savona

AVANTI SAVONA! – TUTTE LE BORDATE DI PAOLO SAVONA CONTRO BANCHIERI E MAGISTRATURA: “TUTTORA MI DOMANDO SE L’INCARICO DI MINISTRO E LE INCHIESTE NON ABBIANO AVUTO LA STESSA MATRICE DI BLOCCARE LA MIA ASCESA” – “FAZIO PRESE IL MIO POSTO IN BANKITALIA COSÌ…” – L’ECONOMISTA MARIO SEMINERIO TIRA FUORI UN INTERVENTO DEL 2012 A ''L’INFEDELE'' DI LERNER: GIÀ ALLORA TEORIZZAVA IL PIANO B DELL’USCITA DALL’EURO

1 – Tutte le soavi bordate di Paolo Savona a banchieri, istituzioni e magistratura

Michele Arnese per www.startmag.it

 

savonarola by carli

Non mancano le stilettate a politici, giornalisti, banchieri, manager e vertici delle istituzioni nel libro “Come un incubo e come un sogno” scritto da Paolo Savona e appena uscito per le edizioni Rubbettino.

 

Nei giorni in cui il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha detto no a Savona come ministro dell’Economia del governo M5S-Lega, dalla lettura del libro dell’economista emergono dettagli, nomi, ricostruzioni e critiche che – forse – hanno avuto un peso nella decisione del Quirinale.

 

savona

Ecco di seguito, cronologicamente, alcuni degli episodi salienti della biografia di Savona raccontata dallo stesso Savona (oltre a quelli relativi ai casi di Banca Etruria e Tercas accennati già in questo articolo con rilievi chiari verso Bankitalia e Abi).

 

ILVA

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

paola savona villa borghese

Sulla «Repubblica» di Scalfari vengo accusato di dirigismo nel riordino delle partecipazioni statali, facendo specifico riferimento alla mia difesa del IV forno di Taranto. Ho risposto per iscritto che «non sono il postino del Piano ILVA presso la Comunità, né il portaparola dell’IRI, curo gli interessi generali del Paese».

 

Il 16 settembre Prodi mi comunica che l’ILVA perderà 5.500 mld di lire nel 1993, rispetto ai 2.000 mld degli anni passati. Già stavano «bivaccando» in previsione della cessione.

 

Quando subentrò Riva, in sei mesi tornò all’utile disdicendo i lucrosi contratti di servizio che erano stati stipulati con i sodali di partito o amici personali dei dirigenti pubblici.

 

PAROLA DI MINISTRO

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

 

L’insieme dei provvedimenti conferma l’esistenza di una forte presenza pubblica generatrice di rendite, sulla quale il governo dei tecnici si sarebbe dovuto impegnare per ridurla, mentre in essa si è per buona parte adagiato, trovandomi in netta minoranza.

Savona Ciampi

 

LE PRIVATIZZAZIONI

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

 

L’avvio delle procedure di privatizzazione fu faticoso e per la gran parte maturarono dopo la fine del governo Ciampi, finendo in prevalenza per finanziare spesa corrente e non per rimborsare il debito pubblico.

 

Mancò una visione di insieme di livello superiore. Non fu neanche ottemperato l’indirizzo indicato nell’ordine del giorno approvato dal Parlamento.

paolo savona

 

I TELEFONINI

(Savona per un anno, dall’aprile 1993, è ministro dell’Industria nel governo Ciampi)

 

L’aggiudicazione della concessione per il secondo telefonino fu la definitiva chiusura delle mie attese di riequilibrare rendita e profitto e l’asse europeo franco-tedesco. Si mosse il mondo, in particolare «Repubblica» e «l’Espresso», ben rappresentato a Palazzo Chigi da Manzella.

 

IL DOPO FAZIO

Il mantenimento di queste procedure legali aperte mi costò molte umiliazioni e mi impedì di concorrere alla nomina di governatore della Banca d’Italia dopo le dimissioni di Fazio.

 

La nomina di Fazio beneficiò nel 1993 della mia chiamata a ministro dell’Industria e quella di Draghi nel 2005 dell’inchiesta aperta dalla magistratura; egli, scherzando, mi disse «Ho preso il tuo posto».

 

PAOLO SAVONA MERKEL

Tuttora mi domando se l’incarico di ministro e l’inchiesta della magistratura non abbiano avuto la stessa matrice di bloccare la mia ascesa nel posto dove potevo vantare una qualche competenza.

 

PRESIDENZA DI BANCA DI ROMA

(Nell’ottobre 2007 Savona diventa presidente della Banca di Roma)

 

L’atto di fusione fu firmato presso la Borsa di Milano il 25 ottobre 2007 e pensavo di tornare in cima al sistema bancario dopo le tristi vicende in BNL e con la magistratura, ma Unicredit mi privò dei poteri propri del presidente, pur patendone le grane che a distanza di un decennio non sono ancora finite e ancora subisco: la solita magistratura solerte mi indaga per usura per crediti concessi da direttori di filiale della Banca, sui quali non avevo alcun potere né di direttiva, né di controllo; invece di accettare questo mio status, rigettare subito le accuse rivolte da debitori insolventi che beneficiano della sospensione del loro debito nel corso della pluriennale procedura di indagine o di chiamare in causa chi era effettivamente responsabile delle decisioni e dei controlli, la magistratura ha dato avvio a costose procedure che finiscono nel nulla.

paola savona villa borghese

 

I veri responsabili sono stati chiamati a incarichi bancari prestigiosi nonostante abbiano lasciato Unicredit in condizioni precarie, perdendo il capitale, e i magistrati inquirenti continuano a fare le loro carriere indisturbati.

 

Nel corso della mia esperienza al Banco di Roma ebbi chiara la sensazione che Unicredit fosse un gruppo fuori controllo, come di seguito emerse. I responsabili di questa cattiva gestione che ha portato a fantastiche perdite sono stati sostituiti, lasciando le posizioni con non meno fantastiche liquidazioni.

 

PAOLO SAVONA

Pur di sbarazzarsi di me, un grillo parlante, sciolsero il Banco e propiziarono il mio ritorno al Fondo tutela depositi; dopo pochi anni al primo rinnovo da questo incarico il rappresentante di Unicredit votò contro, alleandosi con una persona mediocre che rappresentava Banca Intesa Sanpaolo, anch’esso presto sostituito.

 

Nessuno dei dirigenti di allora è ancora in Unicredit, ma vivono benissimo con i lauti emolumenti ricevuti, mentre io, ancora una volta, andai via senza alcuna liquidazione.

paola savona villa borghese

 

2 – L’economista Mario Seminerio tira fuori Savona del 2012: anche allora il piano B dell’uscita dall’Euro

Mario Seminerio per https://phastidio.net/ (articolo del 5 giugno 2012)

 

Ieri sera, intervenendo a l’Infedele di Gad Lerner, il professor Paolo Savona ha avuto l’opportunità di ribadire il tema che più gli è caro: l’uscita dell’Italia dall’euro. La cosa di per sé non farebbe molta notizia: il numero di quanti invocano il ritorno alla lira è in costante crescita.

 

Se non fosse che Savona non è uno qualunque ma un accademico con decenni di esperienza. Che purtroppo cominciano a farsi sentire.

 

PAOLO SAVONA

Oltre ad esprimere l’assoluto convincimento che “un piano B deve esistere, non è possibile che non esista, me lo ha detto anche Tremonti lo scorso anno”, Savona ha affrontato anche il problema del caos che conseguirebbe ad una uscita dalla moneta unica.

 

Ammettendo, bontà sua, che il rischio esiste, e proprio per questo suggerendo la necessità di trovare sponde internazionali per superarlo. Sponde che Savona ritiene di intravvedere negli Stati Uniti e (udite, udite) nella Cina.

PAOLO SAVONA

 

Ora, possiamo anche capire l’eventuale ruolo degli americani in caso di crisi rovinosa per il nostro paese. In fondo, siamo un membro della Nato (così come lo è la Grecia, peraltro), pur se ampiamente decaduto quanto a criticità geostrategica. Ma la Cina, come potrebbe mai aiutarci?

Non pago di queste levate d’ingegno, Savona si è poi dedicato all’analisi della grave crisi spagnola. Tema introdotto da Lerner con un bello sfondone dei suoi: “la settimana scorsa vi avevamo detto che Bankia necessitava di capitali per 19 miliardi.

PAOLO SAVONA DA LERNER ALL INFEDELE

 

Ebbene, oggi il patron del Santander, Emilio Botin [quello specialista nel vendere banche a prezzi stratosferici a tronfi gonzi italiani, ndPh.] ha detto che servono 40 miliardi”. In realtà, quella cifra era riferita al sistema bancario spagnolo nel suo complesso, ma transeat.

 

SAVONA

Savona ha immediatamente chiosato: “quelli sono i soldi dei depositi che escono dalla Spagna, per dirigersi soprattutto verso la Germania”. Come sia possibile scambiare per capitale quello che è un deflusso di liquidità, è un mistero che solo Savona potrebbe risolvere.

 

Ben più triste il fatto che nessuno, in studio, abbia sentito l’esigenza di chiederlo al professore. Ma forse nessuno ha fatto caso alla castroneria, oppure proprio mancavano le basi.

 

LERNER FRANCO DEBENEDETTI PAOLO SAVONA

Anche da parte dello stesso Lerner, che di solito costruisce le sue argomentazioni su alcuni capisaldi: la patrimoniale, la decrescita (infatti c’era pure un cammeo delle farneticazioni di Serge Latouche), una spruzzata di “finanza cattolica” ché non guasta mai, e di sale un pizzichin.

 

Neppure la presenza dell’eroico Franco Debenedetti è servita a rimettere la barca in linea di galleggiamento. Ma forse a certi livelli contano soprattutto le convenzioni sociali e l’esigenza di non creare imbarazzi a persone che si conoscono da sempre, facendo loro notare le sciocchezze che proferiscono.

 

La situazione è sempre più grave, ma sempre meno seria. Anche e soprattutto nel teatrino dei talk show politici.

 

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