MORS TUA, VITA CRI-MEA – UE E USA SE NE FOTTONO DEL REFERENDUM: ‘UN ATTO ILLEGITTIMO’ – EUROPA DIVISA SULLE SANZIONI: CONTRO LA RUSSIA POLONIA E PAESI BALTICI, RAGIONI DI PETROLIO E DI GAS, INVECE, IMPONGONO CAUTELA A BERLINO E ROMA

1. IL WASHINGTON POST: ECCO GLI UOMINI NEL MIRINO
Da ‘La Stampa'

Dopo il referendum in Crimea, Stati Uniti e Unione europea sono pronti per il varo di sanzioni pesanti e senza precedenti contro la Russia, misure che vadano a colpire le persone e gli interessi economici e commerciali legati all'attuale leadership di Mosca.

Ieri il «Washington Post» ha pubblicato una lista degli oligarchi vicini a Putin che sarebbero già nel mirino: Igor Sechin, presidente della compagnia petrolifera Rosneft, Vladimir Yakunin, presidente delle Ferrovie russe, e Alexei Miller, presidente di Gazprom.

Nelle prossime ore si riuniranno a Bruxelles i ministri degli Esteri Ue per prendere una decisione. Le cancellerie europee sembrano quelle più decise nell'andare avanti con la linea dura, mentre a Washington ancora si discute tra falchi e colombe su che livello di risposta mettere in campo.

2. UE E USA: ‘UN ATTO ILLEGALE'
Marco Zatterin per ‘la Stampa'

Stavolta le voci dell'America e dell'Europa hanno lo stesso tono severo e allarmato. Visti i risultati del referendum in Crimea, netti quanto scontati, la Casa Bianca ha assicurato che non ne riconoscerà la validità, e definito le azioni dei russi «pericolose e destabilizzanti». Sull'altra sponda dell'Atlantico ha parlato il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, d'accordo che la consultazione «è illegale e illegittima», pertanto «si passerà a misure rafforzate contro Mosca», e venerdì si firmerà mezzo accordo con l'Ucraina. L'Occidente alza il volume, ma sul suo fronte ci sono delle crepe. Mentre a Simferopoli, incuranti, sventolano dopo 60 anni la bandiera russa.

La condanna per il Cremlino è unanime. Come previsto, la Crimea ha scelto l'orso di Mosca quale azionista di maggioranza. La preoccupazione è generalizzata, per il futuro della penisola come per quello di Kiev. «La situazione in Ucraina è molto grave e drammatica - ha detto al Tg5 il premier Matteo Renzi -. Noi stiamo lavorando con Francia, Germania e Gran Bretagna perché si possano ridurre le frizioni e dare il messaggio che il diritto internazionale è difeso e salvaguardato, cosa che non sta avvenendo». Stamane si riuniscono a Bruxelles i ministeri degli Esteri Ue. Sul tavolo hanno una dichiarazione di 5 pagine limata dai rappresentanti permanenti delle capitali. In cui, però, la parte delle sanzioni e dello «schiaffo» a Putin è in parentesi quadra. Segno evidente, e pericoloso, di assenza di unanimità.

C'è il fronte dei duri, principalmente i vicini di casa dei russi, i Baltici, gli Est europei, la Polonia soprattutto, più qualche scandinavo e gli inglesi. Cipro, Grecia, Portogallo e Spagna appaiono più prudenti, vorrebbero una lista dei «cattivi» da sanzionare più corta, mentre la Bulgaria è «reticente a sanzioni». In mezzo sono attive Germania e Italia, sintoniche. Non intendono cedere, ma continuano a ribadire l'esigenza di un dialogo che molti vedono figlia di ragioni politiche ed economiche. Di questo discuteranno a Berlino la cancelliera Merkel (che ieri ha riparlato col presidente russo Putin) e Renzi.

La bozza dei Ventotto decreta che il referendum in Crimea non è valido perché «tenuto con la visibile presenza di soldati armati in condizioni d'intimidazione per attività civici e giornalisti». Il testo, visto da «La Stampa», al punto due recita che in assenza della de-escalation chiesta al summit Ue di due settimane fa, «il Consiglio ha stabilito di introdurre misure aggiuntive, fra cui restrizioni sui visti e congelamento finanziario delle persone che hanno minacciato o minato l'integrità territoriale dell'Ucraina». Inoltre, «è deciso di cancellare il summit Ue-Russia previsto a Sochi per la fine di giugno». Due concetti, questi ultimi, circondati da una parentesi quadra. Cioè da discutere.

L'Europa non può permettersi sbavature. I duri vogliono andare avanti con forza. Germania e Italia insistono sulla mediazione possibile. Bisogna vedere sino a che punto. «C'è ancora spazio per fermare la crisi - ha avvertito il ministro degli esteri, Federica Mogherini -. Tutti i canali diplomatici restano aperti, compreso il lavoro per la missione Osce». «Molte delegazioni attendono ancora un segnale da Mosca sperando di non dover tirare il colpo», notava una fonte europea in serata.


Bruxelles chiederà il ritiro delle truppe russe, ma sa bene che la Crimea è persa. Il realismo consiglia di occuparsi di Kiev. «Prepareremo il terreno per la firma della parte politica degli accordi di associazione con l'Ucraina che i leader Ue sigleranno venerdì», annuncia il ministro Mogherini. Salteranno i dazi sull'export, partirà il piano di aiuti finanziari, appare una rassicurazione di «sostegno per una diversificazione energetica». Si insegue una stabilizzazione in vista del voto di maggio, dopo il quale si spera di poter chiudere il patto con Kiev, causa scatenante di tutti i mali russi. Per Putin ci sarà un invito ad abbassare i toni, speranza davvero labile, lunga o corta che sia la lista dei cattivi che sarà varata oggi.

 

 

OBAMA PUTIN INCONTRO TRA PUTIN E OBAMA DURANTE IL G VLADIMIR PUTIN E ANGELA MERKEL soldati russi a sevastopol in crimeaSIM UKRAINE RUSSIA TROOPS MGzoom

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