napolitano piero grasso

GRASSO CHE SÒLA! RENZI-NAPOLITANO CONTRO IL PRESIDENTE CHE APRE AL VOTO SEGRETO: “MA CON CHI STA? VUOL RIANIMARE I 101 FRANCHI TIRATORI” - VOTATI E BOCCIATI I PRIMI 3 EMENDAMENTI, NE RESTANO 7.847: “FINIAMO A CAPODANNO 2016” – RENZICCHIO MINACCIA: “NON MI RISULTA CHE MINEO, MINZOLINI, MUCCHETTI O CHITI ABBIANO MAI PRESO UN VOTO IN VITA LORO”

1. SENATO, VOTATI 3 EMENDAMENTI SU 7.850. SCONTRO PD-GRASSO

Ernesto Menicucci per “Il Corriere della Sera”

pietro grasso senato pietro grasso senato

 

È il giorno dei veleni, delle accuse incrociate, dei giochi del «cerino» più o meno velati. Il giorno in cui il capogruppo del Pd Luigi Zanda litiga col presidente del Senato (anche lui Pd) Pietro Grasso, che poi sale al Quirinale per un «consulto» con Giorgio Napolitano, e quello in cui — almeno — partono le votazioni: 3 emendamenti bocciati (il primo è quello presentato da Augusto Minzolini, FI, per togliere le circoscrizioni estere) su 7.850. Altri 7.847 e ci siamo. Auguri. Infatti, a Palazzo Madama, c’è chi chiosa: «Con questi ritmi ce la facciamo per Capodanno... Ma del 2016».

Luigi Zanda Luigi Zanda


Il nodo, più che regolamentare, rimane di natura politica. E, forse, qualcosa si muove. Nichi Vendola (è Sel il partito che sta facendo maggiormente ostruzionismo) sale al Quirinale, quando ne esce dichiara: «Se c’è buona volontà da parte del governo, valuteremo». È una prima, piccola, apertura.

 

In ogni caso, il Pd vorrebbe da parte di Grasso un atteggiamento diverso. Una bella sforbiciata e via, cancellate gran parte delle votazioni. O, comunque, mai e poi mai avrebbero voluto, i Democratici, che si dovesse ricorre in alcuni casi al voto segreto, previsto per alcune fattispecie particolari (minoranze linguistiche, ad esempio).
 

E invece il presidente convoca la giunta per il regolamento e, alla fine, (in assenza di un pronunciamento dei membri) decide che su alcuni emendamenti il voto segreto è inevitabile. Decisione «politica», secondo Zanda e gli altri. Scelta fatta in punta di norma, secondo Grasso. Ma il fatto rimane: il «cerino» resta in mano all’ex magistrato e i piddini masticano amaro.

 

minzolini consiglio nazionale forza italia foto lapresse minzolini consiglio nazionale forza italia foto lapresse

È lo stesso Zanda a rendere pubblico il malumore: «Il Parlamento vota naturalmente con voto palese. Solo in rarissimi casi si usa quello segreto. Bisogna guardarsi bene da interpretazioni forzate, artificiose e strumentali che creano solo franchi tiratori». In tutto, le richieste di voto segreto sono 920. Un numero, dice Grasso, «senza precedenti».

 

Alcune, fa notare Zanda nel suo intervento in Aula, sono «mascherate»: la questione linguistica (difesa trasversalmente da Karl Zeller della Südtiroler Volkspartei, Francesco Russo del Pd e Nitto Palma di Forza Italia) è infilata in altre richieste. Per questo, è la risposta di Grasso, si può votare anche «per parti separate»: voto segreto sulle minoranze di lingua, palese sul resto. La faccia contrariata di Zanda, a questo punto, è tutto un programma.

 

matteo renzimatteo renzi

Grasso aggiunge: «Il voto segreto è ammesso solo sugli articoli uno e diciotto del ddl». In teoria, da 920 scenderebbero a circa 500. Ma, con le tecniche parlamentari di accorpamento delle votazioni (canguro, scavalco), ne resterebbero in campo «poco più del 10%».
 

Ai senatori Pd, però, non basta. Perché, secondo loro, Grasso ha un «atteggiamento dilatorio, non si capisce a che gioco giochi». E citano, come esempio, il dibattito sul calendario di martedì: un’ora e mezzo di interventi dei Cinque Stelle, prima del voto finale. Anche Ncd critica Grasso: «La sua decisione — gli dice Maurizio Sacconi — mi ha stupito, non lo nascondo. Mi auguro che lei vorrà valutare la strumentalità prima di esaminare le richieste di voto segreto».

vendola saluta i militanti di selvendola saluta i militanti di sel

 

E, per una volta, Cinque Stelle va d’accordo con la maggioranza di governo: «Noi — scrive Beppe Grillo su Twitter — siamo da sempre per il voto palese». Giornata complicata, per Grasso. Anche Felice Casson, uno dei «dissidenti», se la prende con lui: «Perché un solo minuto a chi vota in dissenso dal gruppo?», la domanda. Replica: «Non essendo stata organizzata la discussione del disegno di legge io ho la facoltà di armonizzare i tempi».

 

A quel punto saltano su sia Casini («l’ostruzionismo è autolesionistico, un harakiri: il presidente intervenga»), sia Zanda: «Un’ora e mezza per votare un solo emendamento. Cosa pensa di fare Grasso?». Poi diventeranno tre, ma poco cambia.

 

2. LA RABBIA PER I TEMPI LUNGHI IL PREMIER AL BIVIO SULLA TRATTATIVA

Maria Teresa Meli per “Il Corriere della Sera”

 

TORTA DI COMPLEANNO PER BERLUSCONI NITTO PALMA CARFAGNA TORTA DI COMPLEANNO PER BERLUSCONI NITTO PALMA CARFAGNA

«Un’ora e mezzo per fare un voto? È incredibile. Non c’è esempio migliore per dimostrare che il Senato va cambiato»: quando raccontano a Renzi i tempi con cui sta procedendo il ddl costituzionale, il premier resta basito.


E si convince sempre di più che aprire una trattativa «per farsi ricattare da Vendola o da chicchessia non ha senso». Tanto più dopo che tutti i tentativi di mediazione con Sel, fatti da quella parte del Pd che crede ancora in questa strada, vengono vanificati.


Si vorrebbe che Sel riducesse a quindici, da seimila che sono, i suoi emendamenti, e siccome la risposta é no, Renzi per ora tira dritto. Aspettando però di capire se gli ostruzionisti in corso d’opera si accontenteranno di quello che il Pd é disposto a offrir loro: un aggiustamento sulla platea dei grandi elettori del Capo dello Stato e un abbassamento della soglia delle firme per chiedere un referendum o proporre una legge di iniziativa popolare.

Maurizio Sacconi Maurizio Sacconi


Ma questo riguarda il futuro, per quanto prossimo. Nell’immediato, per dirla alla Renzi, «i riflettori sono su Grasso»: «Starà con chi vuole fare le riforme? Perché è chiaro che gli ostruzionisti non le vogliono. A quelli non interessa niente dell’elettività, a loro interessa solo dell’identità, perché non mi risulta che Mineo, Minzolini, Mucchetti o Chiti abbiano mai preso un voto in vita loro».
 

Renzi è sicuro: «La riforma è inevitabile, ed è per questo che ci sono tante resistenze. Ma la riforma è come una lettera che é già stata inviata per posta prioritaria: é stata spedita e non torna indietro».


Se quelli che lui chiama i «frenatori» accetteranno questo «dato di fatto» lui potrà anche arrivare a un punto di mediazione: «Ho sempre detto di non esser contrario a eventuali modifiche, e l’ho dimostrato, perché se fosse stato per me avrei abolito sia il Senato che le regioni». Quindi singole modifiche si possono pure fare, ma l’impianto del disegno di legge «non può essere stravolto e ciò che si può toccare deve essere deciso da tutte le forze politiche che appoggiano la riforma».

GRILLO CORONA DI SPINE GRILLO CORONA DI SPINE


Perciò, basta con i «mezzucci», altrimenti «rimarremo tutti a lavorare in agosto, anche i senatori. Del resto gli italiani, visto che in qualche modo li pagano loro, sarebbero contenti di vederli impegnati».


E l’eventuale voto segreto ventilato dallo stesso Grasso? «Non si è ancora capito su che cosa sarà, ma non mi pare un problema. Se vado sotto al Senato, poi c’è la Camera. Però diciamoci la verità: la storia dello scrutinio segreto è sempre la stessa, dall’inizio di questa legislatura, sempre la solita solfa: rianimare i 101 franchi tiratori dell’elezione del presidente della Repubblica. Vogliamo veramente replicare questo copione? Bene, io vado sotto, ma loro che fine fanno?».


É un punto interrogativo che non chiama come risposta le elezioni. Anche se Renzi le ha minacciate. Con Paolo Romani e Maurizio Sacconi. Tanto per fare intendere ai suoi compagni di viaggio in questa avventura della riforma, che non possono fare i furbi e giocare sui tempi, solo per fare «uno sfregio» a lui. Perché qui, ripete il premier, «deve essere chiaro che ci stiamo giocando tutti l’intera posta in palio, non solo io».
 

FELICE CASSON FELICE CASSON

E Renzi, comunque, quella posta se la gioca perché, dice, «bisogna ridurre il numero di quelli che campano di politica». Non solo: «Perché bisogna fare come in tutti gli altri paesi d’Europa, dove per i provvedimenti importanti si hanno date certe».


Il premier saggia la resistenza dei suoi avversari: «Pensano che io sia un cazzaro, che io stia sempre lì a pensare come fare comunicazione, ma si sbagliano di grosso. Io questa riforma la voglio sul serio e non posso mettermi a trattare con chi fa dell’identità di senatore il punto centrale della propria battaglia».

 

E Renzi riserva una sferzata anche agli alti funzionari del Senato, che in questi giorni stanno supportando Grasso: «Il problema vero é che questa riforma fa paura perché se si riducono i senatori si riduce anche la struttura di palazzo Madama... e si riducono pure gli stipendi, di conseguenza».

napolitano a che tempo che fa intervistato da fabio fazio napolitano a che tempo che fa intervistato da fabio fazio


Stipendi importanti, se si pensa che la segretaria generale del Senato guadagna il doppio del presidente della Repubblica. Il quale, sia detto per inciso, ha già spiegato al premier che la riforma lo trova totalmente d’accordo (ed è per questo che Renzi continua a ripetere ai suoi che «Napolitano è un grande»), ma vorrebbe arrivare al risultato con un metodo più soft. Metodo che Renzi é anche disposto ad adottare «ma non per mandare le cose per le lunghe con emendamenti che servono solo a bloccare il cambiamento». 

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