ha detto il ministro discorrendo con i giornalisti - ma io ho regolamente prestato servizio militare. Prima - ha specificato - presso il 60* reggimento di fanteria 'Col di lana' presso la caserma Giannettino di Trapani e poi presso il distretto militare di Foggia''. Il ministro, quindi, ha liquidato la questione con una battuta: ''Sarebbe stato sufficiente rivolgersi al Capo di stato maggiore dell'Esercito, gen. Graziano, prima di dare queste notizie, per avere informazioni sul mio stato di servizio''.

2. IL MINISTRO CHE RIFIUTÃ’ LA DIVISA

Giancarlo Perna per "Il Giornale"
Prima di passare in rassegna battaglioni, il neoministro della Difesa, il montiano Mario Mauro, aveva rifiutato il servizio militare, preferendogli quello civile. Era allora un giovanottone appena laureato in Filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore, riflessivo e straordinariamente secchione.

A Milano aveva aderito a Cl e si era legato al leader Roberto Formigoni. Di tanto in tanto, tornava a Foggia, la sua città, per stare in famiglia e, se le date coincidevano, partecipare alla Via Crucis, percorrendo con altri ciellini diversi chilometri per raggiungere l'Abbazia benedettina di Noci. Camminava compenetrato della sacralità del rito e controllava che anche gli altri, che lo consideravano un capo, avessero un comportamento conforme. Se qualcuno di quei ventenni esagerava in allegria, lo raggiungeva e tirandogli il cappuccio del Montgomery - la moda era quella e la stagione fredda - diceva severo: «Vuoi stare più composto?». Era, insomma, piuttosto pretesco e davvero rompiscatole.

Dopo sei lustri, Mauro è oggi un occhialuto cinquantunenne che ha preso molto sul serio - com'è suo costume - l'incarico che il premier Letta gli ha affidato. Ha davanti a sé due problemi: la spina dei Marò in India e la faccenda delle truppe ormai vecchiette dopo il blocco del turn over imposto da Elsa Fornero, come ha raccontato su queste colonne Fabrizio Ravoni. Con francescana umiltà, Mauro ha visitato gli Stati maggiori per conoscere le urgenze delle diverse Armi. In pomeriggi di discussione, ha studiato come risolverle in tempi di vacche magre. La disponibilità del ministro ciellino ha suscitato speranze e simpatie tra le stellette che già temevano, dato il precedente del servizio civile, di trovarsi di fronte un lavativo.

Fino a gennaio, Mario Mauro militava nel Pdl ed era uomo di assoluta fiducia del Cav. Deputato europeo dal 1999, l'anno della sua iscrizione a FI, Mauro, con Antonio Tajani, rappresentava il berlusconismo a Bruxelles. Tajani con incarichi operativi, Mauro con compiti politici. Nocciolo della sua missione era tenere i collegamenti con il gruppo del Ppe, i Dc europei, cui il Pdl appartiene.

Un lavoro su misura per chi, come lui, è di formazione ciellina, convinzioni moderate e autore di libri sull'educazione cattolica. Tanto bene ha fatto che, nel 2009, per poco non diventava presidente del Parlamento Ue, dopo essere stato tra i vicepresidenti. Obiettivo mancato solo per questioni di alternanza tra nazioni. Sempre idilliaci i rapporti con Berlusconi.

Mentre mezzo mondo storceva il naso per la ginnastica d'alcova del Cav, Mauro, forte della sua santa irreprensibilità, si erse a difesa. Con altri cirenei, il Celeste Formigoni, Lupi, Sacconi, si espose con una lettera aperta che fece rumore. Era rivolta ai cattolici e chiedeva di sospendere il giudizio per «non cadere nella trappola del moralismo e della gogna mediatica». Insomma, un amico.

È nell'autunno 2012 che le cose precipitarono quando il Pdl, esasperato dalle baggianate che faceva, si rivoltò contro Monti. Ma l'Ue, che lo considerava proprio fiduciario, la prese male e anche in Mauro scattò un riflesso ultra europeista, più forte dell'antica amicizia. Permeato degli umori di Bruxelles, cominciò a dare di matto appena corse voce che Berlusca potesse ricandidarsi. «È un tragico errore», esclamò irato contro l'uomo cui doveva tutto. Lo trattò da populista, anti europeo, accusandolo come un qualsiasi anti berlusconiano di avere «molto detto e poco fatto». Infine, fu il regista di un perfido scherzetto.

Era prevista la rentrée del Cav, dopo un anno di assenza, nel summit Ppe organizzato a Bruxelles il 14 dicembre 2012. Berlusconi pregustava di essere al centro della scena ma Mauro fece inaspettatamente comparire Monti che, nulla avendo a che fare col Ppe, non avrebbe dovuto essere lì. Il Professore attirò gli applausi di tutti e il Cav ne ebbe la festa rovinata. Per Mauro era stata un'aperta scelta di campo: il salto della quaglia dall'uomo di Arcore al bocconiano. Non era però lui l'unico a tramare. Era solo il più scoperto.


Nella fatale settimana tra il summit Ppe e la riunione al Teatro Olimpico di Roma (16 dicembre 2012) la quasi totalità dei maggiorenti Pdl stava abbandonando Berlusconi, ritenuto senza più cartucce, per Monti, dato per vincitore delle elezioni alle porte. Inutile elencare i Bruti. Molti sono tuttora i cosiddetti fedelissimi del Berlusca. La scissione fu evitata all'ultimo dal Cav che entrò con piglio nella lizza elettorale, rianimando speranze di vittoria e di poltrone.

Tutti si riallinearono e Mauro restò col cerino in mano, quasi fosse l'unico frondista. Amareggiato, dichiarò a testimoni: «Conservo gli sms di Angelino Alfano che mi diceva di andare avanti nella mia azione» e, con coerenza, lasciò il Pdl per Scelta civica di Monti. Gli è poi andata bene con l'elezione a senatore e la poltrona di ministro, cui non sono estranee le pressioni del Ppe. Oggi che le acque si sono calmate, sia Mauro sia il Cav hanno manifestato nostalgia l'uno dell'altro. Se non un rientro nel Pdl, una riappacificazione tra i due è tutt'altro che esclusa.

Mario, di benestante famiglia foggiana, è nato a San Giovanni Rotondo, dove tutto parla di Padre Pio. L'uso beneaugurante di fare nascere i bambini nei luoghi del santo era diffuso. Ignoro se sia stato anche il caso del Nostro. Di certo, i Mauro erano gente di chiesa. Il papà, funzionario pubblico, era presidente dell'Azione cattolica di Foggia, la mamma insegnante. Ebbero tre figli. Una femmina che oggi vive a Padova e che i genitori hanno raggiunto abitando colà. Il maggiore dei due maschi, Mauro, l'unico che viva tuttora a Foggia, e il solo che abbia dirazzato dalle pie strade familiari. È, infatti, un militante di Sel e vendoliano dichiarato. Infine, Mario. Già ai tempi del Liceo classico «Vincenzo Lanza», fine anni Settanta, era considerato un'autorità.

Sermoneggiava nel cortile o all'uscita di scuola di complessi ideali comunitari e religiosi e la sola cosa che gli uditori capivano è che avrebbe fatto strada. Quando tornava da Milano, nelle pause della Cattolica e già iscritto a Cl meneghina, si incontrava con i ciellini locali nella sede episcopale e insieme organizzavano feste. A una, Mauro portò il Celeste e il suo prestigio arrivò alle stelle.

L'ambiente era quello della Foggia bene e queste frequentazioni tra eguali - per fede e censo - si risolvevano spesso in matrimoni. Mario incontrò Giovanna Belardinelli, dottoressa in Matematica, e dopo laurea, presa nel 1985, la impalmò. Hanno due figli, Francesca Romana e Angelo. Oggi che vive tra Roma e Milano (il suo collegio), ritorna a Foggia col contagocce. Sperando di non incrociare il fratello vendoliano.

 

 

Mario MauroMARIO MAUROGIAMPAOLO DI PAOLA E GIULIO TERZI GIAMPAOLO DI PAOLA E GIULIO TERZI TERZI E MARO SALVATORE GIRONE E MASSIMO LATORREI DUE MARO LATORRE E GIRONE

Ultimi Dagoreport

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...

giuseppe conte elly schlein franceschini bonaccini nardella

DAGOREPORT - PERCHÉ ELLY NON HA INFORMATO NESSUNO DEL PD DELLA PROPOSTA DI CONTE DI DARE AL CENTROSINISTRA UN "PAPA STRANIERO"? - PERCHÉ LASCIARE CHE L'AZZECCAGARBUGLI A 5 STELLE DIVULGASSE L’IPOTESI DEL “TERZO UOMO”, METTENDOGLIELO IN QUEL POSTO? - DIVORATA DA UN'AMBIZIONE AI CONFINI DELLA REALTÀ - POGGIARE IL SEDERINO SULLA PRIMA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI - OGGI, LA DUCETTA DEL NAZARENO VEDE I GAZEBO COME UNA CAMERA A GAS, CONSAPEVOLE CHE LE VARIE ANIME DEL CORPACCIONE DEM, FINITO NELL'ULTIMO SONDAGGIO IPSOS DI PAGNONCELLI SOTTO IL 20%, NON ASPETTANO ALTRO DI ENTRARE NEI GAZEBO PER UCCELLARLA E RIMANDARLA A FARE L'ASSESSORE IN EMILIA ROMAGNA - PER EVITARE DI FINIRE SOTTO LA MANNAIA DELLE PRIMARIE, ELLY HA PENSATO BENE DI ATTACCARSI ALL'ULTIMO SALVAGENTE: LA CORTE COSTITUZIONALE - SE ENTRO FEBBRAIO 2027, LA CONSULTA BOCCERÀ, TRA L'ALTRO, L’OBBLIGO DI INDICARE NEL PROGRAMMA IL CANDIDATO PREMIER DELLA COALIZIONE, A QUEL PUNTO VERREBBE MENO L’ESIGENZA DELLE PRIMARIE. E SCHLEIN POTREBBE COSÌ ANDARE AL VOTO INVOCANDO PALAZZO CHIGI PER IL PARTITO CHE PRENDE PIÙ VOTI, CIOÈ IL SUO… - VIDEO